SSMinformatore  Nr.275

 

 

 

 

 

 

 

 

titoli:  

 

 

EDITORIALE

È autunno... cadono le foglie. Cadono anche le braccia e le illusioni di riuscire a capirsi, di dirsi che in fondo si dovrebbe parlare la stessa lingua, che l'equilibrio dovrebbe essere possibile tra chi dirige e chi difende i diritti dei lavoratori. Tra chi razionalizza e chi è razionalizzato. Ma sembra che così non sia, sembra che ci si lasci prendere la mano e che l'obiettivo del risparmio sul personale sia, oltre che di moda, all'ordine del giorno. Che rappresenti un motivo di vanto esser riusciti a mantenere una persona in una certa funzione e con un certo salario anche se svolge da mesi, se non da anni, un'altra funzione. Riuscire a considerare i praticanti redattori, finiti i due anni di praticantato, dei collaboratori al programma e non dei redattori che in effetti sono. Promettere degli adeguamenti salariali seppur minimi, per chi è stato assunto con un salario parecchio inferiore a quello di riferimento, e poi non mantenerli. Tutte le promesse vanno controllate, come se l'importante è dire... fare poi è un'altra cosa. Far credere di collaborare, di considerare le osservazioni e poi provare a cambiare la tal parola o la tal frase così che poi si possa interpretarla in altro modo. Ridurre, contenere, quantificare, contare, sottrarre, nascondersi dietro a percentuali e obblighi di budget. Dietro a gerarchie e tabelle. Se poi si spreca da qualche altra parte e in modo magari più che consistente, l'importante è che passi il messaggio, anche all'esterno dell'azienda, che il personale sia messo sotto pressione, sia controllato e diretto come un numero sul tabellone delle statistiche che non sgarrano (come invece fanno gli uomini), dei grafici che devono decidere. E allora non ci stupiamo di leggere sul giornale in prima pagina, che le stesse risposte vengano date anche all'esterno e che giustamente c'è chi si scandalizza di tanta povertà di discorso. ... Per quali motivi non si assumono apprendisti? Per motivi di budget!
Il tema degli apprendisti era proprio una delle domande che avevamo preparato per l'incontro sulla politica del personale previsto per il14 ottobre, abbiamo chiesto questo incontro (all'inizio di maggio!!!) alla direzione proprio perché abbiamo l'intenzione di porre tutta una serie di domande su quale sia la politica del personale che si sta portando avanti.

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CARO AVVOCATO TI SCRIVO...
RTSI e politica del personale

 

Non è la prima volta che l'avvocato Pier Felice Barchi interviene, come opinionista de "la Regione", sulle questioni della RTSI. Ancora recentemente ha "bacchettato", si fa per dire, un altro "opinionista" e dirigente della nostra azienda.
Abbiamo sempre apprezzato le sue "battaglie democratiche" però l'abbiamo sempre identificato come rappresentante del "grande capitale". Per questo ci ha meravigliato (positivamente) il suo scritto di venerdì 19 settembre scorso dove critica severamente la nostra azienda da un punto di vista "sindacale", "del lavoro".


In sostanza, dice Barchi, la RTSI con i suoi 1700 dipendenti, in 70 professioni diverse, non forma un solo apprendista, nemmeno UNO! e questo è tanto più grave in un periodo economico difficile per l'economia della Svizzera italiana.
Diciamo subito che le sue preoccupazioni sono le nostre. L'avvocato Barchi ha toccato un aspetto, una delle punte degli iceberg alla deriva, della gestione del personale alla RTSI.


Lo scorso mese, Sergio Savoia, sempre dalle colonne de "la Regione", sotto la rubrica "Il dibattito", aveva scritto un articolo dal titolo significativo "Rtsi, il business del precariato", dove criticava la politica "satellitare" praticata dalla nostra azienda che flessibilizza al massimo il mercato del lavoro utilizzando "manodopera esterna" e rinunciando al suo compito di formazione del personale, di identità aziendale, ecc...
Avantutto ci fa piacere che dall'esterno qualcuno denunci situazioni che per anni, se non decenni, ci siamo trovati da soli, come sindacato, a denunciare e combattere, ricordiamo solo la battaglia decennale contro l'abuso del lavoro "a cachet". Troppe volte il "paese reale" si è fatto (ingiustamente) un'immagine idilliaca della RTSI per quanto riguarda la situazione lavorativa dei dipendenti!
Ma ritornando al tema, la risposta dell'azienda la immaginiamo già: non è assolutamente vero che la RTSI non formi nuovo personale.... ci sono decine di "stagiaires" all'interno.... abbiamo fatto dieci concorsi e si sono presentati mille candidati.... e via dicendo.
In realtà è vero che da anni la RTSI non ha apprendisti, nemmeno nel settore amministrativo... e questo è già una vergogna di per sé. Quando si trova in necessità, soprattutto nel settore amministrativo, non assume ma "affitta" dipendenti dalle ditte che forniscono lavoro interinale ("Adecco" in particolare), queste persone rimangono per mesi e anni e poi eventualmente vengono assunte dall'azienda.


