SSMinformatore  Nr.277

 

 

 

 

 

 

 

 

titoli:  

30 anni fa è stato fondato l'SSM

MI INDIGNO ANCORA!

Il sindacato svizzero dei mass media compie 30 anni. Nel 1974 infatti il vecchio SST (Sindacato Svizzero Televisione) cambiava nome e chiedeva all'allora presidente dell'USS Ezio Canonica di aderire alla più importante confederazione sindacale della Svizzera, l'Unione Sindacale Svizzera.
Un passo che sanciva definitivamente il cambiamento da associazione del personale a Sindacato pienamente inserito nel quadro del movimento sindacale del nostro paese. Mi sembra importante ricordare almeno uno degli artefici di questa adesione, il collega Pepito Maspoli che con la sua esperienza, le sue conoscenze e la sua lucidità politica ci aiutò a compiere questo passo.
Fra i giovani militanti della vecchia associazione del personale di allora, c'ero anch'io che da quasi una decina d'anni mi battevo con un gruppo di colleghi per creare un vero sindacato e dare una svolta al movimento in linea anche con le idee di cambiamento portate in quel momento dal 68. Mi scuserete se per una volta parlo in prima persona ma questo anniversario dei 30 anni mi tocca direttamente e mi porta fatalmente a fare alcune riflessioni. Cosa mi ha spinto ad impegnarmi per così tanti anni nell'SSM? Perché non ho mai smesso di militare e lavorare per il sindacato? Dove ho trovato la motivazione per continuare?
In questi anni non sono mancati i momenti di delusione e di stanchezza per la gran mole di lavoro e non nego che più di una volta ho pensato di smettere, ma poi accadeva sempre qualcosa che mi faceva continuare. Era sempre la realtà dei fatti a darmi la motivazione e la forza di non mollare. In poche parole la molla che mi ricaricava è sempre stata l'indignazione e la rabbia di fronte alle ingiustizie. Ed è ancora così, perché ancora oggi mi indigno per le ingiustizie e le ipocrisie.
Ai giovani, che ultimamente si stanno avvicinando al Sindacato e iniziano il loro impegno sociale e che si scontrano per le prime volte con le realtà del lavoro a volte ingiuste e fatte di arroganze, dico:" Non subite passivamente, non borbottate solo nei corridoi, ma indignatevi prima di tutto e poi con la ragione troverete la forza e con il sindacato il mezzo per reagire".

Nel 1975 insieme all'amico Werner Weick decidemmo di stampare un giornale che informasse e denunciasse le ingiustizie. Fu un impegno enorme soprattutto per Werner che assunse la responsabilità redazionale dell'Informatore SSM.
Questo significava scrivere gli articoli, cercare o far fare delle vignette pungenti, battere gli articoli e impaginare il giornale ogni due settimane.
Il giornale fu subito recepito positivamente dai colleghi che finalmente potevano sapere e denunciare ciò che non funzionava. Meno bene fu accolto da molti dirigenti abituati al quieto vivere e ben presto la voce libera del giornale cominciò a dare fastidio. Questi dirigenti non gradivano di essere messi in discussione tant'è che uno di loro, scocciato, cominciò ad attaccarci e tra l'altro ci disse: ".... tanto vedrete che il giornale non durerà molto, sono i soliti fuochi di paglia di alcuni contestatori....." Ci indignò così tanto quella frase, quella mancanza di considerazione per il tentativo di dare voce anche alla critica che con impegno stavamo portando avanti, che ci fece rispondere : "Finché ci saremo noi il giornale ci sarà sempre!".
Oggi a distanza di quasi 30 anni il giornale c'è ancora.

Vorrei parlarvi di molte cose di un passato ricco di storie e fatti tutti da raccontare come ad esempio nel 1995 quando in veste di Presidente Nazionale dell'SSM, accompagnato da una cinquantina di colleghe e colleghi muniti di manifesti e palloncini colorati, consegnai le oltre 2300 firme di protesta provenienti da tutta la SSR contro la denuncia unilaterale della CCL al presidente della SSR Eric Lehman riunito, con il Comitato Centrale allo Splendid Royal di Lugano. Fu un'azione dimostrativa molto forte che imbarazzò i nostri dirigenti perché fatta in un rinomato albergo non abituato a questo genere di contestazioni ma, indignati dalle provocazioni della direzione generale, volevamo mostrare la nostra determinazione a difendere i diritti del personale che rappresentavamo. Fu purtroppo l'inizio di un periodo di duri confronti con la nuova dirigenza della SSR che ci portò negli anni seguenti ad un passo dalla rottura. Poi si trovò un compromesso, ma il sindacato uscì rafforzato da questa lotta.

