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UNA NUOVA CCL?
Dibattito alla Conferenza professionale SSM
Si è tenuta a Zurigo il 13 marzo scorso
una conferenza professionale SSM per discutere della nuova CCL
2004, l'attuale scade infatti alla fine del 2003.
Cosa bisognerebbe cambiare?
Cosa negoziare?
Il periodo socio economico nel quale ci troviamo
non è certo positivo. Diverse sono le incognite alle quali
ci troviamo di fronte, sia come cittadini che come lavoratori.
Per quanto riguarda le trattative sulla CCL,
bisognerebbe prima di tutto che quella in vigore sia effettivamente
rispettata, ciò che non è sempre il caso. La CCL
infatti viene aggirata con sempre maggiore frequenza.
Succede che a livello nazionale vengano prese delle decisioni
che vengono ignorate dalle unità aziendali, bisogna quindi
introdurre delle misure in modo che questo non sia più
possibile.
Alcuni segnali indicano come da parte delle
risorse umane della SSR esista una volontà di collaborare
e di considerare il partenariato sociale come positivo e la discussione
costruttiva, ma per altri l'SSM rappresenta un freno, una palla
al piede alla volontà di flessibilizzazione generale.
In questi ultimi mesi si è lavorato
all'interno dell'SSM sia a livello di comitati di gruppo che
a livello nazionale, per definire quali sono i punti dell'attuale
CCL che andrebbero rivisti. L'orientamento generale è
più o meno lo stesso nelle diverse regioni linguistiche.
I punti principali emersi sono i seguenti:
- la modifica dell'attuale sistema salariale
(frutto della politica SSR figlia degli anni '90 dove vi era
una forte volontà di deregolamentare e di liberalizzare)
- il rispetto dell'attuale CCL. Diversi accordi
sono stati discussi e se questi fossero applicati avremmo una
buona CCL, ma esistono dei problemi di applicazione in diverse
unità aziendali. Moltissimi sono i collaboratori che si
rivolgono a noi per chiedere il nostro intervento. Negli ultimi
mesi abbiamo registrato decine di violazioni. In un breve lasso
di tempo ci siamo rivolti per ben tre volte al tribunale. Abbiamo
sempre vinto, ma il problema si é puntualmente riproposto
in qualche unità aziendale che ha semplicemente ignorato
tali decisioni. Cosa c'è che non va? Che fare? Risulta
evidente che bisogna migliorare i meccanismi di controllo, ma
è soprattutto la mentalità generale all'interno
dei vertici delle varie unità aziendali della SSR che
andrebbe cambiata.
- il tempo di lavoro. La SSR è obbligata
a modificare l' attuale CCL, il problema si pone perché
i datori di lavoro devono attenersi alle regole definite dalla
legge sul lavoro e dalle sue ordinanze, queste regole possono
essere derogate soltanto in casi eccezionali e tali deroghe devono
essere discusse con il sindacato.
Altri temi importanti sono:
- i diritti d'autore
- la salute
- le disposizioni della side letter (accordo legato alla CCL
e che prevede misure riguardo alle ditte esterne che lavorano
per la SSR)
- misure per la parità
Dopo l'incontro della conferenza professionale
abbiamo inviato alla SSR una prima serie di rivendicazioni, cosa
che è stata fatta anche da parte loro. Il 20 marzo ci
si è trovati a Berna per una prima riunione, non si è
trattato di una riunione di negoziato, ma piuttosto un momento
di brainstorming tra impiegati e datore di lavoro. Il 2 e 3 aprile
inizieranno invece i negoziati veri e propri, si procederà
con due giorni di negoziati ogni due settimane fin verso alla
fine di maggio. A quel punto potremo decidere se denunciare la
CCL o chiedere che i punti discussi vengano integrati a quelli
attuali. Sarà probabilmente l'Assemblea dei delegati che
si terrà a Ginevra il 23 maggio prossimo che deciderà
in merito.
La delegazione di negoziato è composta
da 6 o 7 rappresentanti dei due gruppi, di volta in volta a dipendenza
dei temi che verranno trattati si potrà far capo anche
a persone esterne, esperte di una determinata problematica.
La delegazione SSM è così composta:
- Valérie Perrin (segretaria sindacale
di Losanna) si alternerà a Willy Knoepfel (segretario
sindacale di Ginevra)
- Renato Soldini (presidente del gruppo Lugano) si alternerà
a Stefano Heubi (presidente gruppo TV)
- Andrea Künzi (radio DRS)
- Barbara Büttner (presidente SSM nazionale)
- Stephan Ruppen (segretario centrale SSM)
Per la SSR: Thomas Waldmeier (presidente della
delegazione SSR, responsabile Risorse umane DG), Denis Bossy
(responsabile Risorse umane TSR), Rossella Brughelli (Servizio
giuridico DG), Florian Galliker (responsabile Risorse umane SR
DRS), Giuseppe Gallucci (responsabile Risorse umane RTSI) e Patrizia
Schori (responsabile Risorse umane MSC).
Vi terremo informati sugli sviluppi del negoziato.
