SSMinformatore  Nr.279

 

 

 

 

 

 

 

 

titoli:  

Il partenariato sociale carta straccia?

 

Il partenariato sociale1 sembra essere di moda soltanto sulla carta e nelle dichiarazioni altisonanti

1Partenariato: comune partecipazione a una stessa impresa politica, diplomatica, finanziaria, aziendale, volta a conseguire congiuntamente obiettivi condivisi.
il partenariato sociale presuppone una collaborazione tra le parti, un dialogo e ev. dei negoziati per raggiungere dei risultati condivisibili.

 

Lo gnomo dei boschi si aggira sconsolato su sentieri conosciuti che gli sembrano estranei e ostili. Tra ombre e intenzioni non si ritrova più. I suoni, le luci, gli odori non corrispondono più. Una fragola è ancora rossa, lucida, bella forse anche più di prima, ma il sapore? Niente a che vedere con le aspettative! Acidulo, scialbo, incolore!
Il partenariato sociale? Lo stesso. A parole sembra essere intatto, la volontà di collaborare espressa a più riprese, i saluti calorosi, le parole rassicuranti e accuratamente scelte. Ma i fatti? Scialbi, insulsi, inconsistenti. Non riconoscimento del ruolo, minacce di non trasmettere più informazioni, accuse di scorrettezza, incontri rifiutati.
Speriamo sia semplicemente una confezione guasta, una scatola avariata, dei casi isolati dovuti a un momento passeggero oramai concluso.
Se così non fosse, non avremmo altra scelta che cambiare atteggiamento e strategia.
Noi siamo pronti.
... Il bosco anche.

 

 

Torna all'indice

 

 

Risparmi nel settore informatica della SSR?

Centralizzazione, riduzione degli effettivi e perdita di prossimità agli utenti?

La società KPMG è stata incaricata dalla SSR di analizzare il potenziale di risparmio nell'informatica e nella produzione digitale. Ha consegnato il suo rapporto, ma finora sono pochi coloro che vi hanno avuto accesso. L'SSM ha chiesto alla SSR un'informazione dettagliata sui suoi obiettivi e sulle conseguenze di quest'analisi per il personale interessato. Una riunione d'informazione si terrà il prossimo 2 marzo.

 

 

 

estratti da un articolo di Ernst Gräub apparso su SSM Express

 

 

il rapporto della KPMG contiene 23 proposte che dovrebbero consentire di risparmiare 9,4 milioni di franchi netti all'anno a partire dal 2008. Conformemente all'articolo 53 cpv 2 della CCL, l'SSM ha chiesto alla SSR di ricevere un'informazione tempestiva ed esauriente.
Il progetto è stato accolto con molto scetticismo dai responsabili dei servizi informatici delle diverse unità SSR. La KPMG ne ha preso atto e, nel suo documento, spiega i motivi di quest'accoglienza negativa:

"Limitare l'autonomia delle unità aziendali in ambito informatico riduce la loro flessibilità e potrebbe aumentare il loro tempo di reazione di fronte alle nuove esigenze imposte dalla loro attività essenziale.

Standardizzare i processi informatici provoca una evidente perdita di prossimità agli utenti (per es. quando viene proposta una hot line informatica al posto di un contatto diretto con i collaboratori IT) che questi, se non disporranno di sufficienti informazioni complementari, potrebbero percepire come un abbassamento della qualità del servizio.
Gli sforzi di centralizzazione, se non saranno accompagnati da adeguate misure di comunicazione, potrebbero determinare forti preoccupazioni nel personale informatico e provocare una diminuzione della motivazione, o addirittura una incontrollabile ondata di dimissioni.

In un'azienda d'interesse nazionale, le misure di risparmio che potrebbero suscitare preoccupazioni per quanto riguarda un taglio degli effettivi nelle diverse unità aziendali rischiano di essere comunicate al pubblico da organizzazioni politiche o sindacali. "

L'SSM condivide assolutamente queste valutazioni della KPMG. Da un punto di vista sindacale, ci interessa particolarmente l'ultimo punto. Siamo inoltre convinti che la prossimità agli utenti è un argomento importante che giustifica un'analisi critica del progetto. Tocca ora alla SSR presentare apertamente tutti i dati di questo progetto e fugare gli eventuali dubbi.