Mi rendo però conto che non è possibile, come mi è stato chiesto, ricordare in 30 righe fatti di 30 anni di storia sindacale passati velocemente ma con grande intensità, allora mi fermo qui e vi invito alla festa che si terrà la sera del prossimo 3 giugno al Monte Verità di Ascona, se lo volete ve le racconterò di persona.

Renato Soldini

Ogni giorno, tornando al lavoro, incrocio nei corridoi facce nuove, giovani
e baldanzose (nel senso positivo del termine!), ossia con l'espressione di
chi è pieno di entusiasmo, di progetti e di speranze per il nuovo lavoro. Non che io non ne abbia più, la passione per questo lavoro non mi ha mai abbandonata. E da questa passione deriva anche il mio impegno sindacale, perché sono certa che un sindacato forte significa anche una radiotelevisione migliore. Difendendo strenuamente la dignità di chi ci lavora, ricordando sempre che sono persone e non numeri (e ancora meno soltanto costi!), il sindacato contribuisce infatti a mantenere viva la motivazione del personale. E la motivazione rimane pur sempre il miglior carburante per la produttività dell'azienda.


Questa convinzione, questa militanza sindacale, mi sono forse costate qualche cosina (per es. 10 anni di precariato prima di entrare in CCL), ma rifarei comunque le stesse scelte pur sapendo ciò che ho poi appreso dal dossier sulle schedature venute alla luce tanti anni dopo. Eh si, proprio ai tempi delle prime lotte sindacali, quando si stava per fondare l'SSM, anche alla RTSI erano arrivate le informazioni su quella "pericolosa rivoluzionaria" che all'università aveva contribuito ad agitare le acque studentesche; senza violenza e senza danni, ma questo non contava molto per una polizia che demonizzava anche solo la partecipazione a qualche manifestazione. Sono dunque grata alla RTSI di non aver applicato alla lettera il "Berufsverbot" suggerito dalla polizia federale.


Tuttavia, quando incrocio questi nuovi colleghi e colleghe e penso a come ero io ai tempi in cui iniziavo a lavorare alla RTSI, sento che qualcosa in me è cambiato con l'esperienza. Mi è un po' difficile spiegare bene cosa sia, ma forse assomiglia a una specie di saggezza. È la sensazione di aver progressivamente capito che non si può sempre avere ragione e che le soluzioni migliori agli inevitabili conflitti, anche sindacali, nascono dal dialogo, nel rispetto reciproco fra le parti.


Pensando agli inizi dell'SSM, ad esempio, mi rivedo contestare Pepito Maspoli, allora promotore, d'accordo con l'USS, di un sindacato dei media nuovo di zecca. Noi giovani e combattivi, reduci dagli anni ruggenti del 68 e seguenti, insieme a una parte consistente del glorioso gruppo 117 (una corrente sindacale sorta all'interno dell'associazione del personale), volevamo invece da subito imporre l'unità sindacale, per solidarietà con i lavoratori degli altri media. Dunque proponevamo di far confluire il nuovo sindacato, nato dalle ceneri dell'Associazione del personale, in un nuovo settore professionale in seno alla VPOD, dove c'erano già dei giornalisti sindacalizzati, oppure di associarlo ad altri sindacati dei media stampati, come quelli dei tipografi e dei litografi.


Ebbene, a posteriori, mi pare evidente, che avesse ragione Pepito. La sua
visione ha certamente favorito un'adesione massiccia al nuovo sindacato
SSM che ne è così risultato rafforzato e ha potuto sviluppare una politica indipendente di lotte e di concertazione che hanno messo alla SSR un fiore all'occhiello: uno dei contratti collettivi migliori del paese. E questo serve comunque da stimolo anche per gli altri sindacati.


