SSMinformatore  Nr.269

 

 

 

 

 

 

 

 

titoli:  

EDITORIALE - CHI SONO I CATTIVI?

L'attuale convenzione collettiva di lavoro, rispetto alle precedenti, ha subito anch'essa i segni delle realtà vigenti, o meglio delle mode imperanti, nella maggior parte delle aziende e amministrazioni svizzere. Sono stati soppressi gli automatismi salariali, è stato introdotto il salario al merito ci sono maggiori regionalizzazioni, c'è meno chiarezza nelle carriere, sono stati creati dei contratti separati per i quadri ecc.. Tutto ciò rende meno regolamentata la CCL e di conseguenza le garanzie per gli impiegati diminuiscono.


Questa nuova realtà, voluta soprattutto dai vertici della SSR, non avrebbe dovuto preoccupare i dipendenti perché la direzione garantiva che tutti i collaboratori sarebbero stati trattati correttamente ed equamente, anche perché la nuova CCL si sarebbe basata sui concetti di trasparenza e di partenariato sociale.

Oggi dopo un anno di applicazione della CCL, ma in particolare dopo alcuni anni ispirati a questa nuova filosofia aziendale, possiamo trarre un primo bilancio piuttosto negativo. Il nuovo stile, come detto, doveva essere basato sul partenariato sociale vale a dire su una stretta collaborazione tra i due partner sociali SSM e SSR. Purtroppo però la realtà è un'altra, se non è l'SSM a chiedere continuamente, a denunciare, a indagare per conto proprio, dalla controparte spontaneamente non succede quasi mai nulla, raramente arrivano proposte spontanee di collaborazione. Non parliamo poi della trasparenza sui dati, tra l'altro prevista dalla CCL, che stiamo sempre attendendo con ansia. Sembrerebbe che i dati dovrebbero arrivare in queste settimane...
Una cosa comunque è evidente, quando chiediamo anche solo qualche informazione, il primo atteggiamento in genere è di reticenza, poi di noia, poi di rinvio….
Che peso questo SSM!


Sta di fatto che le segnalazioni di irregolarità noi le facciamo notare e le denunciamo anche se, purtroppo, i collaboratori sono sovente intimoriti per le possibili conseguenze e sono quindi reticenti nel chiedere il nostro intervento.

Ora, per certe infrazioni alla legge sul lavoro intendiamo anche noi cambiare stile e quindi ricorreremo, se del caso, ai tribunali competenti, come ha deciso il nostro ultimo congresso nazionale di Coira.


Un tribunale arbitrale è già al lavoro per interpretare gli orari giornalieri per collaboratori ingaggiati con un contratto a volume variabile.
Un altro tribunale arbitrale è già convocato per decidere l'ennesima inconciliabile divergenza tra SSR e SSM sull'aumento della massa salariale.


Basti constatare che da quando la CCL prevede la possibilità di negoziare l'aumento della massa salariale, non siamo praticamente mai riusciti a trovare un accordo ed è sempre stato un tribunale a decidere. E' possibile che in una realtà di partenariato sociale sia sempre colpa del personale che chiede troppo?


A noi risulta che i salari di riferimento si siano mediamente abbassati dal 1997, mentre gli introiti della SSR sono stati mediamente buoni, tanto è vero che negli ultimi 10 anni sono stati azzerati anche i debiti che ammontavano a quasi 200 milioni di franchi.
Insomma il partenariato sociale non ci soddisfa e lo abbiamo detto chiaramente lo scorso 25 gennaio al direttore generale Armin Walpen, presenti anche tutti i direttori aziendali SSR.
Siamo preoccupati per il futuro dei nostri salari e per l'impiego, ci preoccupa la continua tendenza a regionalizzare che annulla la necessaria coesione nazionale, ci preoccupa la crescente spaccatura tra i quadri e il personale.

Noi nella nostra regione abbiamo fatto pervenire alla direzione una serie di questioni da risolvere e a questo proposito è stato previsto un incontro con la direzione regionale il prossimo 26 febbraio, ci attendiamo soluzioni concrete, risposte positive e un impegno a lavorare nel segno di un reale partenariato sociale. Vedremo!

 

Torna ai titoli

 

CONGRESSO SSM    COIRA DICEMBRE 2001

Il 13 e 14 dicembre scorsi si è tenuto a Coira il congresso straordinario dell'SSM

Il Congresso è stato convocato per votare i nuovi statuti di cui l'SSM ha deciso di dotarsi.

La revisione totale ha voluto adeguare gli statuti e renderli più vicini alla realtà, si è anche voluto cercare di rendere le strutture esecutive più snelle ed efficaci, è sempre delicato cercare delle strutture che da un lato garantiscano una sufficiente rappresentanza di tutte le regioni e i gruppi, e che dall'altro non risultino essere soffocate quando si tratta di prendere delle decisioni operative.
Vedremo se le nuove strutture sapranno dimostrarsi efficaci e comunque garantire il collegamento con la base che tanto ci sta a cuore.