Torna all'indice

 

 

ORION - il pericolo è sempre dietro l'angolo

 

Molti in questi giorni si chiedono se il progetto Orion sia stata la classica montagna che ha partorito il topolino. Potrebbe anche darsi ma noi crediamo di no! Intanto nessuno ha ancora ben capito in cosa consista concretamente il progetto e in quali settori troverà applicazione, quali conseguenze avrà sull'autonomia delle regioni, sui costi e sul personale. Perciò non abbassiamo la guardia e continuiamo a vegliare. Non dimentichiamo che il progetto fin dall'inizio contemplava tutte le possibilità tra le quali la centralizzazione e la privatizzazione di tutta la produzione TV e questa opzione è rimasta tra le probabili decisioni fino all'ultimo. Quello che più ci preoccupa è che nessuno abbia pensato da subito di escludere questa possibilità per evidenti ragioni politiche come il rispetto del federalismo e delle identità regionali. A conferma dell'importanza di queste ragioni, basta vedere come si è espresso il Consiglio Federale nel messaggio riguardante la nuova legge Radio TV, a proposito della produzione di programmi: "La SSR, quale emittente di servizio pubblico, non può lasciarsi guidare, anche nel quadro della produzione dei suoi programmi, soltanto da considerazioni di economia aziendale ma deve altresì valutare gli interessi e le sensibilità regionali (...)" (vedi nostra lettera al Consiglio di Stato ticinese che pubblichiamo qui di seguito).
Per questo siamo del parere che a media o lunga scadenza il problema si riproporrà, ma a quel momento con ben altre premesse.
Fra qualche anno infatti saranno appianati alcuni ostacoli che oggi impediscono o rendono difficoltosa una centralizzazione. Ed è appunto quello che si prefigge per ora il nuovo progetto, come si evince da alcune affermazioni estratte dagli obiettivi del BUP (cfr. riquadro a lato)

Oggi se il progetto Orion non sembra mettere in discussione i valori del Federalismo e gli interessi regionali lo si deve probabilmente anche alla forte opposizione che si è creata, tra le quali anche quella dell'SSM. La stessa CORSI e il suo presidente si sono attivamente preoccupati di garantire che la produzione rimanga nella regione.

Anche i nostri dirigenti, dopo una iniziale euforia "Zurigocentrica", si sono resi conto dei pericoli che ciò avrebbe comportato ed hanno lavorato per cercare di limitare i danni.

La paura però è quella che col tempo ci possa essere una ricaduta.
In questo momento ci preoccupa il prossimo dibattito parlamentare sulla legge RTV che si svolgerà nella prossima sessione al Consiglio degli Stati. La commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni dello stesso Consiglio ha infatti deciso di proporre la cancellazione dell'art. 30 del progetto di nuova Legge RTV. Questo articolo stabilisce che "i programmi della SSR devono essere prodotti prevalentemente nelle parti del Paese alle quali sono destinati".
Alla CORSI abbiamo chiesto e ottenuto di pronunciarsi contro tale stralcio. Ora con una lettera (vedi pagina seguente) lo chiediamo anche al Consiglio di Stato. Lo chiederemo anche alla deputazione ticinese alle camere federali, l'Unione Sindacale Svizzera è già stata sensibilizzata così come altri parlamentari. Speriamo che, nell'interesse della Svizzera italiana, della RTSI e del suo personale, queste azioni abbiano successo altrimenti, se si dovesse mantenere lo stralcio dell'art. 30, daremmo un cattivo segnale ai fautori della privatizzazione e centralizzazione che, lo ricordiamo, è sempre dietro l'angolo.