Applicazione della legge sul
lavoro alla SSR
Nel mese di dicembre 2002, la SSR e l'SSM
hanno negoziato un accordo che permette alla SSR di pianificare
7 giorni di lavoro consecutivi o più, come anche il lavoro
supplementare la domenica, mediante il versamento di una o più
indennità RTE (fr. 84.-).
Si noti come all'inizio, l'SSM voleva delle compensazioni in
tempo, è la SSR che ha preferito il principio di un indennizzo.
Contrariamente a una falsa informazione della
SSR, l'SSM non ha negoziato le "istruzioni riguardanti le
disposizioni sugli orari di lavoro del CCL" (intranet RTSI:
comunicare di dicembre). Il sindacato ha negoziato una cosa sola:
la deroga a numerose disposizioni della legge sul lavoro, in
particolare il limite di 6 giorni di lavoro consecutivi e il
lavoro supplementare la domenica.
Secondo tale accordo, queste disposizioni
non sono più imperative, sempre che la SSR paghi le indennità
previste.
Questo in tutti i casi: sia per le produzioni di lunga durata
sia per le altre!
Questo accordo, varrà fino all'entrata
in vigore della prossima convenzione collettiva di lavoro (CCL)
e permette alla SSR di continuare a pianificare in modo flessibile,
pagando le indennità concordate. Abbiamo fatto questi
negoziati su richiesta della SSR e chiediamo quindi a maggior
ragione che vengano applicati!
In diversi settori l'applicazione rigida delle
istruzioni della SSR (6 giorni al massimo di lavoro) senza tener
conto dell'accordo negoziato ha avuto le seguenti conseguenze:
- l'attribuzione di giorni di riposo isolati
- la pianificazione sistematica di week-end composti da domeniche
e lunedì
invece che da sabati e domeniche
Queste pratiche, se sono ricorrenti, sono
contrarie alla CCL.
La pianificazione di giorni di riposo isolati
deve essere un'eccezione!
L'SSM esige inoltre che i week-end siano equamente
ripartiti tra sabati-domeniche e domeniche-lunedì. La
pianificazione di fine settimana composti da venerdì e
sabati, non è conforme né alla CCL, né alla
legge sul lavoro, perché non permette di garantire le
29 domeniche libere all'anno.
L'SSM vi invita a esigere dai vostri superiori
dei giorni di riposo raggruppati e dei week-end che non siano
unicamente composti da domeniche e lunedì utilizzando
se necessario il margine di manovra offerto dall'accordo negoziato
tra la SSR e l'SSM. Questo invito concerne l'insieme del personale
senza eccezioni.
LA REGOLAMENTAZIONE SUI DIRITTI
D'AUTORE
Convenzione collettiva di lavoro 2004
Una buona convenzione collettiva di lavoro,
è come una scatola a sorpresa. In vista dei prossimi negoziati,
l'SSM pubblica una serie di articoli su qualche delizia della
CCL. Queste perle testimoniano l'importanza della convenzione
collettiva di lavoro per il personale della SSR.
La nostra sorpresa del giorno: la regolamentazione
del diritto d'autore.
di Stephan Ruppen, segretario centrale
L'utilizzo di opere protette dal diritto d'autore
- film, libri, dischi o quadri - è un commercio che genera
miliardi. Così la commercializzazione nel mondo intero
di personaggi quali Pingu portano, ai detentori del diritto d'autore,
delle considerevoli rimunerazioni. Non è necessario avere
prodotto delle opere conosciute mondialmente, affinché
il denaro arrivi. Il personale della SSR crea ogni giorno delle
opere protette dal diritto d'autore che vengono commercializzate
dall'azienda. Valutiamo che nelle casse della SSR entrino circa
30 milioni all'anno.
I diritti del personale
Che la SSR possa commercializzare le opere non è automatico.
Di principio, infatti, i diritti d'autore appartengono agli autori,
che alla SSR sono i collaboratori e le collaboratrici dell'azienda.
Questo principio si fonda sulla legge del diritto d'autore che
precisa ugualmente che il salario o l'onorario coprono unicamente
il primo utilizzo.
Dunque se un datore di lavoro vuole commercializzare
più volte delle opere protette dal diritto d'autore, ha
bisogno dell'accordo di tutti gli altri che hanno partecipato
alla creazione dell'opera in questione. Alla SSR gli autori formano
un gruppo di persone relativamente importante, poiché
le emissioni sono di regola il frutto di un lavoro di squadra.
Senza l'accordo degli autori, una seconda utilizzazione di un'emissione
- ripetizione, internet, vendita ad altri diffusori radio e TV
ecc. - è di principio vietata.
Il prezzo della cessione
Logicamente, un datore di lavoro cercherà di ottenere
gratuitamente o ad un prezzo vantaggioso l'accordo degli autori
per potere utilizzare le loro opere più volte. È
per questo motivo che molti contratti individuali di lavoro contengono
una clausola secondo la quale gli autori cedono integralmente
e senza limite temporale i loro diritti sull'opera.
Non è così quando la problematica dei diritti d'autore
è regolata in una convezione collettiva di lavoro. Pure
in questi contratti gli autori cedono i loro diritti, ma a delle
condizioni e a dei prezzi corretti.