Nel settore tecnico è vero che la RTSI (soprattutto in passato) ha assunto personale già formato e ha completato la formazione con "stages" interni. Questa formazione è sempre più ridotta all'osso.
Ricordiamoci che "formativamente" la RTSI negli ultimi 15 anni si è trovata a disposizione (gratuitamente) decine di tecnici (e anche alcuni dirigenti) della POLIVIDEO di Riazzino, azienda che era tecnicamente all'avanguardia a livello europeo (purtroppo scelleratamente gestita).
Fino ad alcuni anni fa le ditte esterne, i satelliti tanto per intenderci (anche qui molti ex-Polivideo), dovevano presentare alla RTSI dei collaboratori formati e la nostra azienda, giustamente, rilasciava una specie di omologazione per questi professionisti.
Questa pratica, sicuramente in virtù della "flessibilizzazione" e quant'altro, non viene più effettuata, tutto ciò va naturalmente a scapito della qualità e della serietà del lavoro.
Nel settore redazionale e della regia la RTSI dirà che forma decine di redattori e registi. E' vero la RTSI assume praticanti-redattori (in genere laureati), dopo pochi giorni li butta "nella mischia" (il che può essere anche positivo) e dopo poche settimane si trova "oggettivamente" con dei giornalisti che paga un terzo rispetto ai redattori e la formazione va a farsi benedire! E' vero che all'azienda lo stage costerà qualcosa ma il beneficio dare-avere è sicuramente positivo per la RTSI.
Oltretutto ultimo scherzo "tentato" da QUESTO ufficio del personale, il redattore che finisce lo stage (di solito dopo due anni) non viene assunto come "redattore" ma bensì come "collaboratore al programma", insomma cose mai viste!!


Sappiamo che in questo momento l'azienda è in periodo di "restrizioni", bisogna tagliare di qui, tagliare di là... negli ultimi anni l'azienda non ha assunto molto e non ha sostituito tutte le partenze, ora addirittura, per questioni di bilancio, riduce il lavoro.
Queste storie dei tagli al bilancio sono cicliche, sono anni, anzi decenni, che si ripetono (soprattutto tra giugno e settembre, e quest'anno con questo caldo a qualcuno gli si è surriscaldato il cervello!!) e poi tutto rientra nell'ordine e verso dicembre bisogna spendere perché rimangono soldi!
A conferma di quanto stiamo dicendo, su questo stesso giornale, sono presentati gli aspetti finanziari che dimostrano che le prospettive economiche della SSR sono buone.
Stavamo scrivendo ..... all'avvocato Barchi (ma non solo) per il suo articolo "Qualche scappellotto non nuocerebbe" che chiede al Direttore Regionale di essere pronto a "tirare qualche scappellotto" ebbene, noi siamo pronti a "tirare anche qualche calcio" visto che il personale fa sempre più la figura del "somaro" in questa azienda!


Per anni da parte dell'ufficio del personale abbiamo "subito" un'involuzione autoritaria e paternalistica "diretta" e "indiretta". Ci siamo illusi che il confronto e il dibattito con i nuovi responsabili delle "risorse umane" (ma chi comanda veramente?) fossero più diretti e onesti..... Finora abbiamo subito una politica confusa, speriamo di essere smentiti nei prossimi incontri già programmati.
Ricordiamo che per una pessima politica del personale della SSR, alcuni anni fa, siamo andati a Berna con i torpedoni a snidare i "Chicago Boys" .....
Besso è più vicina .... possiamo arrivarci anche a piedi!

