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Il
partenariato sociale carta straccia?
Il partenariato sociale1 sembra essere di moda soltanto sulla
carta e nelle dichiarazioni altisonanti
1Partenariato: comune partecipazione a una stessa impresa
politica, diplomatica, finanziaria, aziendale, volta a conseguire
congiuntamente obiettivi condivisi.
il partenariato sociale presuppone una collaborazione tra le
parti, un dialogo e ev. dei negoziati per raggiungere dei risultati
condivisibili.
Lo gnomo dei boschi si aggira sconsolato su sentieri conosciuti
che gli sembrano estranei e ostili. Tra ombre e intenzioni non
si ritrova più. I suoni, le luci, gli odori non corrispondono
più. Una fragola è ancora rossa, lucida, bella
forse anche più di prima, ma il sapore? Niente a che vedere
con le aspettative! Acidulo, scialbo, incolore!
Il partenariato sociale? Lo stesso. A parole sembra essere intatto,
la volontà di collaborare espressa a più riprese,
i saluti calorosi, le parole rassicuranti e accuratamente scelte.
Ma i fatti? Scialbi, insulsi, inconsistenti. Non riconoscimento
del ruolo, minacce di non trasmettere più informazioni,
accuse di scorrettezza, incontri rifiutati.
Speriamo sia semplicemente una confezione guasta, una scatola
avariata, dei casi isolati dovuti a un momento passeggero oramai
concluso.
Se così non fosse, non avremmo altra scelta che cambiare
atteggiamento e strategia.
Noi siamo pronti.
... Il bosco anche.
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Risparmi
nel settore informatica della SSR?
Centralizzazione, riduzione degli effettivi e perdita di prossimità
agli utenti?
La società KPMG è stata incaricata dalla SSR
di analizzare il potenziale di risparmio nell'informatica e nella
produzione digitale. Ha consegnato il suo rapporto, ma finora
sono pochi coloro che vi hanno avuto accesso. L'SSM ha chiesto
alla SSR un'informazione dettagliata sui suoi obiettivi e sulle
conseguenze di quest'analisi per il personale interessato. Una
riunione d'informazione si terrà il prossimo 2 marzo.
estratti da un articolo di Ernst Gräub apparso su SSM
Express
il rapporto della KPMG contiene 23 proposte che dovrebbero
consentire di risparmiare 9,4 milioni di franchi netti all'anno
a partire dal 2008. Conformemente all'articolo 53 cpv 2 della
CCL, l'SSM ha chiesto alla SSR di ricevere un'informazione tempestiva
ed esauriente.
Il progetto è stato accolto con molto scetticismo dai
responsabili dei servizi informatici delle diverse unità
SSR. La KPMG ne ha preso atto e, nel suo documento, spiega i
motivi di quest'accoglienza negativa:
"Limitare l'autonomia delle unità aziendali in
ambito informatico riduce la loro flessibilità e potrebbe
aumentare il loro tempo di reazione di fronte alle nuove esigenze
imposte dalla loro attività essenziale.
Standardizzare i processi informatici provoca una evidente
perdita di prossimità agli utenti (per es. quando viene
proposta una hot line informatica al posto di un contatto diretto
con i collaboratori IT) che questi, se non disporranno di sufficienti
informazioni complementari, potrebbero percepire come un abbassamento
della qualità del servizio.
Gli sforzi di centralizzazione, se non saranno accompagnati da
adeguate misure di comunicazione, potrebbero determinare forti
preoccupazioni nel personale informatico e provocare una diminuzione
della motivazione, o addirittura una incontrollabile ondata di
dimissioni.
In un'azienda d'interesse nazionale, le misure di risparmio
che potrebbero suscitare preoccupazioni per quanto riguarda un
taglio degli effettivi nelle diverse unità aziendali rischiano
di essere comunicate al pubblico da organizzazioni politiche
o sindacali. "
L'SSM condivide assolutamente queste valutazioni della KPMG.
Da un punto di vista sindacale, ci interessa particolarmente
l'ultimo punto. Siamo inoltre convinti che la prossimità
agli utenti è un argomento importante che giustifica un'analisi
critica del progetto. Tocca ora alla SSR presentare apertamente
tutti i dati di questo progetto e fugare gli eventuali dubbi.