Il ruolo della CCL
Questo succede anche nella CCL della SSR, la quale regola la
questione all'articolo 20.
La CCL prevede che il personale partecipi
all'utilizzo di questi introiti.
Nello spirito di una partecipazione del personale al prodotto
dell'utilizzo commerciale delle opere, i partner sociali hanno
creato due fondi, il fondo di creatività e il fondo di
incoraggiamento.
Per dei motivi giuridici, solo gli autori
(e i detentori dei diritti vicini) possono approfittare del fondo
di creatività, mentre le risorse del fondo d'incoraggiamento
sono a disposizione dell'insieme del personale. Due regolamenti
definiscono gli aventi diritto e le modalità di utilizzo
di questi fondi. Una commissione paritetica incaricata della
gestione di questi fondi esamina ogni domanda e decide sulle
prestazioni da concedere.
Il versamento annuale della SSR ammonta a
fr. 800'000.- per il fondo di creatività e a fr. 150'000.-
per il fondo d'incoraggiamento. Le risorse provengono dal prodotto
dell'utilizzo commerciale dei diritti.
Gli interessi del personale
I due fondi sono apprezzati dal personale. Prova ne sono le somme
versate ogni anno, di regola tra i dieci e i ventimila franchi
per domanda.
Somma totale versata nel 2000
Fr. 839'000
Somma totale versata nel 2001
Fr. 809'500
Somma totale versata nel 2002
Fr. 1'167'000
La garanzia di un'alimentazione sufficiente
del fondo
Visto il crescente numero di richieste e il totale dei contributi
versati, il capitale dei fondi rischia di estinguersi. Per evitarlo
bisognerà che la commissione dei fondi e i partner sociali
trovino delle modalità che assicurino il finanziamento
di questi fondi. L'SSM affronterà questa questione seguendo
i canali abituali (riunioni ad hoc, commissioni nazionali di
concertazione) e nel quadro dei prossimi negoziati per la CCL
2004.
La soluzione attuale ha fatto le sue prove
- grazie alla CCL
La regolamentazione del diritto d'autore è un esempio
che illustra come i negoziati collettivi e la firma di una CCL
permettano di risolvere consensualmente una questione essenziale.
LA NUOVA TESSERA RP
È in arrivo la nuova tessera stampa
La novità della nuova tessera stampa
è rappresentata dall'accento dato alla deontologia professionale,
infatti per ricevere la nuova tessera bisognerà sottoscrivere
la "Dichiarazione dei doveri e dei diritti del giornalista".
Senza questa sottoscrizione non sarà possibile riceverla.
Chi lo ha già fatto riceverà nei prossimi giorni
la nuova tessera, chi non lo ha ancora fatto verrà invitato
a farlo nelle prossime settimane.
Altra novità è rappresentata dai criteri per ottenere
la tessera, infatti basterà aver svolto un'attività
giornalistica per almeno due anni al 50%.
Definizione di attività giornalistica:
L'attività giornalistica è un
contributo significativo al fondo o alla forma del media. Attraverso
lo scritto, l'immagine, il suono o una combinazione di essi allo
scopo di pubblicarli o di diffonderli, l'attività giornalistica
consiste in particolare nel raccogliere, controllare, scegliere,
strutturare, analizzare, illustrare, preparare informazioni e
opinioni. Corrispondono a questo tipo di attività in particolare
le seguenti funzioni:
giornalista
redattrice / redattore
capa / capo edizione
documentarista di redazione
camerawoman / cameraman
regista
grafica / grafico informazione tv
produttrice / produttore
capa / capo servizio
realizzatrice / realizzatore
fotografa / fotografo per la stampa
animatrice / animatore
illustratrice / illustratore e vignettista
montatrice / montatore video
operatrice / operatore suono ENG
Seguire uno stage di giornalista o frequentare
un corso di giornalismo (CRFJ, MAZ, ..) è pure considerata
un'attività giornalistica.
Cosa fare se si vuole ricevere la tessera:
Condizioni:
a) essere membro dell'SSM, della FSG o di
Comedia
b) svolgere da almeno due anni un'attività giornalistica
c) firmare e riconoscere la "Dichiarazione dei doveri e
dei diritti del giornalista" quale riferimento per lo svolgimento
della propria attività.
Bisogna inoltre spedire una foto-tessera e
60 franchi all'anno per le spese amministrative.
Chi fosse interessato può richiedere
la documentazione presso i nostri uffici di Lugano
091 966 66 31
oppure può rivolgersi direttamente a Zurigo
01 202 77 51
e-mail:
informazioni sono inoltre pubblicate sul nostro
sito:
www.ssmticino.ch/
al capitolo RP/SSM
MISURE DI RISPARMIO A SWISSINFO
SRI
Swissinfo/SRI impiega circa 200 collaboratori,
e riceve dei contributi da parte della Confederazione per espletare
il suo mandato di servizio pubblico: diffusione di programmi
informativi per svizzere/i all'estero. A partire dal 2005 Swissinfo/RSI
deve contare con una minore entrata a causa del pacchetto di
risparmio della Confederazione. I dettagli dell' entità
della riduzione e di quali conseguenze avrà sul piano
della politica del personale di SRI non sono ancora conosciuti.