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RICORDO DI ANGELA MASSARI

Le giornate calde, afose di agosto, piene di vita, di gioia di vivere, hanno avuto anche il colore del lutto. L'hanno avuto per gli amici di Angela Massari, operatrice-tecnica alla Radio per tanti anni, da qualche tempo in pensione, e da sempre attiva nel nostro sindacato, in un certo periodo anche all'interno del comitato.
Angela è stata a suo modo esemplare: nella coerenza alle proprie idee, che professava, senza enfasi e senza timore, anche quando non era facile; nel seguirle e approfondirle con tenacia, superando a volte momenti amari e dolorosi, in una ostinata ricerca di verità e giustizia. Intuiva e percepiva che la società, in questi anni ultimi, si muoveva in una direzione opposta a quella che si era prefigurata, nella speranza di un mondo migliore, ma non aveva rinunciato a credere, laicamente, in uno dei possibili ricorsi della storia. E vi contribuiva, da persona semplice, umile, anche quando lo scontro tra realtà e speranza le accendeva una comprensibile conflittualità interna, che poteva assumere asprezze nel comportamento, come in tutte le persone permeate da una forte autenticità.
Lasciata la RSI, Angela assecondava il suo compagno Luigi nel lavoro di vendita e divulgazione di libri; anche qui, un modo controcorrente di essere e di fare: la "bancarella" nell'epoca di Internet. Ma dietro, c'era la persona, con le sue passioni, le sue speranze, le sue delusioni, i suoi scatti d'umore, la sua voglia di vivere. La abbiamo vista così tante volte, soprattutto agli "incontri" latinoamericani, lì, accanto ai libri con le effigi del Che e di Fidel, e tutti gli altri protagonisti noti e no, delle lotte di quel continente. Immaginavamo di vederla ancora così, al suo posto, verso la fine di agosto, in occasione della serata latinoamericana al castello di Svitto a Bellinzona, nonostante la malattia grave da cui era stata aggredita da poco più d'un mese, che aveva affrontato con forza e serenità esemplari.
Non c'era: la morte aveva avuto il sopravvento il giorno prima.

CN

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AUMENTI SALARIALI?
cosa possiamo aspettarci?...

Tutto depone a favore di un consistente aumento salariale

Rieccoci: Si profila all'orizzonte il rituale annuale delle trattative salariali. Avrà il personale più soldi nella busta paga? Diversi fattori determinano il risultato dei negoziati: il contesto economico, le finanze della SSR e le misure salariali degli anni precedenti. Il nostro articolo spiega perché tutto depone a favore di un forte aumento degli stipendi alla SSR.

 

Stephan Ruppen, segretario centrale SSM

 

Coloro che leggono attentamente la stampa economica lo sanno: l'economia svizzera ha attraversato un lungo periodo di recessione, ma ora il vento sta girando e vari dati preannunciano una ripresa. Ne sono un segno precursore non solo i crescenti utili delle aziende. Anche i profeti sembrano ottimisti. Un'inchiesta condotta dal centro studi congiunturali della Scuola Politecnica Federale di Zurigo (Konjunkturforschungsstelle - KOF) presso 600 aziende lascia presagire una sensibile ripresa. Stando al KOF, vari fattori, in particolare il rialzo del livello delle ordinazioni e un aumento della domanda di beni e servizi, alimentano questo nuovo slancio di cui approfitteranno l'esportazione e il commercio al dettaglio.

 

Anche la SSR beneficerà della ripresa?

Un'economia florida non può che far piacere alla SSR. L'esperienza dimostra infatti che i proventi della pubblicità e dello sponsoring crescono durante le fasi di buona congiuntura. Pur con tutte le riserve del caso, possiamo affermare che in ogni caso le prospettive non sono peggiori rispetto all'anno scorso. Vale la pena di analizzare con attenzione l'attuale evoluzione.

Sostanzialmente, la situazione finanziaria della SSR dipende da tre fattori:

- I proventi della pubblicità e dello sponsoring
- La tassa di ricezione
- L'evoluzione dei costi del personale
Pubblicità e sponsoring - il vento in poppa!

Cominciamo dalla pubblicità e dallo sponsoring. All'inizio di quest'anno le prospettive sembravano tutt'altro che rosee. Secondo le cifre pubblicate da Media Focus, una società specializzata nell'analisi delle entrate pubblicitarie, la SSR registrava un calo dell'8,9 % rispetto all'anno precedente. Da allora però ha riguadagnato terreno. A fine luglio la flessione ammontava al 2,9% appena, ovvero a circa 6 milioni di franchi. Per il secondo semestre le previsioni sono positive. L'economia segna una ripresa e ciò si ripercuoterà sui proventi della pubblicità.

