SSMinformatore  Nr.282

 

 

 

 

 

 

 

 

titoli:  

 

 

 

RTSI e SSM al tavolo delle discussioni

 

Il 22 giugno scorso si è tenuta la Commissione di concertazione (CdC), una riunione tra Direzione RTSI e SSM durante la quale ci si confronta sui problemi principali del momento. Numerosi i temi proposti dall'SSM.

Indennità forfetaria per giornalisti concessa a tutti i redattori di Rete 3! Tuttavia restano dei punti in sospeso…
Durante la scorsa CdC di marzo l'SSM si era occupato dei collaboratori di Rete 3, denunciando l'attribuzione erronea di funzioni (in particolare giornalisti ai quali è stata assegnata solo la funzione "collaboratore alla produzione Rete 3"), l'utilizzo di collaboratori senza contratto scritto e la mancata concessione dell'indennità forfetaria di giornalisti ai redattori della rete. L'azienda, dopo aver effettuato una verifica della situazione, ha negato che ci siano collaboratori che lavorano con una funzione inferiore rispetto a quella che effettivamente svolgono. Scettici e non soddisfatti di questa risposta, abbiamo proposto alla Direzione di analizzare i piani di lavoro mensili, dai quali emerge con chiarezza la funzione effettivamente svolta da ogni collaboratore. Riguardo invece l'indennità forfetaria per giornalisti la nostra denuncia ha portato a buon fine: dopo aver ammesso di non averla concessa ai redattori di Rete 3, la RTSI ci ha garantito che tutti i redattori la riceveranno retroattivamente al momento in cui è stata loro assegnata la funzione.
È un risultato ma ci sono ancora troppe questioni in sospeso a Rete 3 e intendiamo mantenere uno sguardo vigile sulla situazione.

La funzione di capo edizione non è riconosciuta ai giornalisti sportivi, un'ingiustizia alla quale porre rimedio
Abbiamo denunciato che i giornalisti sportivi, i quali svolgono spesso la funzione di capo edizione, non hanno ricevuto nessuna indennità di funzione. Il responsabile delle risorse umane conferma quanto lamentato dai collaboratori, infatti ci ha comunicato che nel 2004 il ruolo di capo edizione è stato riconosciuto solo ad un numero ristretto di collaboratori sportivi, mentre per il 2005 le indennità devono ancora essere versate! Si giustifica sostenendo che la differenza fondamentale rispetto al settore Informazioni è data dal fatto che produzioni come TG e attualità sono regolari nel corso di tutto l'anno, mentre per le produzioni dello sport l'andamento è molto irregolare. Aggiunge inoltre che le mansioni effettivamente svolte dai giornalisti sportivi non corrispondono al "descrittivo" della funzione di Capo edizione. Noi da parte nostra abbiamo fatto delle verifiche: ci risulta che molti giornalisti sportivi hanno addirittura superato il numero di giornate svolte in qualità di capo edizione rispetto ai giornalisti dell'Informazione! La Direzione ci ha garantito una verifica. La questione è quindi rimasta in sospeso, ma intendiamo fare chiarezza. Vi terremo informati.

Picchetto: mancato rispetto dei turni e interventi remoti non retribuiti
Dopo sei mesi di applicazione del nuovo regolamento di picchetto abbiamo segnalato alla Direzione i problemi principali emersi nei vari settori. In particolare il non rispetto degli orari stabiliti per ogni turno di picchetto e il fatto che la richiesta di intervento di un collega esperto sia diventata la norma invece che l'eccezione, creando una situazione nella quale il collega esperto non pianificato di picchetto deve intervenire spesso da casa. Abbiamo inoltre denunciato il mancato riconoscimento di questo intervento. Infatti sia i servizi tecnici sia gli informatici ci hanno interpellati poiché era stato loro comunicato che un intervento remoto di questo tipo non dava diritto a nessun indennizzo. La RTSI ci ha garantito che le fasce orarie dei vari turni devono essere rispettate e che gli interventi remoti non danno diritto alla RTE o ai 100.- per chi è in categoria C, ma devono essere riconosciuti come ore di lavoro. Segnalatici quindi se dovessero sorgere nuovi problemi in merito!

 

L'SSM rivendica la CCL per i collaboratori di Teletext
Abbiamo chiesto alla Direzione che i collaboratori di Teletext (che lavorano già a Lugano e che arriveranno da Bienne) siano integrati nella CCL e che sia progressivamente adeguata la loro situazione salariale per evitare disparità con i collaboratori RTSI. Tuttavia, il responsabile delle risorse umane, sostiene di non avere voce in capitolo sulle loro condizioni lavorative, considerato che questi collaboratori rimarranno dipendenti della Teletext SA, con prestazioni e tempi di lavoro definiti dal loro contratto. L'SSM non accetta questo rifiuto e cercherà in tutti i modi di integrare questi collaboratori nella CCL 2008.