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ORION
- il pericolo è sempre dietro l'angolo
Molti in questi giorni si chiedono se il progetto Orion sia
stata la classica montagna che ha partorito il topolino. Potrebbe
anche darsi ma noi crediamo di no! Intanto nessuno ha ancora
ben capito in cosa consista concretamente il progetto e in quali
settori troverà applicazione, quali conseguenze avrà
sull'autonomia delle regioni, sui costi e sul personale. Perciò
non abbassiamo la guardia e continuiamo a vegliare. Non dimentichiamo
che il progetto fin dall'inizio contemplava tutte le possibilità
tra le quali la centralizzazione e la privatizzazione di tutta
la produzione TV e questa opzione è rimasta tra le probabili
decisioni fino all'ultimo. Quello che più ci preoccupa
è che nessuno abbia pensato da subito di escludere questa
possibilità per evidenti ragioni politiche come il rispetto
del federalismo e delle identità regionali. A conferma
dell'importanza di queste ragioni, basta vedere come si è
espresso il Consiglio Federale nel messaggio riguardante la nuova
legge Radio TV, a proposito della produzione di programmi: "La
SSR, quale emittente di servizio pubblico, non può lasciarsi
guidare, anche nel quadro della produzione dei suoi programmi,
soltanto da considerazioni di economia aziendale ma deve altresì
valutare gli interessi e le sensibilità regionali (...)"
(vedi nostra lettera al Consiglio di Stato ticinese che pubblichiamo
qui di seguito).
Per questo siamo del parere che a media o lunga scadenza il problema
si riproporrà, ma a quel momento con ben altre premesse.
Fra qualche anno infatti saranno appianati alcuni ostacoli che
oggi impediscono o rendono difficoltosa una centralizzazione.
Ed è appunto quello che si prefigge per ora il nuovo progetto,
come si evince da alcune affermazioni estratte dagli obiettivi
del BUP (cfr. riquadro a lato)
Oggi se il progetto Orion non sembra mettere in discussione
i valori del Federalismo e gli interessi regionali lo si deve
probabilmente anche alla forte opposizione che si è creata,
tra le quali anche quella dell'SSM. La stessa CORSI e il suo
presidente si sono attivamente preoccupati di garantire che la
produzione rimanga nella regione.
Anche i nostri dirigenti, dopo una iniziale euforia "Zurigocentrica",
si sono resi conto dei pericoli che ciò avrebbe comportato
ed hanno lavorato per cercare di limitare i danni.
La paura però è quella che col tempo ci possa
essere una ricaduta.
In questo momento ci preoccupa il prossimo dibattito parlamentare
sulla legge RTV che si svolgerà nella prossima sessione
al Consiglio degli Stati. La commissione dei trasporti e delle
telecomunicazioni dello stesso Consiglio ha infatti deciso di
proporre la cancellazione dell'art. 30 del progetto di nuova
Legge RTV. Questo articolo stabilisce che "i programmi della
SSR devono essere prodotti prevalentemente nelle parti del Paese
alle quali sono destinati".
Alla CORSI abbiamo chiesto e ottenuto di pronunciarsi contro
tale stralcio. Ora con una lettera (vedi pagina seguente) lo
chiediamo anche al Consiglio di Stato. Lo chiederemo anche alla
deputazione ticinese alle camere federali, l'Unione Sindacale
Svizzera è già stata sensibilizzata così
come altri parlamentari. Speriamo che, nell'interesse della Svizzera
italiana, della RTSI e del suo personale, queste azioni abbiano
successo altrimenti, se si dovesse mantenere lo stralcio dell'art.
30, daremmo un cattivo segnale ai fautori della privatizzazione
e centralizzazione che, lo ricordiamo, è sempre dietro
l'angolo.