Torna all'indice

 

 

Nostra lettera al Consiglio di Stato del Cantone Ticino

firmata dai presidenti dell'USS sezione Ticino e Moesa, e dell'SSM sezione Lugano

 

L'abbiamo scritta per chiedere di intervenire nel dibattito sulla nuova legge radio tv che attualmente è in discussione agli Stati, per salvaguardare i principi del federalismo e delle identità regionali

 

 

Lodevole
Consiglio di Stato
Palazzo Governativo
6500 Bellinzona

 

 

Gentili Signore Consigliere di Stato,
Egregi Signori Consiglieri di Stato,

 

A nome dell'Unione Sindacale Svizzera sezione Ticino e Moesa e a nome del Sindacato Svizzero dei mass media sezione Lugano, ci permettiamo di scrivervi questa lettera per segnalarvi la nostra preoccupazione per l'evolversi della discussione sulla nuova legge radio TV che dovrà essere votata dagli Stati nel corso della prossima sessione del Parlamento prevista tra il 28 febbraio e il 18 marzo prossimi e per chiedervi di intervenire come Consiglio di Stato ticinese per impedire che venga stralciato l'articolo 30 come proposto dalla commissione dei trasporti e delle comunicazioni del Consiglio degli Stati. Articolo che invece era stato accettato dal Consiglio Nazionale e che era stato previsto con chiaroveggenza dal Consiglio Federale con l'intento di definire dei principi che la SSR deve rispettare per salvaguardare il federalismo e le identità delle singole regioni.
L'articolo in questione e il relativo messaggio del Consiglio Federale recitano:

Nuova LRTV
Art. 30 Produzione di programmi
I programmi della SSR devono essere prodotti prevalentemente nelle parti del Paese alle quali sono destinati.

Messaggio
Art. 30 Produzione di programmi
La SSR, quale emittente di servizio pubblico, non può lasciarsi guidare, anche nel quadro della produzione dei suoi programmi, soltanto da considerazioni di economia aziendale ma deve altresì valutare gli interessi e le sensibilità regionali. Questa esigenza è dettata dalla convinzione che gli avvenimenti e i bisogni regionali possono essere adeguatamente espressi nei programmi se gli operatori di programma hanno una certa affinità con le regioni interessate e sono in grado di esprimere una sensibilità adeguata alle specificità regionali. Va inoltre tenuto presente che strutture di produzione federaliste e una ripartizione regionale equilibrata dei posti di lavoro favoriscono il processo d'identificazione. È dunque giustificato inserire nella legge le esigenze minime corrispondenti (cfr. sopra il n. 1.3.5.3.4). Tale disposizione si riallaccia all'articolo 4 della concessione della SSR, secondo il quale i programmi regionali devono essere prodotti nelle rispettive regioni linguistiche.

Le esigenze legate all'adempimento della funzione di servizio pubblico non riguardano soltanto le offerte, i contenuti dei programmi e la gestione della SSR, ma anche il luogo di produzione. La molteplicità culturale del Paese e le esigenze delle singole regioni vanno prese in considerazione anche in questo ambito. L'articolo 30 stabilisce pertanto che i programmi siano prodotti soprattutto nella parte del Paese a cui sono destinati. Questa prescrizione tiene conto delle esigenze delle regioni francofone e italofone della Confederazione e figura già nella concessione della SSR (art. 4).

Il legislatore si è preoccupato chiaramente di fissare nella legge dei principi irrinunciabili per il senso stesso del nostro sistema federalista e per salvaguardare le regioni minoritarie, il Canton Ticino è quindi particolarmente interessato da questo articolo.
La radio e la televisione rappresentano un elemento di coesione e di identità per la popolazione ticinese, vi è inoltre da considerare l'aspetto occupazionale che vede il Ticino in una posizione già particolarmente sensibile.

Ci stupisce e ci preoccupa che la proposta di stralciare tale articolo sia partita da un membro dei vertici della SSR, il parlamentare Signor Fünfschilling, presidente del consiglio di amministrazione della SRG-SSR idée suisse della Svizzera tedesca nonché vice presidente del consiglio di amministrazione del TPC (centro di produzione privatizzato della SF DRS). Questo anche perché lo scorso anno la SSR ha dato avvio a un progetto (denominato ORION) che prevedeva la centralizzazione della produzione.
Diverse varianti sono state studiate, tra le quali anche lo scorporo dell'intera produzione SSR e la privatizzazione della stessa tramite la creazione di una società anonima indipendente. Per il momento è stata scelta la variante meno drastica che prevede il mantenimento dei posti di lavoro nelle regioni e un inizio di centralizzazione che prevede la collaborazione, ma anche l'uniformalizzazione dei diversi mezzi, delle procedure, della pianificazione del personale ecc. Da parte nostra vi è la preoccupazione che in questo modo si stia semplicemente preparando il terreno per una centralizzazione completa con relativa privatizzazione. Allo stato attuale delle cose non era possibile scegliere subito la variante più drastica viste le diversità regionali, e perché attualmente l'opposizione a tale progetto sarebbe troppo grande e abbiamo l'impressione che si voglia quindi semplicemente procedere per gradi. È chiaro che in quest'ottica l'Art. 30 rappresenterebbe perlomeno un freno a queste gravi opzioni.