IT outsourcing: creazione di centri di competenza e esternalizzazioni mirate
Secondo le ultime informazioni forniteci dalla direzione pare che l'idea sia quella di mantenere un centro forte e di creare dei centri di competenza regionali identificando quei settori nei quali si può risparmiare attraverso un'esternalizzazione (es:telefonia). La nostra preoccupazione principale è quella di evitare dei licenziamenti, ma la Direzione ci ha garantito che i posti di lavoro non saranno messi in pericolo. Restiamo in attesa di ulteriori informazioni.

Contratto C: never ending story?
Dopo i problemi sorti in merito al cambiamento di contratto del personale dei servizi tecnici dalla categoria A alla categoria C, abbiamo redatto un regolamento di applicazione del contratto C, che dovrebbe tutelare i collaboratori da interpretazioni errate della natura stessa del contratto. Infatti l'orario flessibile prevede cinque ore di presenza obbligate e tre ore "flessibili", liberamente gestite dai collaboratori. La RTSI si oppone a questa interpretazione, sostenendo che non è immaginabile concedere al personale la libertà di gestirsi autonomamente tre ore del proprio orario giornaliero. Ancora una volta si tende a sottovalutare il senso di responsabilità del personale! Per il momento siamo in attesa di una controproposta di regolamento da parte della RTSI, a quasi un anno dall'inizio della vicenda…

Personale a prestito: una questione sempre aperta
Abbiamo sempre più l'impressione che il personale a prestito venga assunto per aggirare la CCL e per evitare nuove assunzioni. Durante le ultime assemblee regionali, i collaboratori hanno segnalato diverse situazioni di disagio che vengono a crearsi, in particolare riguardo alla disparità delle condizioni lavorative tra personale a prestito e collaboratori RTSI. Ricordiamo per esempio la durata della giornata lavorativa (di nove ore per gli esterni) e il rischio di perdita di professionalità. Abbiamo chiesto al responsabile delle risorse umane di farci avere regolarmente i dati relativi al numero di collaboratori esterni impiegati, intendiamo mantenere uno stretto controllo della situazione, senza dimenticare d'altra parte di riprendere le trattative per elaborare un contratto tra le ditte e il personale a prestito.

 

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Giovani aderite al Sindacato

I giovani sono ancora motivati ad iscriversi al sindacato?Come lo giudicano?
Quali sono le loro maggiori preoccupazioni?
Sono queste le domande che si sono posti ultimamente molti sindacati di diversi paesi europei e nel nostro piccolo,ce lo chiediamo anche noi.
Le indagini svolte recentemente in Italia dalla Cgil fanno stato di una visione critica delle strutture sindacali giudicate troppo burocratiche, con una scarsa presenza dei giovani ai livelli dirigenziali.
Ci sembra però che globalmente i giovani non hanno più fiducia nella capacità del sindacato di difendere i diritti dei lavoratori e prevalga piuttosto la rassegnazione. Sintomatica è stata la reazione infastidita di un giovane che il giorno della manifestazione alla TSI, rifiutando persino di prendere il volantino che denunciava le disparità salariali, ci disse "tanto noi non abbiamo nessun contratto e non sarete certo voi a farcelo avere…"

Saranno anche cambiati i tempi ma la funzione del sindacato nella nostra società non si è ancora esaurita. Forse è vero che il sindacato non ha avuto la necessaria capacità di adeguarsi ai veloci mutamenti tecnologici, alla dilagante globalizzazione e ai bisogni di flessibilità che la società economica di oggi richiede. Ma forse è meglio così, perché i valori fondamentali da difendere rimangono sempre gli stessi: difesa della salute e della qualità di vita del lavoratore, combattere lo sfruttamento, stabilire regole attraverso leggi e contratti collettivi, vegliare alla loro corretta applicazione, lottare per la parità di trattamento, difendere il singolo lavoratore ecc…

Ancora oggi alla SSR disponiamo di un buon contratto collettivo, che nessuno ci ha regalato, ma che è stato il frutto di un grande lavoro sindacale. Ora però dopo le grandi conquiste degli anni '70 e '80 molti progressi sociali vengono duramente attaccati anche dai nostri dirigenti in nome della nuova economia che passa attraverso la globalizzazione, gli aumenti di redditività, i risparmi e la distruzione dei servizi pubblici a favore delle privatizzazioni.
Sempre riferendoci alla ricerca su giovani e sindacato voluta dalla Cgil un dirigente afferma: "gli anni '90 hanno distrutto il rapporto tra giovani e impegno sociale. Chi gestisce il mercato ne ha approfittato e adesso è dura recuperare…". Che cosa fare allora per migliorare il rapporto tra sindacato e giovani? "Esserci, non limitarsi a denunciare situazioni estreme o catergorie a rischio, ma agire ai tavoli di trattativa".
Certo che la situazione generale è grave: i posti di lavoro sono sempre più precari, si richiede sempre più flessibilità e i salari sono sempre meno trasparenti e basati sulla meritocrazia, aumentando la spaccatura tra quadri e personale, le convenzioni collettive non vengono sempre rispettate.
Questo quadro realistico, non apocalittico, dovrebbe far riflettere soprattutto i giovani e i nuovi entrati alla SSR che sembrano meno motivati delle vecchie generazioni ad aderire al sindacato.
Il prossimo autunno/inverno inizieranno le trattative per il rinnovo del Contratto Collettivo di lavoro e già si prospettano forti attacchi ai diritti acquisiti. Restiamo uniti in un sindacato forte e rappresentativo.
Giovani il futuro è vostro, aderite all'SMM!!