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Nostra
lettera al Consiglio di Stato del Cantone Ticino
firmata dai presidenti dell'USS sezione Ticino e Moesa, e
dell'SSM sezione Lugano
L'abbiamo scritta per chiedere di intervenire nel dibattito
sulla nuova legge radio tv che attualmente è in discussione
agli Stati, per salvaguardare i principi del federalismo e delle
identità regionali
Lodevole
Consiglio di Stato
Palazzo Governativo
6500 Bellinzona
Gentili Signore Consigliere di Stato,
Egregi Signori Consiglieri di Stato,
A nome dell'Unione Sindacale Svizzera sezione Ticino e Moesa
e a nome del Sindacato Svizzero dei mass media sezione Lugano,
ci permettiamo di scrivervi questa lettera per segnalarvi la
nostra preoccupazione per l'evolversi della discussione sulla
nuova legge radio TV che dovrà essere votata dagli Stati
nel corso della prossima sessione del Parlamento prevista tra
il 28 febbraio e il 18 marzo prossimi e per chiedervi di intervenire
come Consiglio di Stato ticinese per impedire che venga stralciato
l'articolo 30 come proposto dalla commissione dei trasporti e
delle comunicazioni del Consiglio degli Stati. Articolo che invece
era stato accettato dal Consiglio Nazionale e che era stato previsto
con chiaroveggenza dal Consiglio Federale con l'intento di definire
dei principi che la SSR deve rispettare per salvaguardare il
federalismo e le identità delle singole regioni.
L'articolo in questione e il relativo messaggio del Consiglio
Federale recitano:
Nuova LRTV
Art. 30 Produzione di programmi
I programmi della SSR devono essere prodotti prevalentemente
nelle parti del Paese alle quali sono destinati.
Messaggio
Art. 30 Produzione di programmi
La SSR, quale emittente di servizio pubblico, non può
lasciarsi guidare, anche nel quadro della produzione dei suoi
programmi, soltanto da considerazioni di economia aziendale ma
deve altresì valutare gli interessi e le sensibilità
regionali. Questa esigenza è dettata dalla convinzione
che gli avvenimenti e i bisogni regionali possono essere adeguatamente
espressi nei programmi se gli operatori di programma hanno una
certa affinità con le regioni interessate e sono in grado
di esprimere una sensibilità adeguata alle specificità
regionali. Va inoltre tenuto presente che strutture di produzione
federaliste e una ripartizione regionale equilibrata dei posti
di lavoro favoriscono il processo d'identificazione. È
dunque giustificato inserire nella legge le esigenze minime corrispondenti
(cfr. sopra il n. 1.3.5.3.4). Tale disposizione si riallaccia
all'articolo 4 della concessione della SSR, secondo il quale
i programmi regionali devono essere prodotti nelle rispettive
regioni linguistiche.
Le esigenze legate all'adempimento della funzione di servizio
pubblico non riguardano soltanto le offerte, i contenuti dei
programmi e la gestione della SSR, ma anche il luogo di produzione.
La molteplicità culturale del Paese e le esigenze delle
singole regioni vanno prese in considerazione anche in questo
ambito. L'articolo 30 stabilisce pertanto che i programmi siano
prodotti soprattutto nella parte del Paese a cui sono destinati.
Questa prescrizione tiene conto delle esigenze delle regioni
francofone e italofone della Confederazione e figura già
nella concessione della SSR (art. 4).
Il legislatore si è preoccupato chiaramente di fissare
nella legge dei principi irrinunciabili per il senso stesso del
nostro sistema federalista e per salvaguardare le regioni minoritarie,
il Canton Ticino è quindi particolarmente interessato
da questo articolo.
La radio e la televisione rappresentano un elemento di coesione
e di identità per la popolazione ticinese, vi è
inoltre da considerare l'aspetto occupazionale che vede il Ticino
in una posizione già particolarmente sensibile.
Ci stupisce e ci preoccupa che la proposta di stralciare tale
articolo sia partita da un membro dei vertici della SSR, il parlamentare
Signor Fünfschilling, presidente del consiglio di amministrazione
della SRG-SSR idée suisse della Svizzera tedesca nonché
vice presidente del consiglio di amministrazione del TPC (centro
di produzione privatizzato della SF DRS). Questo anche perché
lo scorso anno la SSR ha dato avvio a un progetto (denominato
ORION) che prevedeva la centralizzazione della produzione.
Diverse varianti sono state studiate, tra le quali anche lo scorporo
dell'intera produzione SSR e la privatizzazione della stessa
tramite la creazione di una società anonima indipendente.
Per il momento è stata scelta la variante meno drastica
che prevede il mantenimento dei posti di lavoro nelle regioni
e un inizio di centralizzazione che prevede la collaborazione,
ma anche l'uniformalizzazione dei diversi mezzi, delle procedure,
della pianificazione del personale ecc. Da parte nostra vi è
la preoccupazione che in questo modo si stia semplicemente preparando
il terreno per una centralizzazione completa con relativa privatizzazione.