Durante il congresso si è anche salutata la partenza del nostro cassiere Fausto Pianca che ha accompagnato l'SSM sin dagli albori, (l'Informatore SSM aprofitta dell'occasione per ringraziare Fausto) e si è nominato un nuovo cassiere che, e la cosa ci fa molto piacere, è ancora un rappresentante della nostra regione e cioè Renato Minoli (complimenti e auguri!).


Il Congresso per forza di cose si è concentrato principalmente sugli statuti ma si è anche discusso della nuova cassa pensione e della situazione di sempre maggior tensione nella quale si trovano lavoratori di sempre più unità aziendali, si è parlato di mobbing, di pressioni, di degrado delle condizioni di lavoro.

 

Torna ai titoli

 

 

QUALE CASSA PENSIONE?

Quando le sentono nominare, gli uni si infiammano, gli altri alzano le spalle. Le casse pensioni. Certo, per sua natura, la previdenza per la vecchiaia comincia ad interessarci tanto più, quanto più ci avviciniamo all'età del pensionamento. Ancorate nel sistema dei tre pilastri, le prestazioni della cassa pensione sono determinanti per assicurarci un reddito sufficiente dopo l'età lavorativa. Infatti, l'AVS basta solo per coprire il minimo esistenziale, e spesso non si hanno i soldi per costruirsi una previdenza personale facoltativa (terzo pilastro).

Solitamente, nel pieno della vita professionale, i salariati e le salariate non si preoccupano molto del reddito che percepiranno dopo il pensionamento. Per la motivazione professionale e il piacere di vivere sono più importanti fattori quali il contenuto del lavoro, le possibilità di progredire, di far carriera, di conciliare le attività familiari, sociali e lavorative.

E' comprensibile, ma è anche rischioso. Chi da giovane non si occupa della sua previdenza per la vecchiaia, spesso ne fa le spese più avanti. In questi ultimi anni, vari mutamenti sociali hanno rafforzato la tendenza a trascurare la previdenza per la vecchiaia.
Una società sempre più dinamica, rapidi cambiamenti tecnologici, nuove esigenze poste dal mercato del lavoro, l'aumento dei consumi, la vita sempre più breve delle conoscenze acquisite, tutti questi fenomeni distraggono l'attenzione dalla necessità di una previdenza per la vecchiaia concepita sul lungo termine.

E, fenomeno interessante, oggi molti salariati sono informati molto meglio su come funziona la Borsa, su che cosa sono le azioni, le opzioni o le obbligazioni che sulle prestazioni garantite dalla loro cassa pensione in caso di invalidità, decesso o pensionamento.

L'intenzione della SSR di uscire dalla Cassa pensioni della Confederazione (CPC) offre un'ottima opportunità per colmare le conoscenze lacunose in questo campo di non pochi collaboratori, giovani e meno giovani. È anche un'occasione da cogliere per sensibilizzare il personale sul fatto che la previdenza per la vecchiaia va considerata quale parte integrante di una strategia globale di remunerazione, insieme ad altri elementi di compenso, prestazioni sociali e complementari.

Per l'SSM, una buona previdenza professionale significa innanzitutto solidarietà tra giovani e anziani.
Se la SSR dovesse creare una sua nuova cassa pensione, occorrerà garantire il livello attuale delle prestazioni e il mantenimento del potere d'acquisto delle rendite, con la compensazione del rincaro per i pensionati di oggi e di domani.

Torna ai titoli

 

 

Union network international

L'SSM, nonostante le sue piccole dimensioni, ha sempre voluto essere presente a tutti i livelli nazionali, europei e internazionali in quanto esso rappresenta ampiamente una parte importante dei lavoratori e delle lavoratrici del settore audiovisivo Svizzero pubblico e privato.
In campo internazionale siamo membri della UNI (Union Network International) che rappresenta 15 milioni di lavoratori nel mondo e 1000 sindacati.
Il dossier con le diverse attività svolte da UNI è disponibile presso il segretariato SSM oppure potete consultare il sito internet www.union-network.org

La prima conferenza mondiale delle donne del 3 e 4 settembre 2001

Si è tenuta a Berlino in anteprima al congresso mondiale UNI.
Il tema della conferenza era:
"Nuove tecnologie, nuova economia - donne vincitrici?"


Si è sottolineato come la globalizzazione nella sua forma attuale non contribuisca in nessun caso a ridurre le ineguaglianze tra paesi e molto poco o per niente le ineguaglianze tra uomini e donne.
La realtà dei paesi ricchi e di quelli poveri è senza dubbio molto diversa e le urgenze con le quali sono confrontate le donne sindacaliste del Sud America o dell'Africa sono a volte drammatiche.
Si è sottolineato come il 90% degli utenti internet si trovi nell'emisfero settentrionale, infatti buona parte del mondo non ha accesso all'elettricità e al telefono e quindi parlare di nuove tecnologie per questi paesi risulta essere impossibile.