Durante la sua seduta del 22 gennaio scorso anche il comitato della CORSI si è pronunciato chiaramente contrario all'abolizione dell' Art. 30.
Per salvaguardare una SSR federalista e idée suisse non solo nel nome, per garantire al Ticino la possibilità di avere una radio e televisione di servizio pubblico che rispetti le identià regionali e culturali, per mantenere i posti di lavoro nella regione, vi chiediamo di intervenire perché l'Art. 30 venga mantenuto, e affinché il progetto ORION non sfoci in futuro in un trasferimento di parte dell'attività della RTSI oltre San Gottardo.

Ringraziandovi per l'attenzione e fiduciosi che vorrete dare seguito al nostro invito, vi salutiamo cordialmente.

 


Per l'USS sezione Ticino e Moesa

Il presidente
Werner Carobbio
                                         

 

Per il Sindacato Svizzero dei mass media
sezione Lugano


Il presidente
Renato Soldini

 

Torna all'indice

 

 

Abbiamo fatto bene a creare una cassa pensioni della SSR?

Intervista con Gerhard Messerli / estratti

 

Gerhard Messerli, responsabile di lunga data del servizio Affari sociali di SRG SSR, andrà in pensione tra poco. Nell'azienda, molti sanno che per le domande sulla cassa pensioni, il signor Messerli è LA persona a cui rivolgersi. L'SSM ha colto l'occasione della sua partenza per fargli alcune domande sullo sviluppo e sulla situazione attuale nel campo delle assicurazioni sociali.

L'intervista è stata condotta da Ernst Gräub.

 