Questa comunicazione è stata data dal
Direttore N. Lombard all'SSM il 17 marzo scorso.
L'SSM ha appreso questa notizia con inquietudine,
nel contempo ha espresso apprezzamento per il lavoro di lobby
fatto dal direttore così come per la rapida elaborazione
dei differenti scenari che si presenteranno a swissinfo/SRI.
L'SSM chiede che tutti gli scenari vengano
esaminati nell'ottica della politica del personale.
Conformemente all'art. 54 cpv. 6 della CCL,
l'SSM chiede che:
- non vi sia nessun licenziamento
- divisione del lavoro: tempo parziale e job-sharig su base volontaria,
anche per i quadri
- buone proposte per il pensionamento anticipato senza perdite
finanziarie
- la negoziazione di un generoso piano sociale nel caso in cui
dei licenziamenti fossero inevitabili
PENSIONAMENTO ANTICIPATO
Alcune informazioni utili
In varie unità aziendali SSR, si assiste
attualmente al tentativo di convincere in tutti i modi le collaboratrici
e i collaboratori più anziani ad andare in pensione prima
del tempo. Che cosa bisogna osservare nel caso di un pensionamento
anticipato? Ecco alcuni suggerimenti. Di Ernst Gräub, Segretario
SSM Gruppo Televisione Zurigo.
La Commissione di Concertazione il 4.2.97
ha emanato delle direttive relative alla procedura da seguire
in caso di pensionamento anticipato. Esse prevedono per il datore
di lavoro l'obbligo di informazione sulle conseguenze finanziarie.
Egli dovrà elencare l'ammontare della rendita e della
rendita transitoria, i cambiamenti che si produrranno con il
raggiungimento dell'età AVS (p.es. rimborso parziale della
rendita transitoria), nonché le prestazioni della Fondazione
per il Personale SSR (partecipazione ai contributi AVS, eventualmente
indennità di partenza in capitale al raggiungimento dell'età
AVS).
Alcune disposizioni sono cambiate con il passaggio
dalla vecchia cassa pensione alla nuova Cassa pensione SSR. Si
delineano inoltre adeguamenti minori riguardo alle prestazioni
complementari della Fondazione per il personale SSR, la cui entrata
in vigore è prevista nel 2004. Per i pensionamenti nell'anno
2003 si possono effettuare dei calcoli ben precisi. L'SSM suggerisce
di decidere solo sulla base di calcoli effettuati o perlomeno
verificati dall'ufficio della SSR a Berna competente per le questioni
sociali e le assicurazioni.
Nessuna eccessiva urgenza!
Nel 1997 la Commissione di concertazione ha
deciso che il termine entro il quale il collaboratore deve rispondere
all'offerta sia definito in un accordo. In assenza di un tale
accordo, verrà fissato un termine di tre mesi. La conferenza
dei responsabili del personale il 13 novembre scorso ha confermato
l'ulteriore validità delle direttive in questione. Ciononostante
la pressione esercitata nei confronti del personale a volte è
enorme.
Taluni collaboratori e collaboratrici godono di una buona protezione
contrattuale, avendo già accumulato all' 1.1.2026 19 anni
di contributi di cassa pensione. Possono permettersi di rifiutare
offerte insoddisfacenti, sapendo che un licenziamento verrebbe
a costare caro al datore di lavoro. La maggior parte del personale,
invece, dispone di una protezione più carente; il tono
usato nei loro confronti a volte è ben più rude
e la pressione sui tempi più forte.
Come valutare un'offerta di pensionamento?
Cosa fare se il datore di lavoro tenta di
spingere un collaboratore che vorrebbe continuare a lavorare
fino a 62 anni ad andare in pensione a 60 anni, sottoponendogli
un'offerta? Ecco cosa consiglia l'SSM:
Esaminare innanzitutto se l'offerta può
veramente considerarsi tale, o se si tratta piuttosto di un'enumerazione
di prestazioni dovute in ogni caso e quindi scontate.
Definire in seguito la differenza fra stipendio
e rendita (rendita transitoria inclusa); e questo fino all'età
di 62 anni. Bisogna inoltre calcolare di quanto è inferiore
la rendita, se si va in pensione a 60 anni, e quali perdite a
lungo termine ne conseguono (capitalizzazione).
Infine vanno calcolate le conseguenze finanziarie
in caso di rifiuto di un'offerta del datore di lavoro. Un licenziamento
in tronco è escluso, tuttavia il datore di lavoro ha comunque
la possibilità di disdire il contratto di lavoro nel rispetto
del termine di preavviso. È importante sapere che anche
in caso di licenziamento in età pensionabile potenziale,
l'indennità di partenza non è soppressa in ogni
caso. Tuttavia, l'SSM ha più volte visto i responsabili
del personale affermare esattamente il contrario.