Le promesse della globalizzazione in questo campo per i paesi poveri non hanno avuto alcun effetto, hanno invece generato tutta una serie di problemi dovuti alla rottura di equilibri e quindi una maggiore miseria nonché un aumento delle malattie come l'AIDS.
Per milioni di donne in Africa, Asia e America, la globalizzazione si è tradotta in un'aggravarsi della marginalizzazione, dello sfruttamento e della miseria. La femminilizzazione della povertà e i flagelli ad essa legati come la recrudescenza del traffico di donne e di bambini rappresentano la faccia scura della nuova economia.


Le sindacaliste sudamericane hanno però sottolineato come le questioni della parità di diritti e delle differenze legate al genere (femminile o maschile) non debbano essere messe in secondo piano vista la drammaticità della situazione. L'attenzione alle questioni di genere rappresenta infatti una delle poche possibilità di uscirne, i sindacati devono cercare di fare in modo che la formazione delle donne sia un obiettivo centrale, per permettere loro di partecipare all'informazione trasmessa dalle nuove tecnologie, istruirsi e poter uscire dalla miseria.


Per quanto riguarda i paesi ricchi si è sottolineato come la parità salariale non esiste anche se esiste nei principi, c'è inoltre una discrepanza tra le qualifiche delle donne e i lavori che fanno: i lavori meno pagati, i lavori subalterni sono fatti quasi sempre dalle donne. Le donne sono lontane dall'aver ottenuto l'uguaglianza, sono poche ai posti di direzione anche nei paesi all'avanguardia in questo campo.


Nella nuova economia queste ineguaglianze continueranno e anzi aumenteranno se non vengono prese delle misure politiche adeguate.
La conferenza ha elaborato un documento conclusivo nel quale propone un piano d'azione il cui obiettivo è quello di stabilire un'effettiva uguaglianza tra uomo e donna e di eliminare ogni forma di discriminazione e di razzismo. Per chi fosse interessato al documento può richiederlo al nostro segretariato ()

 

Torna ai titoli

 

 

36 ORE… UN SOGNO?

Il 3 marzo prossimo si voterà sull'iniziativa dell'unione sindacale svizzera
"36 ore per tutti", non perdiamoci questa occasione!

In questi ultimi anni la flessibilizzazione del tempo di lavoro è diventata una realtà con cui dobbiamo confrontarci sempre più spesso, i ritmi di lavoro sono sempre più stressanti e le ore straordinarie aumentano in modo sconsiderato.


Diventa sempre più difficile pianificare la propria vita famigliare o sociale. È quindi urgente fare qualcosa contro questa tendenza. Gli orari di lavoro remunerati devono essere compatibili con le esigenze sociali e le necessità famigliari. L'iniziativa permette di migliorare la situazione intervenendo sulla durata massima della settimana lavorativa, sulla durata normale del lavoro e sulle ore supplementari, sul lavoro a tempo parziale e sul lavoro precario.


Ogni diminuzione del tempo di lavoro ha visto levare gli scudi degli ambienti imprenditoriali che hanno sempre brandito lo spauracchio della rovina dell'economia, un solo esempio: ancora nel 1983 quando si decise di introdurre 4 settimane di vacanza "Employeur suisse" scrisse: "La modifica delle disposizioni del Codice delle obbligazioni relativa alle vacanze ha avuto luogo all'insegna di una deplorevole mentalità consumatrice che non tiene in alcun conto la realtà economica. Così, a dispetto di tutti gli avvertimenti lanciati dai dirigenti d'azienda, si è deciso d'introdurre quattro settimane almeno di vacanza e cinque settimane per i giovani." Sob! Per dirla alla Paperino!


Non perdiamo questa occasione per riequilibrare un mercato del lavoro che sembra volerci trasformare tutti in macchine produttrici e riprendiamoci un po' di tempo per noi stessi!

 

Le possibilità di applicare le 36 ore sono molteplici:


- riduzione dell'orario giornaliero a 7,2 ore
- orari quotidiani di 8 ore e settimana di 4,5 giorni
- orari quotidiani di 9 ore e settimana di 4 giorni
- settimana di 38 ore e 13,5 giorni annuali di congedo supplementare
- settimana di 39 ore e 4 settimane di vacanze supplementari
- modello delle "vacanze scolastiche", ossia settimana di 40,4 ore e riduzione a 20 ore settimanali per 10 settimane durante le vacanze scolastiche

L'iniziativa chiede:


- la riduzione progressiva, sull'arco di 8 anni, della durata del lavoro a 1872 ore annue (diverse sono le varianti possibili)
- la durata massima della settimana lavorativa, straordinari compresi, di 48 ore (oggi 66 ore!)
- la riduzione del lavoro straordinario da un massimo di 170/140 ore a 100 ore annue
- la determinazione di un orario normale, per impedire lo sviluppo del lavoro su chiamata
- la soppressione di ogni discriminazione per il personale a tempo parziale (ad es. i supplementi per ore straordinarie)
- nessuna riduzione salariale fino a un salario di 7600 fr. al mese; i salari del personale a tempo parziale saranno aumentati proporzionalmente
- un aiuto finanziario della Confede-razione alle aziende che ridurranno il tempo di lavoro piu rapidanmente (oltre il 10% all'anno) e che creano nuovi posti di lavoro

 

Torna ai titoli

 

 

Calcio e TV : diritti? LIBERI DI PAGARE

Funziona così: lo sport viene acquistato come qualsiasi altra merce (attraverso un'asta) da chi offre di più.
In questo caso il magnate tedesco Leo Kirch offrendo un miliardo e 600 milioni di dollari ha comprato i diritti televisivi per il 2002 e il 2006. Un'offerta nettamente superiore a quella della vecchia Eurovisione che portava il calcio in ogni casa a bassissimo costo.
Ora il padrone (Kirch) dà a tutti la libertà di vedere: basta pagare.
Chi non paga non vede.


La televisione Svizzera ha deciso di non farsi ricattare e ha detto no. Ben fatto. Ma siccome non c'è più solidarietà, pian piano Kirch l'ha spuntata.
Ha ceduto dapprima una TV via cavo spagnola: 200 milioni di dollari. Gli iberici pagheranno caro per seguire la nazionale.
Poi ha ceduto l'Inghilterra, poi la Germania, poi l'Italia. E Kirch (200 milioni o giù di lì a colpo) ha già recuperato i suoi soldi e fa anzi profitti.
Kirch fa il suo mestiere di mercante. Compra e vende. Peggio è la Federazione Internazionale di calcio (casualmente con molti svizzeri al comando) che dopo aver predicato bene (il calcio è un bene universale, non lo possiamo lasciare solo a i ricchi) ha razzolato male scatenando l'asta, scaricando la vecchia Eurovisione che tanto ha fatto per lanciare lo spettacolo e vendendo al maggior offerente (senza pensare al grande pubblico).


Blatter, Zen Ruffinen, Platini e Co. Senza maschera: Bugiardi e ipocriti.

Ora pare che qualche giurista riesca a far passare il concetto, di "un bene comune, patrimonio dell'umanità" come l'aria e l'acqua, il sole e la pioggia (in attesa che qualcuno privatizzi anche gli elementi naturali). D'interesse mondiale comune sarebbe la partita di apertura, la semifinale e la finale. Vedremo. Intanto ci rimane una sola speranza: che lo spettabile pubblico (attraverso il gioco del calcio) abbia capito che la libertà legata al portafoglio è un privilegio per pochi: gli altri sono liberi di restare a bocca asciutta.

Torna ai titoli

 

 


PARI OPPORTUNITÀ ALLA RTSI

Operativa dall'inizio dell'anno nella sua nuova funzione di responsabile del progetto pari opportunità della RTSI, Krisya Binek ha risposto alla nostra domanda riguardo alle motivazioni che l'hanno portata ad accettare questa sfida.

 

Mi sembra che il clima all'interno dell'azienda sulla questione delle pari opportunità sia abbastanza favorevole perché ci si avvii di fatto verso una rappresentatività migliore delle donne in tutte le categorie professionali, ma non solo.
E' un discorso complesso, che va oltre l'aspetto rivendicativo perché rispecchia l'educazione, l'evoluzione della società, l'assetto dell'economia, dei processi di produzione e tocca sensibilità e umori diversi, paure inconsce. E' vero ci sono voluti più di 20 anni per concretizzare un asilo nido e venire così incontro a chi, oltre il lavoro, ha impegni famigliari. Quello della pari opportunità è un capitolo che ha conosciuto fasi alterne, ma credo che in questo momento l'azienda sia più sensibile alla ricchezza che rappresenta il potenziale femminile.


Certo, uomini e donne sono diversi, ma é proprio dalla diversità che nascono le cose più interessanti e arricchenti, a condizione che ci sia rispetto reciproco, ma soprattutto il rispetto dello specifico femminile (spesso sottovalutato o meglio non in linea con i valori dominanti). E forse non é un caso che il referente diretto delle proposte che scaturiranno dal gruppo di riflessione sia il DR.Prof.R.Ratti.
La mia sarà una responsabilità di linea: non bastano idee, progetti, rivendicazioni, chi é al timone della nave sulla quale ci troviamo dovrà garantire l'applicazione di un minimo di regole, senza le quali é impensabile modificare la realtà.