La SSR è un datore di lavoro che offre ancora al suo personale buone condizioni sociali. Tuttavia, a partire dall'inizio degli anni 90, ha messo in atto la sua trasformazione da istituzione a impresa. Le sembra che questo processo sia sfociato in una politica meno sociale?
A mio avviso, la SSR ha sempre garantito un livello alto nell'ambito delle prestazioni sociali, anche nella previdenza professionale. Ha cominciato a investire in questo campo già nel 1944, molto prima della maggior parte delle aziende in Svizzera. Direi che la SSR non ha mai ridotto le proprie prestazioni, ma le ha trasformate. Per esempio, con il CCL 1995 ha ridotto il numero delle indennità, ma lo ha fatto parallelamente a una diversa distribuzione delle risorse, cioè integrando in maniera diversa le indennità soppresse. Certo, questa ridistribuzione è anche merito dei sindacati. E' piuttosto nel modo di trattare i casi individuali che percepisco un certo cambiamento; i rapporti sono diventati più duri. Per esempio, fino a poco tempo fa, era impensabile disdire un rapporto di lavoro prima di aver la certezza che la persona con un problema di salute avrebbe percepito prestazioni d'invalidità del 2° pilastro. Oggi invece capita che il datore di lavoro disdica il contratto di lavoro di un collaboratore che ha ancora diritto alle indennità giornaliere dell'assicurazione malattia o infortunio.
Questo ci porta ai problemi attuali. Si sente dire spesso che dei motivi finanziari impongono di aumentare l'età di pensionamento AVS. Nel contempo, constatiamo che sempre più persone escono sempre prima dal mondo del lavoro, molte per scelta, altre perché vi sono costrette. Qual è la situazione alla SSR?
Alla SSR, la possibilità di andare in pensione anticipata esiste già dal 1979. A quel tempo, il datore di lavoro e i sindacati avevano deciso di utilizzare per il pensionamento anticipato le risorse risultanti dalla dissoluzione della cassa pensioni dell'azienda, perché la Cassa pensione della Confederazione (CPC) non offriva questa possibilità.
Nel 1979, la SSR aveva emesso l'ipotesi che circa il 30% del personale avrebbe scelto il pensionamento anticipato, un'ipotesi che per molti anni si è verificata. Con la revisione degli statuti del 1988, la possibilità del pensionamento anticipato fu introdotta anche alla CPC. Sin dall'inizio, tra il personale della SSR c'è stato proporzionalmente un alto numero di pensionamenti anticipati, un numero che non ha smesso di aumentare. Oggi, solo una piccola parte del personale SSR lavora ancora fino a 65 anni. Su tutte le persone andate in pensione nel 2003, circa l'80% aveva meno di 62 anni, l'anno scorso questa quota era superiore al 70%. E' stato tenuto conto di questa situazione per determinare l'ammontare dei premi della Cassa pensioni SSR (CPS) effettuando il calcolo dei premi sulla base di un'età media di pensionamento di 61,5 anni. Oggi però si constata che l'età media reale di pensionamento è ancora inferiore.
Il pensionamento anticipato è stato a lungo un privilegio riservato a coloro che si trovavano nella fascia superiore della scala salariale (soprattutto uomini). Alla SSR, questo è profondamente cambiato. Per quali motivi? A causa delle buone condizioni proposte o dello specifico logoramento a cui è confrontato il personale di un'azienda audiovisiva che lavora nella stress e nell'urgenza?
Intervengono ambedue i due fattori. Un elemento determinante è certamente costituito dalle condizioni interessanti, soprattutto le buone rendite della CPS: A queste si aggiunge la rendita transitoria AVS, che attualmente ammonta a 28'500 franchi all'anno, a prescindere dal livello dell'ultimo salario. Infine, vi sono le prestazioni complementari della Fondazione. Spesso, probabilmente nei due terzi dei casi, tutto questo è completato da prestazioni del datore di lavoro, quale ad esempio la possibilità di guadagnare un reddito supplementare lavorando sotto contratto libero. Dal mio punto di vista, le differenze fra uomini e donne sono praticamente inesistenti. Credo tuttavia che abbiamo raggiunto un tetto per quanto riguarda i pensionamenti anticipati. Ormai, le unità aziendali che favoriscono i pensionamenti anticipati proponendo prestazioni di accompagnamento devono contribuire ai costi della rendita transitoria.
Il 1° gennaio 2005, le persone assicurate presso l'IP sono state trasferite alla CPS. Secondo la Sua valutazione, come evolveranno le cose? E' pensabile che la CPS, come Publica, passi al primato dei contributi? Dobbiamo temere una riduzione delle prestazioni, in particolare delle prestazioni complementari?