 

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Assemblea dei delegati SSM: si preannuncia un autunno caldo!

 

Il 9 giugno scorso si è tenuta a Friborgo l'assemblea dei delegati SSM. Importanti i temi all'ordine del giorno, in particolare si è discusso delle misure di risparmio, dei pericoli e delle conseguenze rappresentate da una possibile esternalizzazione dell'informatica e della regolamentazione delle condizioni di lavoro delle radio e TV private.
I delegati hanno dato mandato all'SSM di combattere a fondo le misure di risparmio effettuate sulle spalle del personale e l'SSM intende organizzare delle manifestazioni in autunno che vedranno protagoniste tutte le Unità aziendali.

A livello nazionale, Barbara Büttner (SR DRS) è stata confermata alla presidenza. Novità di quest'anno l'elezione di Ruedi Bruderer (RTR) alla vicepresidenza, carica prevista dagli statuti ma rimasta vacante per molti anni.

Risoluzione 1: duecento posti di lavoro in meno, mentre il personale è sempre più stressato!
Durante la loro assemblea annuale dei delegati tenutasi a Friborgo il 9 giugno 2006, i delegati dell'SSM, hanno deciso di non entrare in materia in merito al piano di risparmi recentemente annunciato dalla SRG SSR idée suisse, che prevede la soppressione di oltre 200 posti di lavoro, e di utilizzare tutti i mezzi possibili per combatterlo.
Anche se è incontestabile che la nuova LRTV e gli investimenti tecnologici futuri peseranno gravemente sul budget della SSR, un tale piano di soppressione di posti è inaccettabile. L'SSM rimprovera alla Direzione della SRG SSR di fissare delle priorità errate volendo ridurre l'effettivo del personale. Critica inoltre il fatto che il datore di lavoro intenda finanziare delle spese non ricorrenti come gli investimenti e i diritti sportivi con una riduzione di personale. La situazione finanziaria dell'azienda è buona e permette di finanziare tali spese tramite la riduzione di riserve o un leggero indebitamento.
Il sondaggio tra il personale l'ha dimostrato e sono numerosi coloro che ne fanno l'esperienza quotidiana. Le modifiche ai piani di servizio si moltiplicano. I ritmi di lavoro e lo stress sono talmente aumentati negli ultimi anni che la salute dei collaboratori e della collaboratrici ne ha risentito. La soppressione di 200 posti di lavoro non farebbero che accentuare una situazione che è già al limite del tollerabile. L'SSM intende intervenire per combattere questa evoluzione.
Le delegate e i delegati hanno incaricato il Comitato nazionale e i comitati di gruppo di mettere in opera a partire da questo autunno tutti i mezzi legali disponibili e di prendere tutte le misure necessarie per impedire la soppressione di posti. Occorre quindi prepararsi a un autunno caldo alla vigilia dei negoziati per la nuova CCL 2008.

 

Risoluzione 2: un fermo no all'esternalizzazione dell'informatica
Le delegate e i delegati dell'SSM hanno dichiarato la loro ferma opposizione all'esternalizzazione dei servizi informatici della SRG SSR.
Considerati i risultati di un'inchiesta effettuata dall'SSM con la collaborazione di specialisti e quadri informatici sui vantaggi e gli inconvenienti di un'esternalizzazione, e dopo aver analizzato delle esperienze analoghe in Svizzera e all'estero, i delegati dell'SSM hanno concluso che l'esternalizzazione dei servizi informatici della SRG SSR sarebbe un errore .
A livello internazionale, l'ondata di esternalizzazione si sta riducendo in maniera significativa. Numerosi studi attestano questa evoluzione. È il caso in particolare di una ricerca effettuata dalla Deloitte Consulting, la quale ha rilevato una crescente delusione presso le grandi imprese americane reduci di un'esperienza di esternalizzazione. È un'opzione che si dimostra particolarmente insoddisfacente in particolare in quei settori a contatto con la clientela, specializzati nella soluzione di problemi complessi e di sviluppo tecnologico.
Il comitato direttivo della SRG SSR si illude pensando che un'impresa informatica esterna possa gestire l'immensa complessità e i bisogni specifici della produzione e dell'informatica per nove unità aziendali e quattro regioni linguistiche.
Molte imprese che erano state invitate a presentare un'offerta in grado di soddisfare queste esigenze hanno ritirato la loro candidatura. Sarebbe inoltre un grosso errore strategico credere alle promesse dell'imprese candidate che affermano di poter soddisfare le esigenze della SRG SSR nel settore delle prestazioni informatiche.