Per quanto riguarda lo sponsoring, in mancanza di dati attuali, bisogna basarsi sulle cifre dell'anno scorso. Contrariamente ai ricavi della pubblicità che registravano per il 2002 una diminuzione netta pari a 10 milioni di franchi, durante lo stesso anno e nonostante il contesto generale difficile, le entrate dello sponsoring sono aumentate, passando da 38 a 43 milioni di franchi. E' dunque logico prevedere che i risultati del 2003 raggiungeranno i livelli preventivati.

Per le trattative salariali, tutti i fattori esposti sopra sono positivi. Dimagrita in questi ultimi anni a seguito di misure di risparmio e ristrutturazioni, quest'anno la SSR sta bene. Un aumento salariale sostanziale dovrebbe quindi essere possibile.

 

Proventi del canone - tutto va per il meglio!

Le cose vanno bene, anzi benissimo, per quanto riguarda i proventi delle tasse di ricezione.

Billag, la società incaricata di riscuotere il canone, si dimostra sempre più efficace. Nel 2002, il numero dei contribuenti che pagavano questa tassa è cresciuto di circa 8000 persone per la radio e di circa 18'000 persone per la televisione.
Anche tenendo conto del problema dei beneficiari di rendite AVS/AI che beneficiano di prestazioni complementari e possono essere esonerati dall'obbligo di pagare il canone, la progressione ammonta all'1,7 % per la radio e al 2,2 % per la tivù. Conseguenza di quest'evoluzione positiva: nel 2002 Billag ha versato, retroattivamente per il 2001, la bella somma di 20 milioni di franchi alla SSR.
Per le trattative salariali significa che anche da questo punto di vista si può dare il segnale di cessato allarme.

 

Utili e perdite

Sarebbe ingiusto descrivere unicamente l'evoluzione dei costi del personale, la cui quota rispetto ai costi d'esercizio è passata da oltre il 50% a poco meno del 40% nel corso di questi ultimi anni.
Per capire la situazione finanziaria della SSR è necessario analizzare anche altri dati essenziali.

Cominciamo con l'esame dei risultati aziendali degli scorsi anni.
Tenuto conto di tutti gli investimenti, dei costi del personale e di programma, la SSR ha segnato perdite per un totale di 46,3 milioni negli anni 1998, 2001 e 2002, e utili per un totale di 28,8 milioni negli anni 1999 e 2000. Su cinque anni, ciò equivale a un deficit di 17,5 milioni di franchi, ovvero una media annua di 3,5 milioni, una somma alquanto modesta a fronte di un fatturato annuo che si aggira intorno a 1,5 miliardi di franchi.

 

Costi del personale - quo vadis ?

Mentre tra il 1998 e il 2000 i costi del personale sono rimasti relativamente stabili (626, poi 631, poi 625 milioni), nel 2002 sono scesi a 619 milioni di franchi.

Da una ventilazione dei costi del personale tra stipendi e oneri sociali, appare che in questi ultimi due anni la quota riservata agli stipendi è rimasta stabile nonostante gli aumenti salariali per i quadri e la progressione dell'effettivo del personale, mentre la quota riservata agli oneri sociali è passata da 95 a 90 milioni di franchi. Questa riduzione si spiega con i risparmi attuati sulla compensazione del rincaro per i pensionati e con le somme meno elevate dovute alla cassa pensioni per riscattare gli aumenti salariali individuali.

 

Superati gli obiettivi del CCC

A proposito di costi del personale, va ricordata la decisione presa nel 1998 dal Comitato del Consiglio centrale (CCC) della SSR che imponeva una stabilizzazione dei costi ricorrenti del personale sul livello del 1999, ovvero 631 milioni di franchi.

In realtà la SSR ha imposto una politica del personale ancora più restrittiva di quanto avesse chiesto il CCC e, invece di limitarsi a stabilizzare i costi del personale sul livello di 631 milioni di franchi, li ha portati a 619 milioni nel 2002.
Questa riduzione pari a 12 milioni equivale pur sempre al 3% circa della massa salariale.
Aumento della produttività - stagnazione dei salari

Senza dubbio, la produttività del personale è fortemente aumentata in questi ultimi anni. Per la SSR, come lo abbiamo dimostrato in occasione della procedura al Tribunale arbitrale del 2000, gli anni 90 sono stati anni di vacche grasse. Tra il 1993 ed oggi, la SSR ha conseguito un utile totale di circa 150 milioni di franchi.