Allo stato attuale delle cose non era possibile scegliere subito
la variante più drastica viste le diversità regionali,
e perché attualmente l'opposizione a tale progetto sarebbe
troppo grande e abbiamo l'impressione che si voglia quindi semplicemente
procedere per gradi. È chiaro che in quest'ottica l'Art.
30 rappresenterebbe perlomeno un freno a queste gravi opzioni.
Durante la sua seduta del 22 gennaio scorso anche il comitato
della CORSI si è pronunciato chiaramente contrario all'abolizione
dell' Art. 30.
Per salvaguardare una SSR federalista e idée suisse non
solo nel nome, per garantire al Ticino la possibilità
di avere una radio e televisione di servizio pubblico che rispetti
le identià regionali e culturali, per mantenere i posti
di lavoro nella regione, vi chiediamo di intervenire perché
l'Art. 30 venga mantenuto, e affinché il progetto ORION
non sfoci in futuro in un trasferimento di parte dell'attività
della RTSI oltre San Gottardo.
Ringraziandovi per l'attenzione e fiduciosi che vorrete dare
seguito al nostro invito, vi salutiamo cordialmente.
Per l'USS sezione Ticino e Moesa
Il presidente
Werner Carobbio
Per il Sindacato Svizzero dei mass media
sezione Lugano
Il presidente
Renato Soldini
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Abbiamo
fatto bene a creare una cassa pensioni della SSR?
Intervista con Gerhard Messerli / estratti
Gerhard Messerli, responsabile di lunga data del servizio
Affari sociali di SRG SSR, andrà in pensione tra poco.
Nell'azienda, molti sanno che per le domande sulla cassa pensioni,
il signor Messerli è LA persona a cui rivolgersi. L'SSM
ha colto l'occasione della sua partenza per fargli alcune domande
sullo sviluppo e sulla situazione attuale nel campo delle assicurazioni
sociali.
L'intervista è stata condotta da Ernst Gräub.
La SSR è un datore di lavoro che offre ancora al suo
personale buone condizioni sociali. Tuttavia, a partire dall'inizio
degli anni 90, ha messo in atto la sua trasformazione da istituzione
a impresa. Le sembra che questo processo sia sfociato in una
politica meno sociale?
A mio avviso, la SSR ha sempre garantito un livello alto nell'ambito
delle prestazioni sociali, anche nella previdenza professionale.
Ha cominciato a investire in questo campo già nel 1944,
molto prima della maggior parte delle aziende in Svizzera. Direi
che la SSR non ha mai ridotto le proprie prestazioni, ma le ha
trasformate. Per esempio, con il CCL 1995 ha ridotto il numero
delle indennità, ma lo ha fatto parallelamente a una diversa
distribuzione delle risorse, cioè integrando in maniera
diversa le indennità soppresse. Certo, questa ridistribuzione
è anche merito dei sindacati. E' piuttosto nel modo di
trattare i casi individuali che percepisco un certo cambiamento;
i rapporti sono diventati più duri. Per esempio, fino
a poco tempo fa, era impensabile disdire un rapporto di lavoro
prima di aver la certezza che la persona con un problema di salute
avrebbe percepito prestazioni d'invalidità del 2°
pilastro. Oggi invece capita che il datore di lavoro disdica
il contratto di lavoro di un collaboratore che ha ancora diritto
alle indennità giornaliere dell'assicurazione malattia
o infortunio.
Questo ci porta ai problemi attuali. Si sente dire spesso che
dei motivi finanziari impongono di aumentare l'età di
pensionamento AVS. Nel contempo, constatiamo che sempre più
persone escono sempre prima dal mondo del lavoro, molte per scelta,
altre perché vi sono costrette. Qual è la situazione
alla SSR?
Alla SSR, la possibilità di andare in pensione anticipata
esiste già dal 1979. A quel tempo, il datore di lavoro
e i sindacati avevano deciso di utilizzare per il pensionamento
anticipato le risorse risultanti dalla dissoluzione della cassa
pensioni dell'azienda, perché la Cassa pensione della
Confederazione (CPC) non offriva questa possibilità.