Come lo dimostra l'esperienza di esternalizzazione della produzione della televisione svizzero tedesca per la creazione di un centro di produzione TPC, è raro che una simile soluzione risponda alle attese ambiziose di un'azienda come la SRG SSR e, per delle ragioni molteplici, una reintegrazione ulteriore si avvera spesso molto difficile.

Risoluzione 3: basta con le discriminazioni salariali!
Il 14 giugno, l'SSM ha partecipato all'azione dell'USS per la "parità salariale adesso!". L'SSM ha tutto l'interessa a collaborare affinché l'uguaglianza dei salari diventi una realtà in tutti i settori economici. Per questo motivo si batte contro il sistema salariale della SRG SSR, un sistema opaco e arbitrario che favorisce e maschera le discriminazioni salariali.

 

Risoluzione 4: Solidarietà con il personale della Boillat
Le delegate e i delegati dell'SSM hanno espresso la loro solidarietà con i lavoratori della Boillat che conducono una lotta esemplare contro una decentralizzazione che distrugge il tessuto industriale di una regione intera privando numerose famiglia del proprio salario. La loro lotta per la dignità del lavoro è una lotta di tutto il movimento sindacale svizzero.

Risoluzione 5: Condizioni di lavoro nei media elettronici privati
Le delegate e i delegati hanno sottolineato la loro volontà di definire dei standards minimi per regolamentare le condizioni di lavoro dei media elettronici privati.
Oggi, le condizioni di lavoro di questo settore sono talvolta riconducibili all'era preindustriale: ore supplementari che non vengono minimamente conteggiate, orari molto irregolari, salute del personale trascurata, e tutto questo per dei salari e delle prestazioni accessorie che raggiungono appena il livello minimo vitale.
Il legislatore, cosciente del malessere generato da una simile situazione, ha inserito nella nuova legge sulla radio e televisione un articolo che impone ai diffusori privati che vogliono ottenere una concessione di provare che rispettano le condizioni di lavoro consuete del settore. Considerata l'eterogeneità dei media elettronici e le condizioni finanziarie nelle quali operano, non si sa come questa nuova disposizione legislativa verrà interpretata concretamente.
I delegati dell'SSM hanno dunque dato mandato al Comitato nazionale dell'SSM di partecipare direttamente all'interpretazione della legge e di presentare le rivendicazioni al DATEC e all'UFCOM.
Parallelamente, l'SSM elaborerà un contratto tipo che dovrà diventare un riferimento in materia di condizioni di lavoro dei media elettronici privati e formare la base di negoziazione mirante a concludere dei contratti di impresa.

 

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14 giugno 2006: parità salariale adesso!