Durante lo stesso periodo, la SSR ha speso più o meno il 16% della massa salariale per finanziare le misure salariali dovute conformemente al CCL ("rattrapeurs" e "développeurs", premi, rincaro ecc.). Su una massa salariale di 450 milioni di franchi in media, la quota del 16% rappresenta all'incirca 70 milioni di franchi. In altre parole, gli impiegati della SSR si trovano in una situazione simile a quella della maggiore parte dei salariati in Svizzera: hanno prodotto di più senza beneficiare di una progressione equivalente del salario.

 

Buoni motivi per un aumento dei salari

Ai buoni motivi esposti sopra per giustificare un forte aumento salariale, si aggiungono tre argomenti di peso.

Aumento dei costi della salute: Stando alle dichiarazioni dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), già solo il pacchetto di riforme varato dal Consiglio federale per le casse malati graverà sui budget delle famiglie per circa 600 franchi all'anno. A ciò si aggiungerà il rincaro ormai abituale del settore della salute.
Si prevede che i premi dell'assicurazione infortuni cresceranno ulteriormente. Complessivamente, bisogna aspettarsi un aumento dei costi equivalente all'1% circa del salario.

Mantenimento del potere d'acquisto: Il rincaro annuo previsto si situa tra lo 0,8% e l'1%. Un aumento salariale di quest'ordine basterebbe pertanto appena per mantenere il potere d'acquisto, ma in termini reali il personale non avrebbe un franco in più nella busta paga.

Fine del "rattrapage": Avviate nel 1997, le misure per il cosiddetto "rattrapage" sono ormai concluse.
Un onere in meno per la SSR che equivale a circa l'1% della massa salariale. Inoltre, la SSR non deve più accantonare riserve per coprire lo scoperto di 44 milioni di franchi della cassa pensioni.

Considerati tutti questi elementi, l'SSM è impaziente di scoprire l'offerta della SSR per i salari del 2004.

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CONFESSIONI DI UNA GIORNALISTA CHE SI CREDEVA
EMANCIPATA

 

Riprendiamo qui un articolo apparso su "Questioni femminili" la rivista pubblicata due volte all'anno dalla commissione federale per le questioni femminili. L'ultimo numero tratta il tema Mass media, genere e politica e contiene questo contributo di Delta Geiler Caroli. Chi fosse interessato a ricevere questo numero della rivista può richiederlo all'indirizzo (http://www.frauenkommission.ch/zeitschrift_i.htm#aktuell) oppure direttamente all'ufficio SSM (091 966 66 31 oppure )

NB: Questo testo è destinato all'edizione 1/2003 di "Questioni femminili" (la pubblicazione con i dossier della Commissione federale per le questioni femminili) interamente dedicata al tema "donne e massmedia". Mi è stato chiesto di scrivere una testimonianza basata sulla mia esperienza personale, e non un contributo scientifico visto che l'analisi della situazione con i risultati di varie ricerche è già contenuta in altri testi del dossier.

Un percorso di 30 anni (a ostacoli), alla ricerca dell'immagine che non c'è (ancora).

Più ingenua che emancipata
Quando ho iniziato a lavorare alla radio televisione e dovevo intervistare un uomo politico, un industriale o un sindacalista su temi economici o sociali, accadeva che, appena giunti nel suo ufficio egli si rivolgesse automaticamente al cameraman o al tecnico del suono. Mi vedevo così costretta a toglierli d'imbarazzo precisando che le domande le avrei poste io. Questo suscitava un certo stupore, a volte un po' di ammirazione, e ciò mi ripagava della fatica di dover dimostrare che potevo farcela anche se ero "solo" una donna... Quando un collega nell'ascensore allungava le mani o faceva battute pesanti, non reagivo perché credevo fosse il prezzo da pagare per aver scelto una professione ancora "tipicamente maschile". Confesso che il desiderio di vedermi riconosciuta come "uguale" mi faceva persino condividere con i colleghi quella vaga insofferenza per le giornaliste che, avendo figli, non erano sempre presenti o avevano dei limiti di orario. Me ne vergogno ancora oggi!