La CPS esiste già da due anni. I risultati degli investimenti del primo anno non sono esaltanti ma nemmeno sono pessimi. Non conosciamo ancora nel dettaglio il risultato del secondo anno, sappiamo però che è complessivamente soddisfacente e che dovrebbe superare ampiamente la soglia del 4%. Un quadro positivo, quindi, che completano due fattori. Primo, per il calcolo dei contributi era già stato tenuto conto del fatto che molti assicurati sarebbero andati in pensione anticipata. Secondo, nei suoi due primi anni di esistenza la CPS non ha dovuto assumere nessun caso d'invalidità perché questi erano ancora a carico di Publica.
Per quanto riguarda un eventuale cambiamento di sistema, va precisato che il primato delle prestazioni presenta per il datore di lavoro e per il personale lo svantaggio di dover "riacquistare" gli aumenti di stipendio. Oggi, con un'inflazione debole e aumenti salariali non proprio mirifici a causa della situazione finanziaria della SSR, il primato delle prestazioni, a mio avviso, costa meno al datore di lavoro rispetto del primato dei contributi, e ciò a parità di prestazioni. Il problema del primato delle prestazioni è piuttosto legato all'obbligo di realizzare un tasso d'interesse del 4%. Il primato dei contributi è una soluzione più flessibile che consente di abbassare più rapidamente il tasso d'interesse quando è debole il rendimento degli investimenti. Non sono in grado di dire se la SSR intenda cambiare sistema in un prossimo futuro. Dipenderà dai risultati. Posso però affermare che una cassa pensioni che assicura con il primato delle prestazioni il personale a volume d'occupazione fisso non costituisce uno svantaggio finanziario per il datore di lavoro SSR.
La decisione di creare una cassa pensioni della SSR è quindi stata giusta?
Sì, certo. Anche se la SSR ha approfittato a lungo della sua affiliazione alla CFP, era giusto staccarsene, soprattutto dopo l'uscita di alcune importanti aziende del servizio pubblico, dapprima Swisscom, poi La Posta. Inoltre, il progetto di affiliazione della cassa pensioni delle FFS non è stato realizzato. Perciò, Publica è oggi la cassa del personale dell'amministrazione federale e delle organizzazioni affiliate. La SSR ha sicuramente scelto il momento giusto per uscire dalla CPC.
Torniamo al pensionamento anticipato. Ha sicuramente notato quanto sia difficile per molti invecchiare nella frenesia di un'azienda audiovisiva. Secondo la mia esperienza, mi sembra che la SSR non studi abbastanza seriamente nuovi modelli che potrebbero tenere conto dei bisogni specifici del personale più anziano. Su che cosa bisognerebbe mettere l'accento maggiormente?
Sarebbe auspicabile e nell'interesse di tutti, anche della cassa pensioni, posticipare un po' i pensionamenti. Nel 1979, quando fu introdotto il pensionamento anticipato, avevamo già creato la possibilità del pensionamento parziale di cui si può usufruire anche gradualmente, cioè riducendo il volume lavorativo dal 100% all'80%, poi al 60% o al 50%. Walter J. Ammann di SF DRS, deceduto pochi giorni prima di quest'intervista, fu il primo - e per anni purtroppo anche l'unico - ad approfittare di questa possibilità. Lo stesso principio vale per il credito prepensionamento. Secondo la mia opinione, il personale non sfrutta abbastanza la possibilità di ridurre il volume lavorativo settimanale o mensile negli anni che precedono il pensionamento utilizzando poco a poco questo credito.
In qualità di responsabile degli Affari sociali ha dovuto confrontarsi spesso con i sindacati. Come ha visto l'SSM in queste discussioni?
Nelle mie relazioni con le associazioni del personale o i sindacati - in passato la Federazione degli impiegati della radio e la Federazione degli impiegati della televisione, poi la FIRTS, in seguito l'SSM - ho fatto esperienze molto positive, soprattutto nella collaborazione in seno agli organi paritetici delle istituzioni di previdenza e del Fondo per il personale. Ho anche avuto a che fare con i sindacati nella Commissione paritetica e nelle trattative CCL. Considerata la natura di questi rapporti, le nostre opinioni erano naturalmente spesso divergenti. Ma siamo sempre riusciti a trovare delle soluzioni che fossero conformi agli interessi del personale e nel contempo sopportabili per il datore di lavoro. Bisogna comunque sottolineare che senza i sindacati il personale non godrebbe oggi di condizioni di lavoro così favorevoli