Nel 1979, la SSR aveva emesso l'ipotesi che circa il 30% del
personale avrebbe scelto il pensionamento anticipato, un'ipotesi
che per molti anni si è verificata. Con la revisione degli
statuti del 1988, la possibilità del pensionamento anticipato
fu introdotta anche alla CPC. Sin dall'inizio, tra il personale
della SSR c'è stato proporzionalmente un alto numero di
pensionamenti anticipati, un numero che non ha smesso di aumentare.
Oggi, solo una piccola parte del personale SSR lavora ancora
fino a 65 anni. Su tutte le persone andate in pensione nel 2003,
circa l'80% aveva meno di 62 anni, l'anno scorso questa quota
era superiore al 70%. E' stato tenuto conto di questa situazione
per determinare l'ammontare dei premi della Cassa pensioni SSR
(CPS) effettuando il calcolo dei premi sulla base di un'età
media di pensionamento di 61,5 anni. Oggi però si constata
che l'età media reale di pensionamento è ancora
inferiore.
Il pensionamento anticipato è stato a lungo un privilegio
riservato a coloro che si trovavano nella fascia superiore della
scala salariale (soprattutto uomini). Alla SSR, questo è
profondamente cambiato. Per quali motivi? A causa delle buone
condizioni proposte o dello specifico logoramento a cui è
confrontato il personale di un'azienda audiovisiva che lavora
nella stress e nell'urgenza?
Intervengono ambedue i due fattori. Un elemento determinante
è certamente costituito dalle condizioni interessanti,
soprattutto le buone rendite della CPS: A queste si aggiunge
la rendita transitoria AVS, che attualmente ammonta a 28'500
franchi all'anno, a prescindere dal livello dell'ultimo salario.
Infine, vi sono le prestazioni complementari della Fondazione.
Spesso, probabilmente nei due terzi dei casi, tutto questo è
completato da prestazioni del datore di lavoro, quale ad esempio
la possibilità di guadagnare un reddito supplementare
lavorando sotto contratto libero. Dal mio punto di vista, le
differenze fra uomini e donne sono praticamente inesistenti.
Credo tuttavia che abbiamo raggiunto un tetto per quanto riguarda
i pensionamenti anticipati. Ormai, le unità aziendali
che favoriscono i pensionamenti anticipati proponendo prestazioni
di accompagnamento devono contribuire ai costi della rendita
transitoria.
Il 1° gennaio 2005, le persone assicurate presso l'IP sono
state trasferite alla CPS. Secondo la Sua valutazione, come evolveranno
le cose? E' pensabile che la CPS, come Publica, passi al primato
dei contributi? Dobbiamo temere una riduzione delle prestazioni,
in particolare delle prestazioni complementari?
La CPS esiste già da due anni. I risultati degli investimenti
del primo anno non sono esaltanti ma nemmeno sono pessimi. Non
conosciamo ancora nel dettaglio il risultato del secondo anno,
sappiamo però che è complessivamente soddisfacente
e che dovrebbe superare ampiamente la soglia del 4%. Un quadro
positivo, quindi, che completano due fattori. Primo, per il calcolo
dei contributi era già stato tenuto conto del fatto che
molti assicurati sarebbero andati in pensione anticipata. Secondo,
nei suoi due primi anni di esistenza la CPS non ha dovuto assumere
nessun caso d'invalidità perché questi erano ancora
a carico di Publica.
Per quanto riguarda un eventuale cambiamento di sistema, va precisato
che il primato delle prestazioni presenta per il datore di lavoro
e per il personale lo svantaggio di dover "riacquistare"
gli aumenti di stipendio. Oggi, con un'inflazione debole e aumenti
salariali non proprio mirifici a causa della situazione finanziaria
della SSR, il primato delle prestazioni, a mio avviso, costa
meno al datore di lavoro rispetto del primato dei contributi,
e ciò a parità di prestazioni. Il problema del
primato delle prestazioni è piuttosto legato all'obbligo
di realizzare un tasso d'interesse del 4%. Il primato dei contributi
è una soluzione più flessibile che consente di
abbassare più rapidamente il tasso d'interesse quando
è debole il rendimento degli investimenti. Non sono in
grado di dire se la SSR intenda cambiare sistema in un prossimo
futuro. Dipenderà dai risultati. Posso però affermare
che una cassa pensioni che assicura con il primato delle prestazioni
il personale a volume d'occupazione fisso non costituisce uno
svantaggio finanziario per il datore di lavoro SSR.