L'art. 47.4 CCL sancisce che l'indennità
di partenza è soppressa nei casi in cui, in seguito alla
risoluzione del contratto di lavoro, il lavoratore percepisce
una rendita della cassa pensioni o una prestazione analoga. È
tuttavia utile sapere che un licenziamento in età potenzialmente
pensionabile formalmente viene trattata alla pari di un pensionamento
anticipato volontario, il quale fa scaturire una rendita. In
merito all'art. 47, il manuale sulla gestione del personale SSR
prevede una norma di applicazione del seguente tenore: per poter
sopprimere l'indennità di partenza, la rendita deve ammontare
ad almeno il 60%. L'SSM si è informato presso la SSR sulla
validità attuale di tale norma di applicazione, chiedendo
altresì se essa è applicata per analogia anche
agli assicurati IP, se il tasso di conversione è inferiore
al 7.2%. La SSR ha risposto in modo affermativo alle due domande.
(Ovviamente, fatta eccezione dei casi in cui la rendita del 60%
non è raggiunta, a conseguenza di un prelievo anticipato
di capitale per proprietà immobiliare.)
In altre parole: un collaboratore che secondo
il datore di lavoro dovrebbe essere messo in pensione anticipata,
che però non raggiunge la rendita del 60% o il tasso di
conversione IP del 7.2%, deve rivendicare l'indennità
di partenza a cui avrebbe diritto in caso di licenziamento. Tale
importo costituisce la base di ogni trattativa seria per una
soluzione consensuale.
UN ESEMPIO
Calcolare lo scenario alternativo!
Quanto sia importante effettuare tutti i calcoli
relativi allo scenario alternativo del licenziamento è
dimostrato dall'esempio fittizio di un collaboratore da 18 anni
in CCL che vorrebbe lavorare fino a 62 anni. All'inizio del 2003
gli si comunica l'intenzione di pensionarlo il 31.12.2003, ovvero
a 60 anni. Gli vengono presentate cifre relative alla rendita
ridotta e alla rendita transitoria. Magari gli viene offerta
una modesta rendita addizionale (p.es. CHF 40'000) per compensare
le perdite di reddito. Presumibilmente il datore di lavoro chiederà
per contro al collaboratore di ritirare il suo saldo di congedo
compensativo (p.es. 160 ore). Il collaboratore ora può
procedere al calcolo, riflettendo sullo scenario alternativo
seguente: se è vero che in caso io nel mese di marzo 2003
rifiutassi l'offerta dopo un periodo di riflessione adeguato
il datore di lavoro può licenziarmi, è anche vero
che visto il termine di disdetta di sei mesi, il licenziamento
è possibile solo per fine settembre. Il mio avere sul
conto congedo compensativo deve essere corrisposto in denaro,
inoltre ho diritto ad un'indennità di partenza di 12 mensilità
(p.es. CHF 90'000). Posso inoltrare domanda al Consiglio di Fondazione
CPS, affinché mi venga concessa la possibilità
di continuare l'assicurazione a mie spese per tre mesi, considerando
la mia situazione di particolare necessità, cosa che mi
costerebbe una parte del mio avere sul conto congedo compensativo.
Al 31.12.2025 vado dunque in pensione con diritti invariati alla
rendita e alla rendita transitoria. Evidentemente, tale scenario
è molto più vantaggioso rispetto alla proposta
offerta dal datore di lavoro.
Pensionamento prima dei 60 anni
Il CCL sancisce che collaboratori e collaboratrici
possono andare in pensione a loro richiesta nella fascia d'età
compresa fra i 60 e i 65 anni, di regola tuttavia al raggiungimento
del 62° anno di età. La cassa pensioni ora prevede
come novità una rendita già a partire da 58 anni.
Per la stragrande maggioranza del personale, un pensionamento
prima dei 60 anni non entra in considerazione per motivi finanziari.
Ciononostante è utile analizzare la situazione relativa
ad un pensionamento in età compresa fra 58 e 60 anni.
Vi sono tre varianti possibili:
1. Il collaboratore decide di sua libera volontà
di rescindere il contratto di lavoro prima del 60° anno di
età e di ricorrere alle prestazioni della cassa pensioni.
Conseguenze: Nessuna rendita di transizione fino all'età
di 60 anni, nessuna prestazione ai sensi dell'art. 47 e 48 CCL,
nessuna addizionale indennità di partenza in capitale.
2. Il datore di lavoro obbliga il collaboratore
ad andare in pensione, licenziandolo.
Conseguenze: la persona assicurata può ricorrere alle
prestazioni vecchiaia della cassa pensioni o inoltrare domande
di proseguimento dell'adesione alla cassa pensioni a sue spese.
Il datore di lavoro ha l'obbligo delle prestazioni ai sensi dell'art.
47 e 48 CCL.
3. Il datore di lavoro punta al pensionamento
anticipato e trova un accordo con il collaboratore in un'apposita
convenzione. Tale convenzione può prevedere ad esempio
le seguenti prestazioni da parte del datore di lavoro: riscatto
di anni assicurativi, rendita transitoria per il lasso di tempo
rimanente fino all'età di 60 anni, indennità in
capitale per compensare la differenza della rendita.
Conseguenze: a condizione che le prestazioni complessivamente
corrispondano al diritto garantito della rendita di invalidità
(60% più rendita transitoria), in base alle disposizioni
attualmente in vigore, le prestazioni ai sensi degli art. 47
e 48 CCL vengono a cadere.