Nel 1985, quando fui chiamata dalla direzione RTSI a far parte di un gruppo di studio che doveva "analizzare i motivi della posizione subordinata delle donne rispetto agli uomini nell'azienda e nel programma", non avevo la più pallida idea dell'esistenza di un problema specifico della rappresentazione della donna nei mass media. Mi documentai scrupolosamente e leggendo i risultati di numerose ricerche scoprii l'enorme discrepanza fra l'immagine e la realtà. Per quel che concerne la televisione, allora come oggi: a guardarla sono la maggioranza, ma ad apparire sono poche, a parlare sono ancora meno (e di cose poco rilevanti!) e a decidere non ce ne sono.
Bene, mi dissi: qui c'è una battaglia da fare, rimbocchiamoci le maniche! Credevo che per cambiare le cose, bastasse semplicemente far crescere la proporzione di donne fra chi crea i programmi e ai vertici dell'azienda. Perciò in quel rapporto si proposero numerose misure ("azioni positive"), ma con fatica solo alcune furono poi varate, senza grande esito. Mi resi conto che comunque non bastava aumentare il numero di donne per correggerne la rappresentazione. Anzi, forse, come sostiene una recente sintesi delle ricerche europee (1), è più probabile che sia proprio l'immagine distorta (espressione dei valori culturali dominanti) ad ostacolare le assunzioni e le promozioni di più donne nei media.

Di che sesso è il bollettino meteo?
Presi dunque coscienza dei condizionamenti e della scarsa stima del genere femminile, di cui io stessa, come molte colleghe, ero imbevuta e che riproducevo inconsapevolmente nel mio lavoro.
Scoprii la famosa "barriera occulta" o "soffitto di vetro", che limita il numero e le responsabilità delle donne nei parlamenti, nelle alte cariche politiche ed economiche, e anche nell'immagine che ne danno i media. L'ostacolo sembrava dunque di natura culturale, risiedeva negli schemi mentali di cui dirigenti, giornalisti, e anche noi donne giornaliste, siamo impregnati e che ci fanno attribuire più autorevolezza alle figure maschili e più importanza alle loro azioni e occupazioni. Milly Buonanno l'aveva definito già 20 anni fa il "paradigma dell'annullamento simbolico"(2), una specie di resistenza culturale inconscia al cammino delle donne verso l'uguaglianza, alla loro visibilità nei nuovi ruoli e alla loro conquista di competenze che prima erano appannaggio degli uomini. L'ipotesi sembrava suffragata dalla preferenza delle spettatrici per le figure maschili (più prestigiose) piuttosto che per quelle femminili (mostrate più passive), il che perpetuava il loro sentimento di inferiorità.
Bene, pensai: anche noi, televisione di servizio pubblico, abbiamo una responsabilità morale nella creazione di modelli di comportamento, perciò dobbiamo mostrare più donne e in ruoli più autorevoli. Incominciamo dunque dalle cose semplici, che richiedono uno sforzo minimo. Proposi (e riproposi ripetutamente) di favorire l'apparizione di donne nelle interviste e nei dibattiti, creando uno schedario (on-line) di esperte, oltre che di esperti. Inoltre, vista la confusione che regna a livello di linguaggio (ad esempio Micheline Calmy-Ray, in uno stesso giorno, è definita "ministra", oppure "signora ministro", o semplicemente "il ministro"), proposi pure di raccomandare l'applicazione delle nuove regole sul femminile delle professioni e dei titoli codificate dai linguisti e già adottate dall'Amministrazione cantonale. Non se ne è ancora fatto nulla (nonostante tutte le raccomandazioni dell'ONU, dell'UE, del Consiglio d'Europa e della Confederazione), anche perché la RTSI e il suo Consiglio del pubblico, non si sono fin qui mai pronunciati sull'argomento. Paradossalmente però, la direzione della televisione si è affrettata a emanare direttive sul sesso del bollettino meteorologico. Si dice "la meteo" e non "il meteo"... Il femminile del bollettino è salvo! Quello dei mestieri può aspettare. Ancora una volta mi ero illusa.

Uguali, come se niente fosse?
Mi resi conto concretamente che la questione era ben più complessa quando fui confrontata io stessa con la maternità e scoprii di avere anche un'altra identità oltre a quella di giornalista-donna: l'identità di madre. Per me, come per molte altre donne, questa identità assumeva improvvisamente una grande importanza, tuttavia, essendo culturalmente assimilata a un ruolo tradizionale considerato inferiore, entrava in conflitto con quella professionale. Ero sempre ancora io? Ero forse diventata meno intelligente? Quanto valevo come madre per la società? Altro che uguaglianza!