La decisione di creare una cassa pensioni della SSR è
quindi stata giusta?
Sì, certo. Anche se la SSR ha approfittato a lungo della
sua affiliazione alla CFP, era giusto staccarsene, soprattutto
dopo l'uscita di alcune importanti aziende del servizio pubblico,
dapprima Swisscom, poi La Posta. Inoltre, il progetto di affiliazione
della cassa pensioni delle FFS non è stato realizzato.
Perciò, Publica è oggi la cassa del personale dell'amministrazione
federale e delle organizzazioni affiliate. La SSR ha sicuramente
scelto il momento giusto per uscire dalla CPC.
Torniamo al pensionamento anticipato. Ha sicuramente notato quanto
sia difficile per molti invecchiare nella frenesia di un'azienda
audiovisiva. Secondo la mia esperienza, mi sembra che la SSR
non studi abbastanza seriamente nuovi modelli che potrebbero
tenere conto dei bisogni specifici del personale più anziano.
Su che cosa bisognerebbe mettere l'accento maggiormente?
Sarebbe auspicabile e nell'interesse di tutti, anche della cassa
pensioni, posticipare un po' i pensionamenti. Nel 1979, quando
fu introdotto il pensionamento anticipato, avevamo già
creato la possibilità del pensionamento parziale di cui
si può usufruire anche gradualmente, cioè riducendo
il volume lavorativo dal 100% all'80%, poi al 60% o al 50%. Walter
J. Ammann di SF DRS, deceduto pochi giorni prima di quest'intervista,
fu il primo - e per anni purtroppo anche l'unico - ad approfittare
di questa possibilità. Lo stesso principio vale per il
credito prepensionamento. Secondo la mia opinione, il personale
non sfrutta abbastanza la possibilità di ridurre il volume
lavorativo settimanale o mensile negli anni che precedono il
pensionamento utilizzando poco a poco questo credito.
In qualità di responsabile degli Affari sociali ha dovuto
confrontarsi spesso con i sindacati. Come ha visto l'SSM in queste
discussioni?
Nelle mie relazioni con le associazioni del personale o i sindacati
- in passato la Federazione degli impiegati della radio e la
Federazione degli impiegati della televisione, poi la FIRTS,
in seguito l'SSM - ho fatto esperienze molto positive, soprattutto
nella collaborazione in seno agli organi paritetici delle istituzioni
di previdenza e del Fondo per il personale. Ho anche avuto a
che fare con i sindacati nella Commissione paritetica e nelle
trattative CCL. Considerata la natura di questi rapporti, le
nostre opinioni erano naturalmente spesso divergenti. Ma siamo
sempre riusciti a trovare delle soluzioni che fossero conformi
agli interessi del personale e nel contempo sopportabili per
il datore di lavoro. Bisogna comunque sottolineare che senza
i sindacati il personale non godrebbe oggi di condizioni di lavoro
così favorevoli
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CONTRATTO
PERSONALE A PRESTITO
cronaca di una morte annunciata .... ?
A fine anno, siamo finalmente riusciti a stendere la bozza
del contratto tra i dipendenti e le ditte fornitrici di personale
a prestito alla RTSI, frutto di un lavoro faticoso e più
lungo del previsto.
A questo punto abbiamo chiesto un incontro alla RTSI per avviare
la discussione più volte annunciata .... c'è stato
un rifiuto, ma la cosa non finisce qui.