"Quando le donne vogliono tutto si ferma", era lo slogan dello sciopero nazionale delle donne del 14 giugno 1991. Quindici anni sono trascorsi, ma alcune delle rivendicazioni di allora possono essere riproposte di nuovo. La parità salariale, ancorata nella costituzione federale nel 1981, rimane ancora un importante obiettivo da raggiungere. Gli stipendi delle donne sono in media il 21,7% inferiori rispetto a quelli degli uomini a parità di qualifica! Secondo uno studio dell'OCSE, su 19 Paesi presi in considerazione, la Svizzera è al penultimo posto della classifica insieme agli USA. Se la situazione non cambia saranno necessari 70 anni per raggiungere la parità salariale.
Il 2006 inoltre segna dieci anni dall'emanazione della Legge sulla parità (Lpar), ma ancora una volta non si sono avuti i risultati sperati. La discriminazione delle donne infatti non si ferma ai salari, ma tocca tutti gli ambiti della vita professionale, in particolare per quanto riguarda le carriere e le opportunità di formazione. Il "soffitto di vetro" è ancora molto presente, in tutti i settori professionali le donne sono fortemente limitate nell'accesso alla carriera. La necessità prettamente femminile di dover conciliare impegni familiari e professionali, per i datori di lavoro è sovente sinonimo di incapacità a soddisfare tutti i requisiti richiesti per fare carriera, inutile quindi investire in una donna concedendole la possibilità di accedere alla formazione.
L'USS ha rilanciato il problema dedicando il 2006 alla parità salariale. Il 14 giugno scorso le principali federazioni del cartello cantonale, SSM, VPOD, Comedia , SEV e UNIA hanno organizzato una manifestazione itinerante avente lo scopo di toccare tutti i settori professionali rappresentati dai vari sindacati. Prima tappa a Ligornetto, davanti alla sede della Reglatronic, dove i sindacati hanno denunciato le scandalose condizioni salariali delle lavoratrici del settore orologiero (salario lordo per un tempo pieno: 2000 fr) e hanno rivendicato la necessità di entrare in trattative per la stipulazione di un contratto collettivo di lavoro con salari minimi. Tappa successiva i centri commerciali. Anche nel settore della vendita, dove le donne sono in maggioranza, la disparità è forte. Manca infatti un CCL obbligatorio che imponga dei minimi salariali, nelle filiali delle grandi catene i tre quarti dei responsabili sono uomini e negli ultimi anni è aumentato sensibilmente il lavoro su chiamata, che incrementa la disparità (la maggior parte degli uomini ha contratti fissi) e aumenta il rischio di precariato. I manifestanti si sono poi spostati all'ospedale sociopsichiatrico cantonale e al civico di Lugano. Anche il settore pubblico e parapubblico sono toccati dal problema. Nell'amministrazione federale la disparità nel 2004 era del 9,6%, in quelle cantonali del 18,8%, del 20,7% nella formazione e del 12,3% nella sanità e socialità.
Anche la TSI è stata una tappa importante della manifestazione. A Comano l'SSM ha distribuito un volantino nel quale erano evidenziati i principali difetti dell'attuale sistema salariale della SSR. L'azienda ha un buon contratto collettivo che sancisce il rispetto delle pari opportunità. Tuttavia il sistema salariale attuale è poco trasparente, non garantisce un tempo massimo di raggiungimento del salario di riferimento, l'assegnazione dei premi non è soggetta a criteri obiettivi e l'attribuzione delle funzioni spesso non è fedele all'attività effettivamente svolta dalle collaboratrici e dai collaboratori. È evidente che con un simile sistema salariale le discriminazioni non sono facilmente dimostrabili. Per quanto riguardo l'accesso alla carriera basta segnalare che su 58 quadri solo 9 sono donne, un dato che purtroppo rimane stabile negli anni. Da non sottovalutare inoltre che le donne sono fortemente presenti nelle categorie contrattuali C e D, dove le pianificazioni richiedono maggiore flessibilità e le indennità sono minori rispetto al contratto di categoria A. Per l'SSM la denuncia della disparità salariale è anche la denuncia dell'attuale sistema salariale, un'importante rivendicazione in vista del rinnovo del CCL
Le donne di tutti i settori visitati dai sindacati hanno accolto con entusiasmo le nostre rivendicazioni, alcune hanno anche colto l'occasione per sfogare le loro preoccupazioni, che guarda caso erano spesso le stesse malgrado la varietà delle professioni esercitate. A tutte abbiamo regalato un girasole, segno di positività e di riconoscimento verso l'operato della donna nella vita professionale e privata.
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Gruppo donne SSM

 

Spesso ci troviamo confrontati con dei problemi tipicamente femminili. Approfittiamo della campagna sulla parità salariale anche per rilanciare il Gruppo Donne SSM! Sarebbe interessante creare un gruppo che a scadenza regolare si incontri per discutere delle problematiche principali che vi toccano da vicino. Ci metteremo presto in contatto con voi, sperando vivamente in una forte partecipazione da parte vostra!

 

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Aziende con le spalle al muro: dimostrate che non ci sono discriminazioni!

 

Il decimo congresso delle donne dell'Unione Sindacale Svizzera, riunitosi a Berna nel 2005, ha proclamato il 2006 anno della parità salariale. L'USS ha lanciato una campagna dal tema "Parità salariale subito!". Natalie Imboden, segretaria centrale dell'USS, presenta i mezzi a disposizione per eliminare le discriminazioni salariali.

Natalie Imboden, perché lanciare una campagna sulla parità salariale?
Lo scarto tra salari femminili e salari maschili si situa ormai da diversi anni intorno al 20%. Certamente i sindacati non sono i soli a sostenere che la disuguaglianza salariale tra uomo e donna debba essere eliminata. Tuttavia questo ha pochi effetti concreti sulla realtà lavorativa nelle imprese. Per questo vogliamo metterle con le spalle al muro e spingerle a dimostrare che non vi sono discriminazioni salariali.

Pare che in numerose imprese la parità salariale sia realizzata. Cosa ne pensa in proposito?
Sostengono che le donne guadagnano meno perché hanno una formazione meno buona, lavorano a tempo parziale, mancano di esperienza ecc…Il calcolatore salariale on line dell'USS smentisce queste affermazioni (www.paritasalariale.ch). Anche se si considerano tutti questi fattori, persiste comunque una differenza inspiegabile tra i salari nell'ordine del 3,4% al 21% a dipendenza del settore. Sostenere quindi che la parità salariale è realizzata mi sembra quanto meno azzardato! Inoltre le donne lavorano spesso in settori dove i salari medi sono bassi. Oggi la forma di precarietà dei così detti working poor, è la conseguenza diretta del fatto che i salari femminili non sono considerati come necessari a coprire il minimo vitale.