Lo scarso prestigio sociale (e di conseguenza economico) del ruolo materno è chiaramente emerso con la palese ammirazione, espressa alcuni anni fa dai media ticinesi, per la consigliera di stato che era "riuscita" a lavorare fino al parto, nascondendo la gravidanza, ed era tornata al lavoro pochi giorni dopo, come se niente fosse! La gerarchia di valori era chiara: ciò che la donna ha di specifico, a parte la sua sessualità, conta ben poco, anzi, costituisce un ostacolo alla sua carriera professionale perché contaminerebbe la sua immagine pubblica con la dimensione "irrazionale" delle relazioni e dell'emotività. Nei media appare così sempre più spesso la figura della superdonna di successo che sovrappone senza problemi il lavoro alla famiglia. Le ricerche rivelano però che le spettatrici non si identificano in questa immagine di donna, anzi la vivono come un modello inverosimile, irraggiungibile o non desiderabile e quindi frustrante.

Nella nostra cultura, e nel riflesso che ne danno i media, rimane dunque sempre ancora una zona d'ombra, in cui si nascondono occupazioni e competenze femminili "altre": ciò che le donne sentono, sanno e fanno da sempre. Ciò che oggi però stanno forse per disimparare (o rimuovere, quando è fonte di sofferenza) in nome dell'uguaglianza, omologandosi ai parametri di riferimento maschili, intesi come universali, pur di sentirsi valorizzate. Quante colleghe hanno rinunciato ad avere figli o al piacere di allattarli e di cullarli, per non intralciare la carriera! Quante si sentono ormai incapaci di farlo, perché hanno rimosso l'"intelligenza materna" che (con o senza figli!) contraddistingue l'essere donna. Forse si nasconde qui il nocciolo della questione.

Esplorando le zone d'ombra
Alcune ricerche hanno evidenziato un dato inquietante: sono praticamente assenti dagli schermi immagini di bambini molto piccoli associati alle madri (o ai padri!) e i temi legati alla maternità. Si vedono tanti seni, ma mai quando allattano. Eppure si tratta di una dimensione comune e fondamentale della vita, sia privata, sia collettiva. E' forse una specie di tabù? Condivido l'ipotesi di Gustavo Guizzardi: "Questo non-detto è da collegarsi al fatto che di tutti gli elementi che compongono l'immagine della donna, quello della maternità è il più contraddittorio, controverso, dirompente... In altri termini, laddove maggiore è il conflitto, soggettivo e oggettivo, prevale il non-dire, il non-rappresentare" (2)
E' forse un riflesso del "disordine simbolico" che Luisa Muraro attribuisce al rinnegamento della differenza sessuale (3).
Ma si può tentare di rendere visibile questa parte di realtà ancora sommersa, di spostare i riflettori sulla zona d'ombra, la zona del conflitto di identità? Che ci sia una richiesta del pubblico femminile in questo senso (e forse una nicchia di mercato) l'ho scoperto programmando per anni dei documentari su temi considerati marginali e poco interessanti, come il parto e l'allattamento, la divisione dei ruoli fra padri e madri, il rapporto fra lavoro e famiglia, il corpo femminile, le molestie sessuali sul lavoro, ecc. Documentari che, con grande sorpresa, ottenevano elevati indici di ascolto, soprattutto femminili. Ne ho dedotto che per correggere la disparità virtuale occorre prestare soprattutto attenzione alla specificità femminile in tutti gli ambiti, e non solo alle discriminazioni. Occorre ridefinire la gerarchia dei valori e del prestigio sociale in funzione della differenza di genere. Una sfida per le donne che, partendo dalla propria esperienza e senza tornare ai vecchi modelli, provano a ricucire tutti i brandelli della propria identità femminile, per sentirsi fiere e degne di stima anche come madri, e non solo come lavoratrici o figure pubbliche.

Questa ottica applicata dai media potrebbe avere ripercussioni interessanti anche per la società perché significa dare valore simbolico a ciò che il mercato non può offrire, ma che determina largamente la qualità della nostra vita: il lavoro di cura, di educazione, di relazione, di protezione della vita, della pace e dell'ambiente. La scienza sta riscoprendo ciò che è impresso da sempre nei geni delle donne, ossia l'enorme importanza della relazione materna all'inizio della vita di ogni essere umano per lo sviluppo del suo cervello e per il suo comportamento futuro. Un'esperienza di "attaccamento sicuro" (4) stimola capacità di amare, autostima, tolleranza, solidarietà, nonviolenza e autonomia. Paradossalmente dunque è quando le donne sono madri, e non solo deputate o manager, che diventano portatrici di un'enorme potenziale di prevenzione dei problemi sociali che tanto spazio occupano nella politica e nei media (criminalità, tossicodipendenze, depressioni e suicidio giovanile, malattie psichiche, violenza, razzismo, ecc.). Forse spetta ancora alle donne rompere gli schemi, (come ha fatto la ministra italiana che si è mostrata a una conferenza internazionale con il neonato in braccio), e spetta soprattutto a noi giornaliste e ai giornalisti consapevoli, cogliere le occasioni per modificare la "narrazione" nei media.