LA NUOVA LEGGE RADIO TV
Il nuovo progetto di legge sulla Radio e Televisione
elaborato dal Consiglio federale è disponibile dal mese
di dicembre. Attualmente è oggetto delle consultazioni
preliminari in seno alla commissione competente del Consiglio
nazionale.
Di Philipp Cueni
Il periodo di validità della Legge
Radio e Televisione attualmente in vigore è caratterizzato
da un lato dal boom delle stazioni radio e televisive private
e dall'altro dalla dolorosa sconfitta delle reti televisive private
nelle regioni linguistiche. Nello stesso lasso di tempo, la SSR
ha consolidato la propria posizione di diffusore di servizio
pubblico - nonostante la deregulation internazionale e la privatizzazione
nel settore audiovisivo avvenuta contemporaneamente, che non
ha però impedito alla SSR di respingere gli attacchi politici
contro il „monopolio" della SSR.
Ora che si presenta una nuova Legge Radio e Televisione incentrata
su due punti chiave, vale la pena soffermarsi su alcuni aspetti:
da un lato si conferma e si rafforza l'esistenza di un diffusore
di servizio pubblico, la SSR per l'appunto, mentre dall'altro
si migliora o almeno si stabilizza l'opportunità di mercato
delle emittenti private - e ciò accadde, ironia della
sorte, proprio attraverso le disposizioni di legge.
Ampio consenso
Sui punti cardinali citati, la Legge raccoglie un consenso sorprendentemente
ampio. La necessità di una SSR forte è incontestata
per il dibattito politico e sociale, per la realtà culturale
in Svizzera e per le quattro regioni linguistiche di questo Paese.
Ormai tutti si sono accorti che la televisione privata nazionale,
o a livello delle regioni linguistiche, in Svizzera non è
finanziabile, e questo a prescindere dall'esistenza o meno delle
rispettive normative.
La vera novità del progetto di legge interessa la ripartizione
del canone: i privati ne ricevono una fetta più grande
- il 4% al massimo - pari a circa 50 milioni (contro gli attuali
circa 12 milioni). Il vincolo imposto per lo splitting è
costituito dal mandato di prestazione: riceveranno il canone
solo le televisioni private che contribuiscono alla copertura
dell'attualità con notizie regionali nonché le
stazioni radio che offrono alle agglomerazioni programmi alternativi
non commerciali.
Lo splitting del canone di abbonamento permetterà quindi
una presenza di dieci dodici emittenti subregionali al massimo.
Mantenere l'equilibrio
L'SSM ha sempre rivendicato l'attuazione di un sistema in grado
di mantenere il giusto equilibrio fra la garanzia dell'esistenza
della SSR da un lato, e l'opportunità di mercato per i
privati dall'altro. Il progetto di legge realizza la richiesta
attraverso una regolamentazione pubblicitaria asimmetrica (p.
es. pubblicità per bevande alcoliche leggere o spazi pubblicitari
in radio solo per i privati, e non per la SSR), grazie ad una
suddivisione del mandato di prestazione e all'applicazione di
una chiave per lo splitting del canone. Tale equilibrio sembra
accettato in larga misura a livello politico, anche se rimangono
delle accese controversie sui singoli punti: la SSR vuole la
compensazione di eventuali perdite di canone e la riduzione delle
restrizioni in materia di pubblicità; alcuni privati da
parte loro, rivendicano una partecipazione maggiore ai proventi
dal canone di abbonamento.
Quale controllo per la SSR?
A parere della SSR, la Legge comporterebbe una regolamentazione
eccessiva che limita le attività dell'emittente attraverso
svariate istanze di controllo. Pur avendo la massima comprensione
per le richieste di flessibilità e autonomia della SSR,
è lecito distinguere fra autonomia imprenditoriale e indipendenza
redazionale. L'impresa SSR ha ricevuto un mandato di prestazione
pubblico e ottiene in cambio il privilegio del canone. Sembra
pertanto più che logico che la SSR sia sottoposta ad un
certo controllo pubblico. In merito alla gestione aziendale si
punta all'organo supremo di vigilanza (finora Comitato del Consiglio
centrale, ora Direzione superiore), nonché al controllo
finanziario. A proposito della Direzione superiore: finora la
SSR è riuscita ad accaparrarsi il diritto ad eleggere
i due terzi del suo „Consiglio di amministrazione "
- nella prima proposta di legge, la Direzione superiore era ancora
nominata al 100% dal Consiglio federale. E a livello di controllo
finanziario, la Legge mira ad una „maggior autoresponsabilità
della SSR " e più „ meccanismi di autoregolamentazione
". Nella contabilità la SSR dovrà applicare
gli stessi principi imposti anche alle società anonime.
Ma persino un controllo finanziario di tale tipo sembra andar
troppo stretto alla SSR. Nell'ottica sindacalista, invece, si
impone un certo scetticismo.