Ora però sono persuasa che la questione dell'unità sindacale sia di nuovo
all'ordine del giorno. Nei media c'è infatti sempre più concorrenza, più
concentrazione della proprietà e meno distinzione fra i vari settori;
la pressione sul servizio pubblico diventa sempre più forte. Il problema dunque rimane, anche se è fallito il primo tentativo di fusione con Comedia.
Tornando a quelle facce nuove che incrocio ogni giorno, sono certa che fra di loro ci sia chi ha voglia di impegnarsi per questa e per le altre importanti battaglie sindacali che ci aspettano. A loro vorrei comunque dire che il testimone non va necessariamente ripreso in forma soft, aderendo in modo acritico all'andamento forse un po' troppo tradizionale, o formale, delle riunioni sindacali. Confesso di accarezzare segretamente un sogno: che spunti un nuovo gruppo 117, o perlomeno la voglia di contestarci, noi della vecchia guardia, con tutto l'entusiasmo e l'energia che ciò comporta, ossia con i migliori ingredienti necessari per assicurare all'SSM più forza e coraggio nei prossimi 30 anni!

Delta Geiler

DI TUTTI SERBIAMO
GRATO RICORDO

Mi chiedono di rievocare i primi passi dell'Informatore SSM ed eccomi travolto dai ricordi dolce-amari di trent'anni fa.
Il nostro bollettino sindacale era nato sullo slancio - che si andava però già spegnendo - dei movimenti del '68 che avevano inferto qualche scossone anche alla piccola realtà cantonale.
Avevamo mandato a gambe all'aria la vecchia associazione del personale (ritenuta "lungo braccio del padrone") e rinnovato, con un piccolo golpe, l'Associazione della stampa ticinese eleggendo alla sua testa colleghi con gli occhi aperti sulla nuova realtà del mondo. Un gruppo semi-cospirativo - il Gruppo 117* - si riuniva una volta alla settimana per discutere le ultime novità aziendali e per fornire stimoli e idee al novo sindacato. Se volete, era una versione ristretta dell'odierno bar, teatrino di amori, pettegolezzi e frustrazioni. Nulla di particolarmente diverso, in fondo, se non ci fossimo sforzati, con conflitti a volte laceranti di trasformare le nostre frustrazioni in impulsi creativi.
La scontentezza può essere un humus fertile per la vita dell'azienda e del sindacato.
Sbaragliato il "vecchiume" - si fa per dire - ci ritrovammo improvvisamente ..... soli al "potere". Bisognava "rimboccarsi le maniche" (invito ricorrente sull'Informatore di allora) per dar corpo a ciò che - secondo noi - i nostri predecessori non avevano saputo realizzare.


Una parte di noi si sobbarcò un lavoro enorme.


Fare l'Informatore è stata un'avventura. Se - ieri come oggi - il giornale ha un ruolo e una funzione è perché chi ci lavora vi butta dentro tutto l'entusiasmo possibile. Certo, lo specchio del "come eravamo" ci rimanda un'immagine insieme patetica e impietosa. Scorgiamo tutte le rughe della nostra azione.
In compenso - come direbbe Fantozzi - abbiamo preso tanti di quei calci in culo da colmare almeno tre vite. Abbiamo schivato trappole, tradimenti e accoltellamenti vari, imbattendoci in opportunisti di ogni risma e colore.
Di tutti serbiamo grato ricordo. Davvero, senza ironia. L'Informatore ci ha aiutati a crescere. Dovevamo faticosamente mettere "nero su bianco" i temi che suscitavano la nostra indignazione e documentarci in tempi molto ridotti.
Chiunque abbia mai fatto parte di un gruppo di opposizione si renderà conto dell'energia e della serietà di un impegno come questo. Ci siamo esercitati a discernere, ad accentuare o smorzare i toni, a limare gli aggettivi, a evitare nella misura del possibile gli attacchi personali. In qualche caso abbiamo rinunciato a rendere di pubblico dominio certe situazioni aziendali per evitare la loro strumentalizzazione in funzione anti-TSI ..... beccandoci poi comunque regolarmente l'accusa di "sputare nel piatto in cui si mangia".
In alcune occasioni l'Informatore e i membri del sindacato hanno salvato l'azienda con i loro voti, nella cooperativa Corsi, dagli scomposti assalti dei "Liberi e svizzeri". Ci siamo fieramente opposti ad un articolo costituzionale sulla radiotelevisione (poi fortunatamente bocciato dal popolo) che voleva imbavagliare la libertà di stampa, organizzando dibattiti pubblici e distribuendo centinaia di copie dell'Informatore munite di un vistoso cerotto ad uso dei giornalisti.