 

Torna all'indice

 

 

 

CONTRATTO PERSONALE A PRESTITO
cronaca di una morte annunciata .... ?

 

A fine anno, siamo finalmente riusciti a stendere la bozza del contratto tra i dipendenti e le ditte fornitrici di personale a prestito alla RTSI, frutto di un lavoro faticoso e più lungo del previsto.
A questo punto abbiamo chiesto un incontro alla RTSI per avviare la discussione più volte annunciata .... c'è stato un rifiuto, ma la cosa non finisce qui.

 

Non era perfetta, non era mirabolante, ma era un inizio sul quale discutere, un tentativo di proporre un contratto equo e chiaro che valesse per tutto il personale a prestito RTSI e che tenesse conto dei punti più caldi sollevati dai lavoratori a prestito (la chiamata all'ultimo momento, la mezza giornata, il rispetto della legge per quanto riguarda le domeniche libere, la formazione richiesta dalla RTSI). Niente di mirabolante si diceva, dopo averne discusso con i lavoratori e con i rappresentanti delle principali ditte, dopo avere costantemente tenuto al corrente la direzione RTSI durante le riunioni di concertazione del 2004 sull'avanzamento dei lavori, dopo aver ripetuto fin dall'inizio che nella discussione avrebbe forzatamente dovuto entrare anche la RTSI, su espresso invito della direzione abbiamo chiesto un incontro a Pomari e Zehnder (persone di contatto con l'SSM per le ditte esterne). Nel gennaio scorso abbiamo ricevuto un mail di risposta nel quale si rifiutava l'incontro asserendo tra l'altro che l'unica istanza di controllo per il rispetto della legge è l'ufficio del lavoro e ignorando quindi l'impegno contrattuale e formale preso dalla SSR (protocollo addizionale al contratto collettivo art. 8) che prevede invece che la SSR si impegna a istituire dei meccanismi di controllo di rispetto delle leggi per quanto riguarda le ditte terze con le quali lavora, meccanismi da discutere a livello di unità aziendale tra le parti.
Facendo riferimento a questo preciso impegno contrattuale al quale la RTSI non può legalmente (ma secondo noi anche moralmente) sottrarsi, come anche alle discussioni avute in commissione di concertazione e al partenariato sociale, abbiamo chiesto al responsabile delle risorse umane Signor Gallucci, di intervenire affinché l'incontro potesse aver luogo e la discussione avviata.
Anche qui purtroppo e in contrasto con quanto discusso antecedentemente, abbiamo ricevuto un diniego. Alla prossima commissione di concertazione che avrà luogo il 2 marzo prossimo proveremo nuovamente a discutere dell'argomento chiedendo un impegno preciso alla RTSI, se non saremo soddisfatti delle risposte porteremo la questione a livello di commissione di concertazione nazionale e eventualmente al Tribunale arbitrale. Continuiamo a credere che il dialogo sia possibile, ma se lo si rifiuta saremo determinati ad andare fino in fondo.

 

Torna all'indice

 

 

CONTRATTO VARIABILE

 

Il contratto D. della SSR denominato Volume di occupazione variabile è stato previsto per tenere conto di un certo modo di lavorare a tempo parziale. Prevedendo un'irregolarità nell'arco dell'anno.
Lo spirito del contratto è quello di considerare le esigenze di flessibilità non solo dell'azienda, ma anche del collaboratore.
Per questo motivo è previsto che in settembre si firmi il cosiddetto "accordo di collaborazione" (considerato parte integrante del contratto di lavoro) che prevede oltre che il numero di giornate garantite per l'anno successivo, anche i periodi di non disponibilità del collaboratore, accordo da discutere tenendo in considerazione le esigenze di ambo le parti.
Di anno in anno però si assiste a un'interpretazione a nostro modo di vedere, sempre più scorretta del contratto: contratti variabili previsti anche per persone che lavorano 190 giorni all'anno, accordi di collaborazione che non sono dei veri accordi ma delle farse.

Siamo quindi determinati ad opporci a questo modo di intendere il contratto variabile e ad andare fino in fondo. Per questo motivo porteremo l'argomento alla commissione di concertazione nazionale dove chiederemo che sopra i 150 giorni non si parli più di contratti variabili ma si debbano applicare dei contratti fissi a tempo parziale.

 

Torna all'indice

 

 

 

GIORNALISTI IN PERICOLO

costituzione del gruppo
reporters sans frontières sezione Ticino

 

Serata " Reporter senza frontiere"

28 FEBBRAIO 2005: una bella occasione, una data importante e un appuntamento da non mancare.
Anche la Svizzera italiana, infatti avrà il suo gruppo di "Reporters sans Frontières" (RSF) e per l'occasione arriveranno da Parigi il segretario generale e fondatore Robert Ménard, il collega giornalista ed ex-ostaggio in Irak, George Malbrunot e il Presidente della sezione svizzera di RSF, Gérald Sapey.