Vorrei precisare che il gruppo da me coordinato non avrà una funzione di tipo sindacale (anche se una rappresentante del SSM é attiva nel gruppo delle pari opportunità) ma si occuperà delle misure che all'interno dell'azienda possono favorire lo sviluppo della parità. E la prima cosa apparentemente molto semplice, ma per niente scontata é quella della sensibilità di tutte le persone che all'interno dell'azienda sono chiamate a decidere in materia di programma, politica del personale, di formazione permanente e non da ultimo di risorse umane.

 

Torna ai titoli

 

 

RITRATTI

1. Cosa pensi dell'SSM? (Qual è il suo ruolo? Il suo peso?)
2. Chi è il segretario dell'SSM? Chi è la presidente dell'SSM
3. Le sfide più importanti affrontate finora nell'SSM.
4. Le sfide più importanti che si prospettano per il futuro perSSM.
5. Come vivi la situazione attuale del mondo?
6. Tre parole significative per te come segretario/presidente dell' SSM. Tre parole significative per la tua persona.

Durante il congresso straordinario dell'SSM tenutosi a Coira nel dicembre scorso abbiamo fatto alcune domande al segretario centrale dell'SSM (Stephan Ruppen) e alla presidente dell'SSM (Barbara Büttner. Abbiamo posto loro le stesse domande.
Ecco le risposte.

STEPHAN RUPPEN
il nostro segretario centrale

Cosa pensi dell'SSM?


(Qual è il suo ruolo? Il suo peso?)
L'SSM è un perfetto esempio di come può funzionare un servizio pubblico: presente sul piano nazionale e regionale, multiculturale, efficiente, senza per questo costare tanto. Offre un ampio ventaglio di prestazioni, si impegna collettivamente ed individualmente, è attivo politicamente con posizioni condivise dalla maggioranza. Infatti, quasi il 70% del personale della SSR fa parte dell'SSM, legittimando in questo modo la nostra funzione di difesa dei suoi interessi. Taluni membri ricercano solo un appoggio puntuale, altri collaborano regolarmente alle nostre attività. La nostra forza sta nell'importante sostegno di cui gode l'SSM presso i salariati, nell'essere vicino alla base, presente laddove lavorano i nostri membri. Il nostro peso è quello che ci danno i nostri soci. Ciò che mi rallegra in modo particolare: l'SSM non è uno strumento che viene usato come una minaccia, ma un'organizzazione cui ci si rivolge per risolvere un problema o per ottenere un consiglio.

Chi è Stephan Ruppen?


Nato il 2 gennaio 1954, sotto il segno del capricorno, direi che sono una persona vicina alla realtà, coi piedi per terra. Ho imparato che per risolvere un problema esistono sempre molte possibili soluzioni e che il divertimento sta proprio nel cercarle. In quest'ottica, vedo la vita come un gioco, e mi vedo come un giocatore che talvolta deve stare attento a non ignorare il limite che separa il gioco dai lati seri della vita. Non a caso, una delle mie figure preferite è il buffone di corte, personaggio medievale che può dire la verità, e addirittura viene lodato per questo, ma nel contempo vive sempre con il rischio di essere bandito. Oltre alla mia passione per i giochi di ogni sorta, ma in particolare per la pétanque, mi piace girare il sud della Francia in cerca di pezzi d'antiquariato. Confesso che ho sempre la speranza di trovare un giorno un antico castello, con un'immensa biblioteca, tutto velluto e lustri, una ricca cantina di vini, specchi di cristallo, stalla e "Orangerie", laghetto e parco inselvatichito. Ma, per me e per la mia famigliola, mi accontenterei anche di una casetta in Provenza, dove poter accogliere gli amici, chiacchierare per intere notti, mangiare bene, lavorare, riposarsi. Si vedrà.

Le sfide più importanti affrontate finora nell'SSM


La maggiore sfida nell'SSM è sempre stata ed è tuttora quella di essere sensibile alle varie mentalità, di saper ascoltare i diversi punti di vista e le differenti aspettative, cercando soluzioni consensuali senza tuttavia accettare qualunque compromesso.
Non è facile conservare l'identità nazionale dell'SSM, unire gli interessi particolari e non lasciarci dividere dal datore di lavoro.


La vera forza dell'SSM risiede nella sua capacità di presentarsi unito, di difendere soluzioni globali, senza dogmatismo e con la disponibilità a cercare soluzioni regionali laddove appare utile e giustificato. E' per questo motivo che nel 1997 l'SSM ha combattuto con successo l'introduzione di contratti collettivi diversi in ogni unità aziendale della SSR, ma ha accettato che venissero definiti, in base a criteri nazionali, sistemi salariali specifici in ogni unità aziendale.
Le sfide più importanti che si prospettano per il futuro