Per quanto riguarda il palinsesto, l' istituzione di ricorso
AIER continuerà le proprie attività sotto nuovo
appellativo. Il compito dell'AIER - in analogia ad un tribunale
- è quello di valutare i reclami relativi alle singole
trasmissioni. La AIER è sempre stata contestata dai professionisti
dei vari programmi. L'SSM propone ad esempio di sostituire la
AIER con un organo di „autocontrollo" simile al Consiglio
della Stampa. Per garantire la qualità del programma,
il nuovo Comitato consultivo, incaricato di vigilare sull'attuazione
del mandato di prestazione e sullo sviluppo del palinsesto portando
avanti il dibattito pubblico, sembra invece assai sensato. Il
Comitato consultivo, senza competenza di intervento o sanzione,
attraverso la vigilanza qualificata e soprattutto attraverso
il dibattito pubblico, dovrà arginare l'erosione della
qualità del mandato di prestazione per interessi commerciali.
Sorprende che sia stato proprio tale organo a suscitare finora
l'opposizione politica maggiore.
Buona garanzia di qualità
La Legge introduce a diversi livelli aspetti qualitativi che
tengono conto dell'importanza particolare dei media elettronici
per la cultura, per il processo democratico di formazione di
opinione e per il dibattito pubblico. Così si vuole promuovere
la formazione e il perfezionamento, definendo inoltre i requisiti
minimi per tutte le emittenti: rispetto dei diritti di base e
della dignità dell'uomo e della donna, nessuna discriminazione
razziale, nessuna banalizzazione della violenza, ecc.. L'SSM
ha proposto di includere nella Legge anche le regole fondamentali
del giornalismo (carta del Consiglio della stampa).
Un elemento nuovo - e anche questo rientra nella tutela della
qualità! - è costituito dall'obbligo di tutte le
emittenti, SSR e privati, che ottengono una concessione, di attenersi
alle prescrizioni del diritto del lavoro e alle condizioni di
lavoro di categoria.
Prima che il progetto di legge del Consiglio federale passi alle
Camere è ora oggetto di esame della commissione preliminare
del Consiglio nazionale. Ecco il momento più opportuno
per le attività dei gruppi di pressione. La SSR, le organizzazioni
settoriali radio/tv private, il settore pubblicitario e naturalmente
i giornalisti tenteranno di convincere i partiti politici della
validità delle loro proposte di modifica. L'SSM ha già
avuto occasione di esporre le proprie posizioni direttamente
in seno alla commissione del Consiglio nazionale.
LE PREOCCUPAZIONI DELLA CORSI
La CORSI ritiene che la costituzione di un
Comitato consultivo che sorvegli
l'operato della SRG SSR sia contrario ai principi di democraticità
che sono
alla base della CORSI medesima. L' assemblea dei soci, il Consiglio
del
pubblico, il Consiglio regionale (in larga parte diretta espressione
della
volontà dei soci) hanno sempre garantito agli oltre duemilacinquecento
soci
della Cooperativa la possibilità di dare un fattivo contributo
alla
valutazione dei programmi della RTSI. Questo ruolo rischia ora
di venir meno
perchè delegato a un ristretto numero di semiprofessionisti,
in larghissima
parte designati dal Consiglio federale.
La CORSI riconosce la necessità di un osservatorio nazionale
sulla scena del
panorama radiotelevisivo. Auspica però che sia rivolto
a tutti i beneficiari
di una Concessione e, soprattutto, che le sue modalità
di costituzione e
funzionamento non vanifichino quanto la CORSI ha potuto costruire
negli anni
con la fattiva collaborazione dei propri soci.
PRESSIONI SUI GIORNALISTI
Cosa pensate del dibattito che è nato
in Ticino attorno al rapporto Allenbach sulle pressioni sui giornalisti?
Abbiamo rivolto questa domanda ai tre relatori
della serata organizzata da SSM e Comedia nel mese di decembre
scorso presso l'USI di Lugano.
Ecco cosa ci hanno risposto:
Stephan Russ-Mohl,
professore di giornalismo e media Management, USI
Il dibattito nato attorno al rapporto Allenbach
è importante, ma il Ticino non è tanto diverso
dal resto del mondo. Questo cantone è senz'altro un piccolo
mondo, ma anche il mondo di Milano, Zurigo e Berlino lo sono
altrettanto. I meccanismi che Allenbach descrive funzionano ovunque.
Essendo appena arrivato in Ticino, non mi
sento ancora in grado di commentare la sua situazione specifica:
posso solamente ringraziare Beat Allenbach per avermi fornito
materiale utile per le mie ricerche. Ciò nonostante, rimane
un problema: immaginiamo che Allenbach sia un Bob Woodward ticinese
ed io l'ombudsman del Washington Post, Geneva Overholser. Questo
ombudsman ammira il suo collega Woodward per il lavoro investigativo
svolto, ma deve allo stesso tempo criticarlo per il suo uso di
fonti anonime. Perché Allenbach le deve nascondere? Metterebbe
veramente in pericolo le proprie fonti se esse dicessero le stesse
cose "on the record"? Manca trasparenza.