 

di Bruno Bergomi

 

La serata si svolge nel quadro degli appuntamenti previsti dal Corso di giornalismo della Svizzera italiana ed è sostenuta dalle organizzazioni professionali: SSM, COMEDIA e Associazione Ticinese dei Giornalisti sezione di IMPRESSUM.
Lo scorso settembre, lo sparuto gruppo di aderenti alla sezione svizzera di RSF della nostra regione, è stato convocato ad una riunione dal Presidente Gérald Sapey e dal segretario Michael Roy. La coordinazione è stata portata avanti da Denyse Bertoni.
A quella riunione ne sono seguite altre con lo scopo di creare, anche nella nostra regione, un gruppo attivo di questa organizzazione.
RSF, nata quasi 20 anni fa, ha lo scopo di aiutare e sostenere i nostri colleghi in tutto il mondo denunciando i soprusi e le violazione alla libertà di stampa che subiscono i professionisti dell'informazione, ma anche i cittadini, in molti paesi. Naturalmente RSF si è mobilitata e si sta mobilitando per i colleghi- ostaggi in Irak.
Reporter senza Frontiere interviene in tutti i paesi dove c'è violazione delle libertà indipendentemente dalle ideologie, dalla politica e da tutte le altre ragioni che portano a discriminazioni e soprusi.
Per chi si occupa di informazione diventa quasi una responsabilità "morale" aderire a RSF.
Ricordiamo però che l'adesione è aperta a tutti coloro che hanno a cuore la libertà di stampa e quindi si spera che il prossimo 28 febbraio siano molte le persone disposte ad aderire a RSF e non necessariamente solo i giornalisti.

 

Torna all'indice

 

BREVI

Tagli alla SSR?

 

Appena prima di andare in stampa con l'Informatore, abbiamo ricevuto e pubblicato il flash della centrale SSM di Zurigo che lancia l'allarme a proposito delle dichiarazioni di Walpen alla stampa do domenicale svizzera tedesca, circa l'intenzione di risparmiare 150 milioni e il taglio di posti di lavoro alla SSR. Abbiamo subito chiesto un incontro urgente a Walpen e vi terremo costantemente informati con i nostri flash.

 

Pensionati RTSI

 

Ci ha fatto piacere ricevere la lettera del club dei pensionati della RTSI che ci ringrazia per esserci battuti anche per il riconoscimento del loro rincaro.

"I pensionati dell RTSI hanno ricevuto dalla SSR la comunicazione dell'adeguamento della rendita al rincaro nella misura dello 0.6% a partire dal 1° gennaio 2005. Il nostro comitato, a nome di tutti i soci, ringrazia l'SSM per quanto ha tatto e farà in futuro in favore dei pensionati. L'accordo concluso con la SSR per il mantenimento della garanzia alla compensazione del rincaro, specialmente in questi tempi dove non si parla che di risparmi, è per noi molto importante e sta a significare da un lato, che il nostro Sindacato si impegna attivamente nella difesa dei nostri interessi e che, dall'altro, il nostro datore di lavoro non ci ha - come avviene altrove - del tutto dimenticati. (...)"

 

Commissione di concertazione

 

Il 2 marzo prossimo avrà luogo la prima commissione di concertazione del 2005. Le date delle altre riunioni previste per il 2005 sono già state fissate: 2 marzo, 22 giugno, 23 settembre e 21 dicembre.
Nei prossimi giorni verrà inoltre fissata una data per un incontro di commissione di concertazione nazionale.

Ecco i temi che abbiamo chiesto di discutere:
- Ditte esterne (v. articolo a pagina 6)
- Situazione contrattuale dei lettori RTSI
- Nuovo regolamento della commissione valutazione funzioni
- Nel 2004 alcuni lavoratori hanno dovuto lavorare più domeniche di quelle previste dalla ccl

Come ogni anno chiederemo inoltre una serie di dati:
- l'elenco aggiornato delle funzioni retribuite con un'indennità di funzione, il numero di persone che hanno percepito un'indennità di funzione; i dati finali riguardanti i premi 2004 (numero, ammontare, ripartizione,...) e le qualifiche (ripartizione donne, uomini, settori, ...); dati relativi al picchetto, ai corrispondenti e ai posteggi.

 

 

Cronaca multimedia SSM

 

Sul nostro sito nazionale

www.ssm-site.ch

nelle pagine in tedesco o in francese è possibile visionare la cronaca multimedia dell'SSM dal 1974 al 2004 preparata dalla nostra segretaria nazionale per le pari opportunità, Claudine Traber, e presentata in occasione del nostro congresso al Monte Verità dello scorso anno.

 

Torna all'indice