La regola di fondo era pragmatica: tutti gli articoli, tutte le enunciazioni dovevano trasformarsi in un'azione sindacale concreta.
Possiamo sommessamente ricordare alcune battaglie vinte? Nel corso di una delle infinite ristrutturazioni aziendali avviate ogni paio di anni dai dirigenti di turno (si definivano "quadri", non ancora manager - e avevano formato persino un gruppo di azione extra-sindacale per perorare presso .... sé stessi aumenti salariali e scatti promozionali), - i dirigenti, dicevo, erano arrivati ad AZZERARE la produzione documentaristica, fino ad allora fiore all'occhiello della TSI. Con una mobilitazione del personale di programma e l'appoggio di alcuni quotidiani riuscimmo a contenere i danni e a correggere il cosiddetto "nuovo corso". Anche in altre occasioni abbiamo protetto l'azienda dagli autogol di certi dirigenti.
Citiamo ancora l'interminabile telenovela per la costituzione di un asilo nido: ci sono voluti trent'anni, un tempo quasi biblico, per convincere la direzione dell'utilità di quest'istituzione. E oggi l'asilo nido è un altro fiore all'occhiello della TSI - Oppure ancora: quando avviammo un'inchiesta disciplinare e amministrativa contro la persona, non gradita dal personale, che sarebbe dovuta diventare il nuovo direttore regionale, - e la spuntammo per un solo voto nel comitato della Corsi. Evitammo probabilmente un disastro.

Non sono stati anni facili e alcuni di noi hanno pagato anche di persona. Dopo 13 anni di coordinamento redazionale, un giorno ho gettato la spugna. I singoli membri ancora attivi del gruppo di un tempo mi apparivano come girini un po' agitati di uno stagno. Il quadro generale era mutato in modo impressionante. Una nuova tecnologia, un nuovo linguaggio avevano rivoluzionato il nostro modo di intendere la comunicazione, modificando anche le radici stesse dell'azione sindacale. Molti colleghi avevano già preso altre vie. I momenti di confronto con la direzione si erano diradati, si profilava l'inizio di un dialogo che produsse anche qualche frutto.


Era giunto il momento di lasciare il campo a nuove forze. Ma non scorgevo nessuno che volesse raccogliere il testimone e tentare di reinventare forme e contenuti dell'informazione sindacale. Confesso che di tanto in tanto ero colto dalla fantasia che qualcuno ci contestasse e prendesse il nostro posto. Ma l'orizzonte rimaneva desolatamente vuoto.
Per almeno dieci anni erano stati soprattutto i giornalisti ad animare i dibattiti interni ed esterni alla radiotelevisione. Ma ora dominava la normalizzazione delle coscienze. Le idee venivano messe a tacere con metodi soft e politicamente corretti, e i fatti non convenienti erano tenuti in ombra, senza che ci fosse bisogno di un bando ufficiale. Il conformismo dei benpensanti si stendeva su quotidiani, libri, produzioni radiotelevisive. Non era esattamente proibito dire questo o quell'altro, ma "non stava bene dirlo", proprio come all'epoca vittoriana "non stava bene" menzionare i pantaloni in presenza di una signora.


Eppure anche ora le cose su cui dovremmo sdegnarci sono numerose: mancanza di dialogo, di coinvolgimento, mentalità da "som mi ul padron", incapacità di mettere in discussione le proprie certezze. Erano temi d'attualità anche trent'anni fa, con la differenza - lasciatemelo dire - che noi non avremmo certamente accettato le condizioni di lavoro di cui saranno chiamati ad operare i poveri polli di batteria del nuovo centro news. Ci saremmo ribellati, con assemblee e controproposte.
L'invito rimane quello di sempre. Rimboccatevi le maniche, il futuro è vostro.
Noi abbiamo dato.

Werner Weick

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SONDAGGIO 2003 DELLA SSR
TRA IL SUO PERSONALE

 

Sulla base dei dati raccolti tra il personale, l'SSM ha redatto un rapporto che sostanzialmente conferma l'importanza di alcune problematiche sul tavolo da anni (gestione salariale, sistema dei premi, blocco assunzioni), ed evidenzia l'emergere di nuove problematiche legate all'introduzione delle tecnologie digitali (carico lavorativo, organizzazione).