Non era perfetta, non era mirabolante, ma era un inizio sul
quale discutere, un tentativo di proporre un contratto equo e
chiaro che valesse per tutto il personale a prestito RTSI e che
tenesse conto dei punti più caldi sollevati dai lavoratori
a prestito (la chiamata all'ultimo momento, la mezza giornata,
il rispetto della legge per quanto riguarda le domeniche libere,
la formazione richiesta dalla RTSI). Niente di mirabolante si
diceva, dopo averne discusso con i lavoratori e con i rappresentanti
delle principali ditte, dopo avere costantemente tenuto al corrente
la direzione RTSI durante le riunioni di concertazione del 2004
sull'avanzamento dei lavori, dopo aver ripetuto fin dall'inizio
che nella discussione avrebbe forzatamente dovuto entrare anche
la RTSI, su espresso invito della direzione abbiamo chiesto un
incontro a Pomari e Zehnder (persone di contatto con l'SSM per
le ditte esterne). Nel gennaio scorso abbiamo ricevuto un mail
di risposta nel quale si rifiutava l'incontro asserendo tra l'altro
che l'unica istanza di controllo per il rispetto della legge
è l'ufficio del lavoro e ignorando quindi l'impegno contrattuale
e formale preso dalla SSR (protocollo addizionale al contratto
collettivo art. 8) che prevede invece che la SSR si impegna a
istituire dei meccanismi di controllo di rispetto delle leggi
per quanto riguarda le ditte terze con le quali lavora, meccanismi
da discutere a livello di unità aziendale tra le parti.
Facendo riferimento a questo preciso impegno contrattuale al
quale la RTSI non può legalmente (ma secondo noi anche
moralmente) sottrarsi, come anche alle discussioni avute in commissione
di concertazione e al partenariato sociale, abbiamo chiesto al
responsabile delle risorse umane Signor Gallucci, di intervenire
affinché l'incontro potesse aver luogo e la discussione
avviata.
Anche qui purtroppo e in contrasto con quanto discusso antecedentemente,
abbiamo ricevuto un diniego. Alla prossima commissione di concertazione
che avrà luogo il 2 marzo prossimo proveremo nuovamente
a discutere dell'argomento chiedendo un impegno preciso alla
RTSI, se non saremo soddisfatti delle risposte porteremo la questione
a livello di commissione di concertazione nazionale e eventualmente
al Tribunale arbitrale. Continuiamo a credere che il dialogo
sia possibile, ma se lo si rifiuta saremo determinati ad andare
fino in fondo.
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CONTRATTO
VARIABILE
Il contratto D. della SSR denominato Volume di occupazione
variabile è stato previsto per tenere conto di un certo
modo di lavorare a tempo parziale. Prevedendo un'irregolarità
nell'arco dell'anno.
Lo spirito del contratto è quello di considerare le esigenze
di flessibilità non solo dell'azienda, ma anche del collaboratore.
Per questo motivo è previsto che in settembre si firmi
il cosiddetto "accordo di collaborazione" (considerato
parte integrante del contratto di lavoro) che prevede oltre che
il numero di giornate garantite per l'anno successivo, anche
i periodi di non disponibilità del collaboratore, accordo
da discutere tenendo in considerazione le esigenze di ambo le
parti.
Di anno in anno però si assiste a un'interpretazione a
nostro modo di vedere, sempre più scorretta del contratto:
contratti variabili previsti anche per persone che lavorano 190
giorni all'anno, accordi di collaborazione che non sono dei veri
accordi ma delle farse.
Siamo quindi determinati ad opporci a questo modo di intendere
il contratto variabile e ad andare fino in fondo. Per questo
motivo porteremo l'argomento alla commissione di concertazione
nazionale dove chiederemo che sopra i 150 giorni non si parli
più di contratti variabili ma si debbano applicare dei
contratti fissi a tempo parziale.
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GIORNALISTI
IN PERICOLO
costituzione del gruppo
reporters sans frontières sezione Ticino
Serata " Reporter senza frontiere"
28 FEBBRAIO 2005: una bella occasione, una data importante
e un appuntamento da non mancare.
Anche la Svizzera italiana, infatti avrà il suo gruppo
di "Reporters sans Frontières" (RSF) e per l'occasione
arriveranno da Parigi il segretario generale e fondatore Robert
Ménard, il collega giornalista ed ex-ostaggio in Irak,
George Malbrunot e il Presidente della sezione svizzera di RSF,
Gérald Sapey.
di Bruno Bergomi
La serata si svolge nel quadro degli appuntamenti previsti
dal Corso di giornalismo della Svizzera italiana ed è
sostenuta dalle organizzazioni professionali: SSM, COMEDIA e
Associazione Ticinese dei Giornalisti sezione di IMPRESSUM.