1. Image de la femme dans les média. Rapport sur les recherches existant dans l'Union Européenne; Commission Européenne, 1997
2. Milly Buonanno: Cultura di massa e identità femminile. L'immagine della donna in televisione; ERI Edizioni RAI, 1983
3. Luisa Muraro: L'ordine simbolico della madre; Editori Riuniti, 1992
4. Daniel J.Siegel: La mente relazionale. Neurobiologia dell'esperienza interpersonale; Raffaello Cortina Editore, 2001

Delta Geiler Caroli, si è laureata in scienze economiche all'Università di Losanna e dal 1972 lavora come giornalista e produttrice alla Televisione Svizzera di lingua Italiana. Sul tema donne e massmedia ha pubblicato un contributo nel volume "Donne oggi" (ed. Casagrande, 1995) e ha tenuto un seminario nell'ambito dei Gender Studies dell'Università della Svizzera Italiana.

febbraio 2003

QUESTIONI FEMMINILI

Il numero 1.2003 tratta il tema Mass media, genere e politica
e contiene gli articoli seguenti:

Mirko Marr
Frauen im Journalismus - Raumgewinn mit Hindernissen
Femmes journalistes - malgré les obstacles, leur nombre augmente

Barbara Stöckli
Einstieg ohne Aufstieg? Frauen in der Journalismusausbildung

Esperienze di giornaliste
Maria Cadruvi: La vista e las vuschs da dunnas
Maria Cadruvi: Frauensicht und Frauenstimmen
Delta Geiler: Confessioni di una giornalista che si credeva emancipata
Catherine Cossy: Après le militantisme, l'observation à distance
Cécile Guérin: Journaliste à la radio, où sont les femmes?
Andrea Fischer: Das Feld besetzen, das uns die Männer überliessen

Claudine Traber
Von der Frauenförderung zum Gleichstellungs-Controlling.
Das Beispiel der SRG
De la promotion des femmes au controlling en matière d'égalité. L'exemple de la SSR

Sylvie Durrer, avec la collaboration de Nicole Jufer et Stéphanie Pahud
Moins d'une sur cinq… Les femmes dans le discours journalistique
Nicht einmal eine von fünf... Die Frauen im journalistischen Diskurs

Christina Holtz-Bacha
L'immagine mediatica dei politici donna

Commissione federale per le questioni femminili
Raccomandazioni per le professioniste e i professionisti dei media in vista delle elezioni federali 2003

Literatur zum Schwerpunktthema
Documentation sur le thème principal

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BREVI

 

Politica del personale

L'incontro con la direzione per discutere della politica del personale previsto per il 4 settembre è stato spostato al 14 ottobre. Faremo un resoconto sul prossimo numero dell'Informatore.

 

sito legge sulla parità

Allo scopo di fare meglio conoscere la legge sulla parità dei sessi e i suoi effetti, la conferenza delle delegate alla parità romande e ticinese ha creato il sito internet
www.leg.ch

Il nuovo sito mette a disposizione una raccolta di sentenze adottate da tribunali cantonali e dal Tribunale federale. Questa fonte di informazioni è di grande utilità per le persone chiamate ad intervenire in una situazione di discriminazione professionale (in particolare magistrati, avvocati, responsabili sindacali, padronali, delle risorse umane, ecc.).

 

30 anni SSM

L'anno prossimo l'SSM compie 30 anni. Stiamo cercando idee per festeggiare degnamente l'avvenimento! Dateci una mano.

 

tessera stampa internazionale

Chi fosse interessato a ricevere una tessera stampa internazionale si faccia vivo presso il nostro segretariato. L'SSM ha deciso di dare questa possibilità ai suoi affiliati.

 

Martino

Renata Barella, la nostra segretaria SSM ha avuto un bambino che si chiama Martino. Auguri!!

 

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