Ci sono dei mezzi per costringere le imprese a rispettare la parità salariale?
Le convenzioni collettive di lavoro sono sicuramente un ottimo mezzo. Nell'industria meccanica, la nuova CCL entrata in vigore nel 2006, dà alle commissioni di impresa degli strumenti per realizzare la parità salariale. È stata inoltre istituita una commissione paritetica incaricata di sorvegliarne l'applicazione. Alla SSR, la CCL prevede un controlling dei salari che permette al sindacato di seguire in maniera anonima l'evoluzione dei salari di tutto il personale.

Ci sono delle imprese che concretizzano la parità salariale di loro propria iniziativa?
Certe grandi imprese procedono effettivamente a delle analisi dei salari e, in funzione del risultato, adattano i salari delle donne. Non so se agiscono così per paura delle azioni giudiziarie, sempre nocive alla loro immagine. Quello che conta, è la partecipazione dei sindacati. L'assenza quasi totale di trasparenza è tipica delle piccole imprese, dove i rapporti di lavoro non sono regolati da una CCL. Queste imprese approfittano del fatto che le azioni giudiziarie si basano sul paragone dei salari all'interno dell'impresa stessa e non tra imprese diverse.

Significa quindi che la parità salariale è possibile soltanto nelle grandi imprese?
No, ma per avviare un'azione giudiziaria occorre effettivamente paragonare il proprio salario con quello di un collega uomo della stessa azienda. Le due persone in questione non devono tuttavia esercitare forzatamente un'attività identica. Dal momento che si versa un salario uguale per un lavoro di uguale valore, si possono anche paragonare delle attività diverse. Una prima indicazione del livello che dovrebbe raggiungere un salario medio per una data attività è fornito dal calcolatore salariale on line dell'USS, anche se per il momento concerne solo 40 settori economici.

 

 

L'USS reclama l'istituzione di una commissione di esperti che vigili sull'uguaglianza dei salari. Cosa spera di ottenere?
Questa commissione dovrebbe fare delle proposte miranti ad adottare delle misure di applicazione concrete. Si potrebbe in seguito immaginare un organo neutro che controlli il rispetto della parità salariale. Potrebbe funzionare sulla linea delle commissioni tripartite

Perché la campagna dell'USS si concentra esclusivamente sui salari quando esistono discriminazioni altrettanto gravi nella vita professionale?
Il nostro obiettivo è l'uguaglianza tra i sessi in tutti gli ambiti lavorativi. Comunque la maggior parte delle discriminazioni sessuali hanno un'incidenza diretta sul salario. Se le donne accedono meno facilmente alla carriera rispetto agli uomini, forzatamente anche i loro salari sono inferiori. L'uguaglianza di salario e l'avanzamento di carriera sono strettamente legati.

Cosa vi aspettate di ottenere durante questo anno dedicato alla parità salariale?
I salari delle donne devono aumentare! La questione deve essere al centro delle discussioni in ogni impresa e importante per ogni datore di lavoro! Dovrà essere il primo punto all'ordine del giorno di ogni negoziazione salariale. A proposito di questo, le reazioni al biglietto di 50.- con l'iscrizione del 39.- sono molto interessanti. La campagna ha centrato l'obiettivo e molti si sono detti "Ma questa è un truffa enorme!".

Al Congresso delle donne, le delegate sono andate oltre domandando di denunciare pubblicamente le imprese discriminanti stilando una lista nera…
E le imprese che non figurerebbero su questa lista sarebbero davvero poche! Noi intendiamo mostrare pubblicamente cosa significa la discriminazione. Per esempio, presentando la fattura alle imprese di alcuni settori, mostrando loro chiaramente quanto sottraggono alle donne ogni giorno. Oppure incitando le donne a non lavorare per tutto il lasso di tempo corrispondente al montante di salario negato.

(Intervista tratta dal Dossier de l'USS,n. 39/2006).