Anche guardando le vecchie vignette dell'Informatore pubblicate a pagina 5 e 6 si può notare come i temi caldi rimangano, pur con le diverse sfumature. Speriamo che la SSR e la RTSI agiscano in modo da risolvere tali problemi perché gli stessi, se trascurati o peggio ancora lasciati deteriorare ulteriormente, intaccherebbero il senso di fiducia di fondo del suo personale che rappresenta la grande ricchezza dell'azienda.

 

 

Partiamo dai presupposti: il questionario è stato sottoposto a tutto il personale SRG SSR. Ha risposto il 40,3% degli interpellati; il 53% dei quali si dice soddisfatto (da "del tutto" ad "abbastanza") della sua situazione lavorativa; percentuale che arriva addirittura al 76% per i lavoratori della RTSI. Di base quindi dobbiamo considerare che le persone rispondono con "buone intenzioni" al sondaggio, che oltretutto è costruito per "cercare consenso". I valori del sondaggio indicano infatti in che misura si è d'accordo con una determinata affermazione.

Eppure spicca subito una contenuta fiducia nella direzione della propria unità aziendale che non tiene in seria considerazione le esigenze dei collaboratori e non si preoccupa di comunicare in modo chiaro la propria strategia.

ORGANIZZAZIONE MA SOPRATTUTTO STIPENDIO sono le voci che maggiormente incidono sulla SODDISFAZIONE riferita alla situazione lavorativa. La voce "Sistema salariale" crea le maggiori frustrazioni: sono infatti giudicati pessimi la "Trasparenza", il sistema dei premi e l'uguaglianza salariale, soprattutto quest'ultima desta le maggiori preoccupazioni. La voce STIPENDIO si salva per le buone e corrette assicurazioni sociali e prestazioni supplementari, frutto di faticosi anni di trattative. Ad essere invece in modo preoccupante in rosso sono la trasparenza del sistema salariale, il sistema dei premi e la percezione che per attività analoghe non venga percepito uguale stipendio.

Il personale SRG SSR è consapevole di operare per una struttura solida, dai contenuti lavorativi particolarmente interessanti (è la sua specificità di media) e in un ambiente collaborativo .
Tempo e sicurezza sul lavoro, probabilmente complici le attività sindacali, sono giudicate positivamente nel complesso, ma come detto, spiccano per negatività lo stipendio e il carico lavorativo.
Malgrado la disponibilità emersa, da parte del personale, al cambiamento, la sintesi degli indici evidenzia una limitata opportunità di sviluppo professionale che si risolve, in parte, in una limitata considerazione nella direzione della propria unità aziendale. Secondo i collaboratori, il proprio sviluppo professionale è affidato ai singoli.

Sul carico lavorativo il "Rapporto di valutazione del sondaggio tra il personale 2003" ci mette a disposizione, purtroppo, dati non sufficienti per trarre dei giudizi dagli elementi forniti; d'altra parte l'SSM ha già evidenziato durante il normale svolgimento del proprio lavoro elementi riconducibili al giudizio negativo espresso dal personale che riguarda il numero non sufficiente di persone per svolgere tale carico di lavoro.

Il blocco delle assunzioni, la mancata sostituzione dei collaboratori pensionati, l'aumentata produttività pretesa con gli investimenti tecnologici, sono fattori che incidono pesantemente sulla percezione del carico di lavoro (difficoltà a coprire i turni, malattie, infortuni, sostituzioni).

Non è un carico di lavoro che si riassume in "stanchezza", o lentezza nello svolgimento del lavoro/sovraccarico quotidiano come vorrebbero indicarci i dati forniti a pagina 25, ma UN CARICO DI LAVORO STRUTTURALE.

ORGANIZZAZIONE
Altro importante fattore che incide sulla soddisfazione riferita alla situazione lavorativa è l'organizzazione il cui limite maggiore è imputato alla lentezza delle vie gerarchiche. Da considerare la struttura "verticale" dei dipartimenti, ma anche in questo campo non sono disponibili altri dati interessanti.