Lo scorso settembre, lo sparuto gruppo di aderenti alla sezione
svizzera di RSF della nostra regione, è stato convocato
ad una riunione dal Presidente Gérald Sapey e dal segretario
Michael Roy. La coordinazione è stata portata avanti da
Denyse Bertoni.
A quella riunione ne sono seguite altre con lo scopo di creare,
anche nella nostra regione, un gruppo attivo di questa organizzazione.
RSF, nata quasi 20 anni fa, ha lo scopo di aiutare e sostenere
i nostri colleghi in tutto il mondo denunciando i soprusi e le
violazione alla libertà di stampa che subiscono i professionisti
dell'informazione, ma anche i cittadini, in molti paesi. Naturalmente
RSF si è mobilitata e si sta mobilitando per i colleghi-
ostaggi in Irak.
Reporter senza Frontiere interviene in tutti i paesi dove c'è
violazione delle libertà indipendentemente dalle ideologie,
dalla politica e da tutte le altre ragioni che portano a discriminazioni
e soprusi.
Per chi si occupa di informazione diventa quasi una responsabilità
"morale" aderire a RSF.
Ricordiamo però che l'adesione è aperta a tutti
coloro che hanno a cuore la libertà di stampa e quindi
si spera che il prossimo 28 febbraio siano molte le persone disposte
ad aderire a RSF e non necessariamente solo i giornalisti.
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BREVI
Tagli alla SSR?
Appena prima di andare in stampa con l'Informatore, abbiamo
ricevuto e pubblicato il flash della centrale SSM di Zurigo che
lancia l'allarme a proposito delle dichiarazioni di Walpen alla
stampa do domenicale svizzera tedesca, circa l'intenzione di
risparmiare 150 milioni e il taglio di posti di lavoro alla SSR.
Abbiamo subito chiesto un incontro urgente a Walpen e vi terremo
costantemente informati con i nostri flash.
Pensionati RTSI
Ci ha fatto piacere ricevere la lettera del club dei pensionati
della RTSI che ci ringrazia per esserci battuti anche per il
riconoscimento del loro rincaro.
"I pensionati dell RTSI hanno ricevuto dalla SSR la comunicazione
dell'adeguamento della rendita al rincaro nella misura dello
0.6% a partire dal 1° gennaio 2005. Il nostro comitato, a
nome di tutti i soci, ringrazia l'SSM per quanto ha tatto e farà
in futuro in favore dei pensionati. L'accordo concluso con la
SSR per il mantenimento della garanzia alla compensazione del
rincaro, specialmente in questi tempi dove non si parla che di
risparmi, è per noi molto importante e sta a significare
da un lato, che il nostro Sindacato si impegna attivamente nella
difesa dei nostri interessi e che, dall'altro, il nostro datore
di lavoro non ci ha - come avviene altrove - del tutto dimenticati.
(...)"
Commissione di concertazione
Il 2 marzo prossimo avrà luogo la prima commissione
di concertazione del 2005. Le date delle altre riunioni previste
per il 2005 sono già state fissate: 2 marzo, 22 giugno,
23 settembre e 21 dicembre.
Nei prossimi giorni verrà inoltre fissata una data per
un incontro di commissione di concertazione nazionale.
Ecco i temi che abbiamo chiesto di discutere:
- Ditte esterne (v. articolo a pagina 6)
- Situazione contrattuale dei lettori RTSI
- Nuovo regolamento della commissione valutazione funzioni
- Nel 2004 alcuni lavoratori hanno dovuto lavorare più
domeniche di quelle previste dalla ccl
Come ogni anno chiederemo inoltre una serie di dati:
- l'elenco aggiornato delle funzioni retribuite con un'indennità
di funzione, il numero di persone che hanno percepito un'indennità
di funzione; i dati finali riguardanti i premi 2004 (numero,
ammontare, ripartizione,...) e le qualifiche (ripartizione donne,
uomini, settori, ...); dati relativi al picchetto, ai corrispondenti
e ai posteggi.
Cronaca multimedia SSM
Sul nostro sito nazionale
www.ssm-site.ch
nelle pagine in tedesco o in francese è possibile visionare
la cronaca multimedia dell'SSM dal 1974 al 2004 preparata dalla
nostra segretaria nazionale per le pari opportunità, Claudine
Traber, e presentata in occasione del nostro congresso al Monte
Verità dello scorso anno.
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