 

 

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Perché opporsi all'esternalizzazione dell'informatica

Secondo uno studio effettuato dall'SSM con la collaborazione del personale informatico della RSR, molti sono gli aspetti critici legati ad una possibile esternalizzazione del settore IT.
Primo fra tutti la perdita di identificazione con l'azienda. Oggi la SRG SSR può contare su dei collaboratori in CCL che si identificano con l'azienda. Lo spirito di collegialità e l'amore per il proprio lavoro solidifica questo insieme migliorando sensibilmente la qualità delle prestazioni fornite dal settore tecnico e informatico. Se la SRG SSR dovesse optare per l'outsourcing, molto del Know how andrebbe perduto e il programma ne pagherebbe le conseguenze. Per le ditte esterne conta solo il profitto, si ottiene solo ciò che si paga! Al contrario, molti collaboratori si sentono direttamente coinvolti nella buona riuscita del programma. Vanno quindi oltre a ciò che è loro richiesto per assicurare l'efficienza del servizio. Inoltre, a seconda del loro grado di anzianità, conoscono a fondo l'azienda e possono, in caso di necessità, dimostrare una vera e propria polivalenza che accelera la risoluzione dei problemi e li previene. Diversamente, le prestazioni fornite da una ditta esterna devono essere chiaramente definite e inquadrate. L'outsourcing inoltre, penalizza il programma poiché allunga necessariamente i tempi di attesa per la risoluzione dei problemi e l'intervento in sede. La flessibilità e rapidità di intervento (soprattutto di notte e nei Week-end) avrebbero delle ripercussioni finanziarie non indifferenti se il picchetto dovesse essere effettuato da una ditta esterna. Il rapporto tra rapidità di intervento e costi è esponenziale: più si richiede un servizio immediato con garanzia dei risultati, più i costi aumentano.
Un secondo aspetto riguarda la polivalenza del nostro personale. La situazione professionale attuale è basata su un'evoluzione di vari mestieri le cui competenze si completano e si arricchiscono da diversi anni. Ben difficilmente l'esperienza acquisita dai nostri collaboratori potrebbe essere trasmessa a degli esterni.
Da non sottovalutare inoltre l'aspetto legato alla protezione dei dati. L'importanza di mantenere in interno tutte le attività informatiche è legata all' indissociabilità dei processi che sostengono il business di base dell'azienda. Molto spesso questa interazione è complessa, mal definita e evolve nel tempo. Un'esternalizzazione di questo tipo di attività informatiche potrebbe essere pericolosa e generare seri problemi a medio termine. Le ditte esterne possono assicurare la confidenzalità dei dati in loro possesso? Considerato che la mutazione del personale è molto elevata in queste imprese, come si può essere sicuri che l'accesso ai dati confidenziali sia rispettato? Quando si firma un contratto di esternalizzazione, presto o tardi ci si ritrova alla mercé della ditta.
Al momento la situazione alla SRG SSR è ancora poco chiara. Pare che si sia abbandonato il progetto di esternalizzazione totale e che si stia valutando la possibilità di creare dei centri di competenze affiancati da delle esternalizzazioni parziali. Rimaniamo in attesa di maggiori dettagli in merito, in ogni caso manteniamo la nostra opposizione a qualsiasi genere di outsourcing.

 

 

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Il coraggio del partenariato sociale

Alcuni tratti caratteristici dell'epoca in cui le emittenti radio e tivù private erano dei pionieri in Svizzera determinano tuttora il loro clima di lavoro. Il personale continua ad accettare di lavorare a condizioni a volte molto difficili, e lo accetta soprattutto quando è forte l'identificazione con l'azienda o con l'emittente. Inoltre, le condizioni di lavoro del settore sono ancora molto eterogenee e le differenze restano importanti in particolare tra le piccole emittenti indipendenti e quelle più grandi che appartengono a potenti gruppi editoriali.
Eppure qualcosa è cambiato dall'epoca dei pionieri. Le condizioni di lavoro sono generalmente accettabili, anche se rimangono alcune eccezioni.
Un aspetto caratteristico del settore privato rimane l'opacità delle condizioni di lavoro. Non esistono regolamentazioni collettive e tanto meno rapporti di partenariato sociale con i sindacati. Eppure gli interessi comuni degli attori in gioco vanno oltre il diritto del lavoro. Basti pensare a tutte le questioni relative alla formazione e al perfezionamento professionale o alle regole deontologiche.
Con la nuova LRTV, l'amministrazione avrà la possibilità di intervenire per regolamentare alcuni aspetti delle condizioni lavorative nelle emittenti radio/tv private. L'alternativa più elegante è la via che porta al partenariato sociale. Per le emittenti private che godono di una solida posizione sul mercato sarebbe indubbiamente positivo determinare uno standard d'immagine anche nell'ambito delle condizioni di lavoro, accettando il dialogo e la trattativa con i sindacati.
In questo senso, l'articolo 44 della nuova LRTV darà una spinta decisiva, tanto più che la raccomandazione sulla conclusione di contratti collettivi di lavoro, emessa da alcuni specialisti in diritto del lavoro, è assolutamente inequivocabile.

Anche le emittenti private in Ticino, tra le quali spicca Teleticino, beneficeranno dello splitting del canone, quindi in rispetto dell'articolo menzionato sopra, dovranno aprire il dialogo con l'SSM in vista di una regolamentazione delle loro condizioni di lavoro. È nostra intenzione inoltre, riprendere le trattative per elaborare un contratto tra le ditte che prestano collaboratori alla RTSI e il personale a prestito.