SENSO DI APPARTENENZA alla SRG SSR

Il "Sondaggio tra il personale 2003" evidenzia un non sottovalutabile tesoro che il personale offre quotidianamente all'azienda: UN FORTE SENSO DI IDENTIFICAZIONE e di appartenenza (investe professionalmente per il futuro, è disposto ad impegnarsi ed è flessibile). Il personale dettosi per il 76% con un valore di soddisfazione lavorativa positivo chiude il cerchio sostenendo pienamente i programmi, e consigliando la SRG SSR come datore di lavoro.

 

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NOMINE ASSEMBLEE
GRUPPI RSI e TSI

 

SSM - Gruppo Radio

ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL 5.5.04

Membri del Comitato secondo statuti (7 membri)
Alberto Bertocci
Alessio Arigoni
Mario Conforti
Gino Buscaglia
Francesca Giorzi
Daniela Lüthi Grigioni
Renato Minoli

Supplente
Rino Scarcelli

Conferenza Professionale secondo gli statuti 4 membri
Pietro Bianchi
Mario Conforti
Daniela Lüthi Grigioni
Renato Minoli

Supplenti:
Alberto Bertocci
Marco Dell'Avo

SSM - Gruppo TV

ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL 11.5.04

Membri del Comitato secondo statuti (7 membri)
Renato Soldini
Stefano Heubi
Tiziano Boffi
Tiziano Gamboni
Francesca Luvini
Enzo Martire
Boris Sussegan

Supplenti
Alberto Buletti
Fabio Dozio

 

Conferenza Professionale secondo gli statuti 8 membri
Bruno Bergomi
Tiziano Boffi
Delta Geiler
Stefano Heubi
Maurizia Magni
Chiara Solari
Renato Soldini
Boris Sussegan

Sono inoltre considerati supplenti i membri del comitato di gruppo

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IL PERSONALE A PRESTITO SI MOBILITA

 

Il 7 aprile scorso, dopo essere stati sollecitati da diversi collaboratori, e dopo una prima riunione per sondare la problematica e per valutare la volontà di unirsi per cercare una soluzione comune, abbiamo organizzato l'assemblea costitutiva del gruppo professionale "personale a prestito RTSI" con il seguente scopo:

Il gruppo professionale "personale a prestito RTSI" si costituisce con lo scopo di elaborare, negoziare e stipulare un contratto tipo con le ditte prestatrici di personale alla RTSI".

 

 

All'assemblea ha aderito un numero consistente di collaboratori esterni a dimostrazione che il problema è sentito e c'è la volontà di fare qualcosa.
È stato formato un gruppo di lavoro che sta elaborando una bozza di contratto da sottoporre al negoziato.
Abbiamo già provveduto a informare la direzione RTSI e le ditte fornitrici di personale a prestito di quanto stiamo facendo.

Vista l'imminenza dell'entrata in vigore degli accordi bilaterali (in questi giorni), la questione diventa particolarmente urgente e importante. Pensiamo sia nell'interesse di tutte le parti in causa quello di trovare un terreno di intesa e di lavorare in un clima di trasparenza e di collaborazione reciproci.

Le realtà lavorative, gli interessi, le implicazioni di ognuno sono piuttosto differenziate, questo rende complicato trovare dei punti che possano andar bene per tutti. Quello che si vorrebbe, vista la realtà lavorativa piuttosto variegata, è fissare dei salari minimi e alcune condizioni di base uguali per tutti e ai quali tutte le ditte esterne che forniscono personale a prestito alla RTSI dovrebbero attenersi per evitare dumping e sfruttamento.

Speriamo.... per raccogliere l'invito di Werner Weick nel suo articolo in terza pagina "rimboccatevi le maniche, il futuro è vostro....", bisogna prima di tutto crederci e poi darsi da fare e cercare di lavorare uniti anche se non è sempre facile..

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ANCHE ALLA RTSI SI VUOLE PRIVATIZZARE
LA PRODUZIONE?

 

Il nuovo progetto della SSR riguardante la produzione e denominato "Insieme" fa discutere e preoccupa.
Anche il fatto che venga portato avanti rifiutando non solo il coinvolgimento delle parti ma anche la pura e semplice informazione di quanto si sta facendo!
Il Comitato Nazionale dell'SSM si è espresso in modo molto critico e preoccupato come pure l'assemblea generale ordinaria della TSI che ha deciso di scrivere una lettera al presidente della CORSI, Claudio Generali

 

 

NO! A SA PO MIA!