Oggi l'SSM sta vivendo un periodo chiave. In questi ultimi 10 anni i nostri effettivi sono cresciuti quasi del 45% e alla SSR hanno ormai raggiunto un tetto critico. Si profila perciò un periodo di stagnazione. Sono opposto alla crescita ad ogni costo, ma penso sia indispensabile adeguarsi alle mutazioni in corso. Intorno a noi si sta costruendo un nuovo mondo. Non si tratta solo di Internet e dell'apparizione di nuove professioni come giornalista web, web publisher, web designer o web programmer. Nascono anche nuove forme di lavoro che si traducono in nuovi bisogni nell'ambito dell'informazione e dei servizi sindacali. I confini che separano le varie figure professionali sono sempre meno chiari, aumenta il numero di coloro che lavorano sia per la stampa sia per i media elettronici, spesso "indipendenti non indipendenti", persone che sfuggono alla classica definizione di salariato oppure di datore di lavoro. Da queste evoluzioni derivano domande essenziali per il nostro futuro: L'SSM ha la volontà, la forza e le risorse necessarie per organizzare le persone attive in questi nuovi contesti lavorativi? Quale ruolo vuole e può assumere l'SSM in questo nuovo mondo del lavoro? Rispondere a questi quesiti e riflettere seriamente su queste problematiche sono una sfida per un sindacato come l'SSM che è "mentalmente" ancora concentrato principalmente sulla SSR.

 

Anche il partenariato sociale con la SSR diventerà sempre più importante. Da un lato perché dovremo investire molte energie per conservare anche in futuro le conquiste dell'attuale CCL. Dall'altro perché si profilano evoluzioni tecnologiche con conseguenze incalcolabili sul personale e sul programma.

Come vivi la situazione attuale del mondo?


Vorrei che si concludesse questa fase in cui ognuno si ripiega sul suo piccolo mondo e che riprendessero quota valori fondamentali, come la responsabilità collettiva e la solidarietà. Spero che cessi l'attuale ondata di liberalizzazione e che a determinare la politica regionale, nazionale e internazionale sia un senso più spiccato degli interessi collettivi. Sarebbe bello se la Svizzera uscisse finalmente dal suo isolamento nei confronti dell'UE e del mondo, e se desse il suo contributo alla pace in seno all'alleanza europea.

Tre parole significative per te come segretario centrale dell' SSM


Disponibilità al dialogo
Disponibilità al cambiamento
Facoltà critica

e per la tua persona?


Salute
Partenariato
Esperienza dei limiti


BARBARA BÜTTNER
la nostra presidente nazionale

Cosa pensi dell'SSM? (Qual è il suo ruolo? Il suo peso?)


Il ruolo dell'SSM è importante sotto tre aspetti: l'SSM è una delle tre principali organizzazioni dei media in Svizzera, è l'unico rappresentante del personale in seno alla SSR e, sempre di più, il rappresentante del personale nei media privati, nelle radio e televisioni locali, e nel settore Internet.
Abbiamo una grande responsabilità.
Il nostro obiettivo primario è sempre stato ed è tuttora quello di difendere efficacemente gli interessi dei nostri membri. Come dimostra il costante aumento dei nostri effettivi, i nostri sforzi vengono apprezzati.

Alla SSR, l'SSM può contare su un grado di organizzazione eccezionalmente elevato e questo gli dà un certo peso. Un peso che è ora decisivo far valere, perché da alcuni mesi si sta delineando una tendenza preoccupante: soprattutto a livello di unità aziendali, le direzioni tendono a silurare l'attuale partenariato sociale e seguono una rotta risolutamente antisindacale. Di conseguenza, considerano il CCL sempre meno come un contratto vincolante, sempre più come una "quantité négligeable". Inoltre, sta prendendo piede un'anacronistica tendenza all'autoritarismo, condito con una buona dose di paternalismo.
Un'evoluzione di fronte alla quale non intendiamo rimanere passivi. E sappiamo che i nostri membri ci sosterranno!

Chi è Barbara Büttner?


Sono cresciuta in Germania, a Kaiserslautern, nel Palatinato renano. Ho frequentato l'università di Magonza per alcuni semestri, lavorando parallelamente per la radio e per la stampa.
La mia formazione giornalistica, l'ho conseguita presso la Deutsche Presseagentur (DPA), nella redazione di Francoforte. In Svizzera ho lavorato, sempre come giornalista, per le Luzerner Neuesten Nachrichten (purtroppo scomparse), per il canale privato "Radio Pilatus" e poi da SR DRS, nella redazione dell'informazione d'attualità, dove faccio ormai quasi parte dell'inventario.

Fondamentalmente sono una persona piuttosto ottimista, tenace, a volte testarda, battagliera ma non rabbiosa, spontanea, creativa, spiritosa, un po' caotica e assai tollerante.

I miei sogni sono tanti, eccone alcuni
un mondo senza guerre, senza fame, senza povertà né distruzione ambientale
più giustizia sociale
più solidarietà tra le persone
quadri intelligenti e umani
un vero partenariato sociale
le 35 ore settimanali
piena armonia nell'SSM.

Mi piace:
discutere di tutto e rifare il mondo con le amiche e gli amici
mangiare e bere bene
leggere grossi libri
andare a teatro, a un concerto, a una mostra
poltrire al sole, preferibilmente sotto una palma, su una spiaggia
preparare viaggi.