 

Philipp Cueni

 

 

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La nuova LRTV : uno strumento per migliorare le condizioni di lavoro

 

"Rispettare le prescrizioni in materia di diritto del lavoro e le condizioni di lavoro di categoria". E' questa la condizione imposta dall'articolo 44 della nuova Legge sulla radio e la televisione (LRTV) affinché un'emittente possa ottenere una concessione. In altre parole, le condizioni di lavoro delle emittenti private non dipendono più unicamente dal diritto del lavoro ma anche dalla LRTV. L'articolo 44 conferisce all'Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) un compito di sorveglianza. Esso dovrà garantire che sono rispettate le condizioni di lavoro usuali del settore. Con quali conseguenze? Secondo l'UFCOM, l'ordinanza relativa alla LRTV non darà una definizione più concreta di questa importante disposizione di legge. "Procederemo come abbiamo fatto con la Legge sulle telecomunicazioni (LTC) che contiene un articolo dello stesso tenore", spiega il portavoce dell'UFCOM Roberto Rivola.
Per poter applicare il principio della LTC, secondo cui i fornitori di servizi di telecomunicazioni sono tenuti a garantire le condizioni di lavoro del settore, l'UFCOM ha dapprima rilevato, assieme alle aziende e ai sindacati del ramo, le condizioni di lavoro attuali nel settore delle telecomunicazioni. Inoltre, per interpretare questo articolo, ha commissionato due perizie giuridiche ai professori Jean-Fritz Stöckli e George Sheldon di Basilea. Dal canto suo, il sindacato Comunicazione ha chiesto una controperizia a un noto specialista in diritto del lavoro, il professore Thomas Geiser di San Gallo. Questa primavera l'UFCOM ha pubblicato le sue conclusioni e raccomandazioni:
- I sindacati e le associazioni padronali possono creare dei sistemi di partecipazione trasparente attraverso la conclusione di contratti collettivi di lavoro. Inoltre, partecipando a commissioni tripartite, possono contribuire alla definizione delle condizioni di lavoro (Stöckli).
- Le condizioni di lavoro del settore sono l'insieme delle regolamentazioni di tutti i datori di lavoro che formano il quadro usuale del ramo. Significa che il settore delle telecomunicazioni definisce il quadro di riferimento attraverso la sua pratica. L'interpretazione di questo principio non significa che ogni fornitore deve conformarsi in tutto e per tutto alle condizioni di lavoro applicate dai leader del settore, ma che la legge vuole impedire che un'azienda possa situarsi al di sotto di questi valori. Geiger afferma che sono ammissibili solo "lievi differenze" rispetto alle condizioni del settore, mentre Stöckli e Sheldon ritengono che le condizioni di lavoro del settore vengono violate solo se il contenuto del rapporto di lavoro "si differenzia considerevolmente dalla media del settore". Né la legge né l'UFCOM hanno fissato precisamente queste nuove norme. Ma stando al rapporto del l'UFCOM, la discussione sulla definizione di direttive obbligatorie per tutti va ancora approfondita.
- Il rapporto indica cosa s'intende con "condizioni di lavoro". Rispetto al professor Stöckli, Thomas Geiser definisce un elenco più importante di parametri e vi inserisce, oltre agli elementi incontroversi come lo stipendio, il tempo di lavoro e le ferie, anche alcune regole nell'ambito delle assicurazioni sociali, della formazione continua, delle indennità di partenza etc.
A prima vista potrebbe sembrare che l'articolo 44 sia uno strumento assai debole per evitare un dumping sociale. Un'analisi più approfondita rivela tuttavia che questa disposizione di legge è più incisiva di quanto sembra a prima vista. L'UFCOM spiega, infatti, che occorre stabilire dei metodi concreti per determinare in quali situazioni si possa parlare di abuso e sia necessario un intervento delle autorità di sorveglianza. Una cosa è certa: in futuro le emittenti private radio e TV dovranno garantire una maggiore trasparenza sulle condizioni di lavoro, perché questa è una condizione sine qua non per definire le condizioni di lavoro del settore. Sarà sicuramente importante stabilire dei salari minimi e alcuni standard minimi. L'UFCOM raccomanda persino ai datori di lavoro di collaborare con i sindacati e di negoziare dei contratti collettivi di lavoro.
L'articolo 44 è quindi indubbiamente un passo avanti, anche se l'interpretazione della LTC indica chiaramente che non tutte le emittenti private verranno misurate secondo il metro delle condizioni di lavoro in vigore alla SSR. Si terrà conto, infatti, della forza economica e della dimensione di un'emittente. Ma se un'emittente privata vorrà far concorrenza alla SSR puntando sui prezzi, lo potrà fare solo a condizione che ciò non vada a detrimento del personale e delle condizioni di lavoro.

 

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