Quante volte (negli anni passati) abbiamo sentito questa frase in seguito a richieste o a discussioni tra il programma e l'esercizio?
Bisogna dire però che negli ultimi anni diverse cose (per il meglio) sono cambiate.

L'esercizio e il programma, alla TSI come alla RSI, sono stati accorpati sotto un'unica direzione, poi è arrivato PIT STOP.
Questo studio, il più recente nella nostra azienda, ha posto le basi per una nuova collaborazione tra produzione e programma. Una collaborazione che ha subito dato buoni frutti. In poco tempo infatti sono state introdotte nuove figure e un nuovo modo di lavorare tra i vari settori che hanno permesso di razionalizzare le cose.

Ora si vuole di nuovo dividere?

Non sappiamo esattamente cosa bolle in pentola perché tutto è tenuto super-nascosto e super-segreto.
Sappiamo solo che è in fase di studio un progetto chiamato "insieme" che avrebbe l'obiettivo di centralizzare e privatizzare tutta la produzione della SSR.

Molti sanno che a Zurigo, da alcuni anni, il settore produzione, denominato TPC, è stato privatizzato, purtroppo con risultati discutibili.

Perché dunque anche la TSR e la TSI dovrebbero aderire a un progetto che non ha funzionato? O forse si vuole centralizzare e privatizzare tutta la produzione della SSR per coprire "buchi" ed "errori" fatti a Zurigo?

Ci opponiamo! e ci opporremo!

Le domande sono legittime. In ogni caso l'SSM si opporrà con ogni mezzo a tali manovre.
Purtroppo come detto non sappiamo molto di questo progetto. Proprio per questo siamo allarmati e chiediamo un'immediata trasparenza sulle intenzioni di alcuni "cervelloni" che potrebbero avere conseguenze gravi su centinaia di posti di lavoro.
Da quanto è dato a sapere qui non si tratta di mettere in comune un carro di ripresa, ma potrebbero mettere sotto un "unico comando" le varie professioni produttive. Vedremo un montatore ticinese a Zurigo il lunedì, il martedì a Ginevra e il sabato a Lugano? Esageriamo? Staremo a vedere!

Rammentiamo già sin d'ora che la SSR è una struttura federale, per quanto riguarda i programmi ma anche per gli aspetti produttivi.
Come sempre un'eventuale centralizzazione della produzione per la Svizzera italiana avrebbe delle conseguenze nefaste sul piano sociale, economico e culturale.
Non possiamo in ogni caso barattare le nostre professionalità e le nostre specificità culturali in nome di ipotetiche razionalizzazioni che, come abbiamo visto a Zurigo, hanno fatto perdere milioni di franchi.

Per questo tutti noi questa volta diremo con forza:
NO! A SA PO MIA!

 

 

 

 

PRESA DI POSIZIONE
DEL COMITATO NAZIONALE SSM

 

Il comitato nazionale nella sua seduta del 22 aprile 2004 ha fatto la seguente dichiarazione di principio:

1. L'SSM rigetta ogni forma di centralizzazione della produzione. Essa è contraria alla struttura federalista della SSR finanziata con il canone e mette in pericolo i processi di produzione, che funzionano benissimo, nelle diverse regioni linguistiche.

2. L'SSM rigetta una eventuale scissione della produzione dal programma - anche sulla base delle esperienze avute con il privatizzato centro di produzione tpc. Per l'SSM non rientra in linea di conto una privatizzazione in forma di persona giuridica o una partecipazione di investitori privati per i mezzi di produzione SSR. Una simile costruzione mette in pericolo il mandato di servizio pubblico.

3. Il sondaggio tra il personale SSR, di qualche tempo fa, ha dimostrato che i collaboratori della SSR hanno problemi di salute legati all'aumento dello stress. L'SSM si batterà con ogni mezzo contro una diminuzione dei posti di lavoro provocati dal progetto "insieme" e veglierà affinché l'attuale CCL venga applicato anche in futuro ai collaboratori della produzione.

L'SSM sostiene l'ottimizzazione degli attuali mezzi di produzione. Questo sostegno presuppone un'informazione completa e trasparente nei confronti del sindacato e pertanto dei collaboratori coinvolti, questo già nella fase progettuale. L'SSM chiede quindi di potere partecipare al progetto "Insieme"

 

Comitato nazionale SSM, aprile 2004

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