Le sfide più importanti affrontate finora nell'SSM


Nel mio primo anno di presidenza, sono state almeno due le sfide importanti.
La prima: conoscere meglio la vita dell'SSM al suo interno, rafforzarne la coesione e portare a termine due grandi progetti - la revisione statutaria e la riforma finanziaria - che hanno richiesto molto impegno e pazienza da parte di tutte le persone coinvolte. La seconda sfida è stata quella di familiarizzarmi con le non semplici strutture della SSR.

Le sfide più importanti che si prospettano per il futuro
Numerose sfide aspettano l'SSM quest'anno. A mio avviso, hanno la priorità:
- Il partenariato sociale che deve ridiventare più efficace.
- La previdenza professionale della SSR: va garantito che l'eventuale costituzione di una nuova cassa pensione della SSR sia effettivamente vantaggiosa per il personale e non comporti alcuna riduzione delle prestazioni.
- I molti problemi finanziari che derivano dalla decisione di esonerare i beneficiari di prestazioni complementari AVS/AI dal pagamento del canone radio/tivù.
- L'azione per la trasparenza salariale alla SSR volta a combattere le ingiustizie salariali subite sia dal personale in CCL che dai cachettisti e dagli ausiliari.
- Il rafforzamento della cooperazione con organizzazioni vicine quali la FSG e comedia.
- La creazione di un nuovo registro professionale con la FSG e con comedia.

Come vivi la situazione attuale del mondo?


La situazione mondiale mi preoccupa molto.
Lavorando nell'informazione di attualità, sono confrontata tutti i giorni con le guerre e i conflitti, le crisi economiche, le ingiustizie sociali e politiche, tutti i giorni ho davanti agli occhi un condensato della sofferenza e della miseria nel mondo. E ciò che trovo particolarmente indignante e frustrante è il fatto che, in fin dei conti, la posta in gioco è sempre la stessa: il potere che qualcuno vuole allargare o conservare. E il denaro, naturalmente. Ma vi sono anche molti segnali che mi danno speranza. Mi limito qui a ricordare il presidente ceco Vaclav Havel che, instancabilmente, si batte per un mondo migliore. Ad esempio, come conseguenza dell'11 settembre, sta riflettendo su una "grande coalizione spirituale di tutte le religioni" che, nel nome del rispetto della vita e della dignità umana, della fratellanza e dell'uguaglianza dei popoli, e nell'interesse delle generazioni future, dovrebbe impegnarsi per maggiore giustizia nel mondo e contro le forze della distruzione."*

Ma non è importante soltanto l'impegno sul piano internazionale. Anzi. E' vitale assumersi delle responsabilità nel nostro piccolo, nella vita di tutti i giorni. E oggi sempre più persone sono disposte a farlo.
*Vedi Die Zeit, No. 2, 3 gennaio 2002

Tre parole significative per te come presidente dell' SSM


Solidarietà
fiducia
affidabilità

e per la tua persona?


Impegno
coraggio
gioia di vivere

 

Torna ai titoli

 

 

LE PROFESSIONI

 

L'OPERATORE SUONO RADIO- L'OPERATRICE SUONO RADIO

ESSERE AL DI LÀ DEL VETRO...

 

Il mestiere in poche parole
Ci occupiamo della registrazione in studio e fuori, del parlato in trasmissioni culturali e d'intrattenimento, del montaggio o della regia per quello che è la diretta: l'emissione.
Ora si lavora moltissimo al computer, il lavoro con il nastro come c'era fino a quattro anni fa sta definitivamente sparendo, stiamo andando inesorabilmente verso il digitale. Io ho cominciato cinque anni fa con tutti e due i sistemi, anche se all'inizio era ancora quasi tutto su nastro.

Cosa preferisci ?
Io appartengo più alla generazione del digitale e del computer però ho un po' di nostalgia dell'analogico, c'era il lavoro manuale che sa anche essere bello, c'era una maggior naturalezza, soprattutto pensando a certe trasmissioni, penso riuscirebbero meglio con il vecchio sistema che risulta più naturale, meno sofisticato. Il computer permette ad esempio certe correzioni del parlato o della voce, ma il risultato risulta essere meno naturale.
Noi adesso non stiamo registrando…
Ed è meglio così, perché noi tecnici ridiamo magari di quelli che parlano (sempre bonariamente), ci scherziamo sopra, ma se dovessimo parlare noi sarebbe un diastro. Penso sia così un po' per tutti i tecnici: preferiamo essere al di là del vetro.
Ogni tanto è anche un mestiere da " psicologi ", ogni persona ha il suo carattere, ma anche il proprio stile, le proprie preferenze ecc. Noi sappiamo quello che vuole, quello che vuole ottenere, sappiamo chi si può consigliare e chi meno, con alcuni c'è anche un certo feeling che ci permette di mettere più del nostro…. oppure ci sono i giorni storti nei quali riusciamo a dare una mano, a dare dei contributi al di là della nostra funzione. Ci sono molti che ti coinvolgono, che ti chiedono un parere, che ti dicono " cosa faresti tu ? " e questo non è male. Di ognuno impari a capire il carattere e sai fino a dove puoi arrivare.

Ha sempre fatto questo lavoro?
No, ho lavorato nel campo dell'elettronica industriale, anche se il sogno di lavorare in radio c'era già quando ho finito la scuola di elettronico radio-tv. Mi è arrivata questa possibilità un po più tardi e forse è meglio così.

Il tuo primo ricordo legato a questa professione
Due ricordi : il primo legato ai colleghi, l'accoglienza ricevuta, mi aspettavo un distacco maggiore e invece….
Il secondo : i polpastrelli umidi quando devi toccare la regia. La tensione di quando sei le prime volte da solo, una tensione altissima che adesso non c'è più, o almeno non nello stesso modo…. i polpastrelli sono asciutti.

Un ricordo un po' speciale
I ricordi speciali sono legati a certi personaggi che ho avuto la fortuna di registrare e quindi di incontrare di persona : Montanelli a casa sua, Mario Rigoni Stern che da bambini abbiamo tutti letto… ritrovarselo lì davanti in carne ed ossa….
Oppure ricordi legati allo sport come ad esempio un giorno nel ritiro della nazionale italiana di calcio. O altre cose così.

Se tu fossi il direttore generale cosa cambieresti?
Mi preoccuperei di riuscire a far capire a tutti che quello che conta maggiormente è quello che va in onda, quello che arriva nelle case.
Mi sembra che talvota si dimentichi e ognuno pensi soltanto al suo piccolo, al particolare, perdendo di vista lo scopo ultimo: l'emissione.
Se qualcosa non funziona o non va quando ci si trova in emissione è normale che ci sia una certa urgenza, che si debba mettere al di sopra di tutto il fatto di poter fare in modo che l'emissione continui, non ne risenta. Mi sembra che non sempre sia così, soprattutto negli ultimi anni.
Magari certi responsabili ogni tanto non si rendono conto veramente di come si va in onda, o di come si fa un programma, di quello che ci sta dietro, dei " miracoli " che inventiamo ogni tanto o noi o quelli del programma per fare in modo che non ci siano " vuoti di emissione " strepitosi.
Ci sono quei giorni dove non va il computer, dove la sigla non parte, dove il microfono non dà segno di vita, in quei momenti è proprio perché ci preoccupiamo di quelli che ascoltano che riusciamo a inventare soluzioni che sembrano impossibili, e ci va via un sacco di energia.
Forse è soltanto un'impressione, ma non è stando un attimo in studio che si capisce cosa significhi fare un programma. A noi piacerebbe che ci si rendesse conto maggiormente di cosa facciamo, specialmente nelle situazioni difficili.

È un bel lavoro?
Sì, io trovo che sia il più bel lavoro che abbia fatto, anche se è chiaro che alcune cose sono monotone e altre più interessanti, ma mi piace molto anche perché impari tantissime cose dai programmi che fai, dai personaggi che incontri e che conosci.

 

Torna ai titoli

 

Parlo un'altra lingua ma ti capisco

Anche quest'anno, in collaborazione con Castellinaria, abbiamo ripresentato il concorso video per le scuole medie che coinvolge ragazzi che parlano lingue diverse. È sempre una sfida mettersi in contatto, costruire assieme a distanza, sormontare le difficoltà linguistiche, prepararsi, …. e poi finalmente incontrarsi. I giorni in cui si "gira" c'è un gran trambusto, ci sono i professionisti: la regista, il cameraman, il fonico. Bisogna ripetere e ripetere le scene più e più volte. Sembra un'avventura vera. E tutto per pochi minuti! Intuire il lavoro che sta dietro a un prodotto audiovisivo, intuire il pensiero dell'altro anche se passa attraverso un'altra lingua. Il concorso video ha lo scopo di favorire la comunicazione fra giovani di lingue e culture diverse e di far conoscere lo strumento dell'audiovisivo con la collaborazione e la consulenza di personale professionistico. L'iniziativa è promossa dalla Televisione Svizzera, dal Sindacato svizzero dei mass media, da Coscienza svizzera, dall'UNESCO e dal Dipartimento Istruzione e cultura del Canton Ticino.
Quest'anno la scelta del video vincente è stata fatta dalla giuria ufficiale di Castellinaria, il festival internazionale del cinema giovane:
1° premio : "Il computer e il cortile", scuola media di Mendrisio (TI) e dei ragazzi di Chernobyl che hanno trascorso alcuni mesi in Ticino svolgendo diverse attività tra le quali appunto questo video.

 


www.parlounaltralingua.ch

 

Torna ai titoli