Questa trasparenza mi manca in modo particolare
quando Allenbach richiede più trasmissioni di critica
sull'università. Come in ogni istituzione, ci sono critiche
da fare all'USI - ma anche queste critiche dovrebbero essere
trasparenti. Le voci daneggiano. Forse questa è la cosa
più importante che devo insegnare ai miei studenti se
vogliono diventare buoni giornalisti. E, in quanto cittadini,
vorrei far loro capire che il coraggio di criticare in pubblico,
"on the record", è il coraggio principale per
sviluppare e far crescere la democrazia.
Michele Fazioli
responsabile testate giornalistiche della TSI
Ho molta stima per Beat Allenbach ma ho criticato
il suo studio sul rapporto fra politica e giornalismo in Ticino.
Le pressioni esistono, eccome, e bisognerebbe parlare di quelle
vere , non di quelle aneddotiche raccolte nei cortili del "poltically
correct". Io non contesto il fenomeno: io critico il rapporto.
Riassumo:
L'inchiesta è stata condotta interrogando direttori di
testate e soprattutto molti giornalisti i quali, anonimamente,
hanno buttato addosso al povero inquirente tutta una seriedi
presunti esempi di pressione (ma senza prova alcuna), derivati
spesso da proprie frustrazioni personali: se un capo ti taglia
un tuo pezzo, preferisci gridare alla censura politica piuttosto
che ammettere che il pezzo era insufficiente. I veri, più
flagranti o più infidi tentativi, subiti o no, di pressione
politica non sono nemmeno stati citati.
Sul piano personale, mi ritengo offeso dal capitoletto a me dedicato,
in cui si dichiarava nel titolo che io sarei "più
politico che giornalista", con il pretesto che interrogando
i politici di ogni tendenza da molti anni io sarei condizionato
da loro in modo eccessivo: una sciocchezza. Allora che dire di
tutti gli altri colleghi che da 20 anni intervistano anche loro
gli stessi politici? Perché soltanto Fazioli dovrebbe
essere colpito "dal tarlo dell'autocensura?" Sento
odore di giudizio precotto, dunque di pregiudizio. Prove, per
favore, non illazioni.
Contesto infine, nella sua assolutezza, il principio secondo
cui quando il giornalista si avvicina al politico lo deve fare
sempre con diffidenza, quasi che la sua missione sia quella di
stare in guardia, a nome del "popolo", nei confronti
del "male in sé" della politica. La politica
va testimoniata, capita, rappresentata dal servizio pubblico
giornalistico prima ancora che criticata; poi va anche analizzata
e dunque anche criticata quando è il caso, persino con
durezza. Ma il rapporto deve essere una continua verifica dialettica,
basata sulla vigilanza ma non sul sospetto pregiudiziale.
Beat Allenbach
giornalista ex corrispondente del Tages Anzeiger
Informazione ampia, discussione scarsa
Nella vasta eco al mio rapporto spiccavano
gli approfondimenti di "LaRegione" e della RSI. La
discussione organizzata dai sindacati in dicembre ha avuto un
bel successo di pubblico; ho interpretato la folta presenza di
giornaliste e giornalisti quale segno che il discorso sull'indipendenza
del giornalista sia un tema di grande attualità. Tuttavia
la discussione sulle pressioni politiche era molto difficile
poiché Michele Fazioli, sul podio tra altri con me, si
sentiva offeso dal mio rapporto ed egli ritoccava continuamente
questo tasto.
La lunga trasmissione della TSI del 20 gennaio
scorso, purtroppo, non ha portato avanti il discorso sul giornalismo.
Come dissi in quell'occasione mancavano i giornalisti, confrontati
in prima persona con pressioni e condizionamenti, mentre erano
presenti tanti direttori. Tra di loro erano d'accordo che le
pressioni politiche sui media non erano in Ticino un problema,
una preoccupazione sarebbero piuttosto le pressioni economiche.
Mancava la disponibilità a riflettere sull'indipendenza
dei giornalisti e sul loro ruolo quale garante di fronte ai lettori.
Non pretendo che il mio rapporto sia oro colato, ero e sono disponibile
a metterlo in discussione. Il mio scopo era di aiutare a guardarsi
allo specchio di modo che i singoli media nonché le giornaliste
e i giornalisti potessero controllare se nel loro ruolo di informatori
rispettano le regole raccolte nella Dichiarazione dei doveri
e dei diritti del giornalista, emanata dal Consiglio svizzero
della stampa. In questa premura ho fallito. Spero comunque che
nei sindacati si continui a insistere sull'importanza dell'indipendenza
dei giornalisti, un compito oggi essenziale poiché attorno
ai media si muove un esercito di portavoci e di specialisti di
pubbliche relazioni che si sforzano di spingere i media nella
direzione voluta dai loro committenti.
L'IMMAGINE DELLE DONNE
Il 7 marzo scorso si è tenuta a Berna
una giornata sull'immagine delle donne e degli uomini veicolata
dai mass media con un accento particolare all'ambito della politica.
La giornata alla quale hanno partecipato un centinaio di persone
è stata organizzata dall'SSM, da Comedia e dalla Commissione
federale per le questioni femminili con il titolo:
Politiquement correct - un point c'est tout?
L'image des femmes et des hommes véhiculée par
l'information politique
Diversi i relatori intervenuti: Roger Blum,
professore in scienze dei media all'università di Berna;
Bettina Nyffeler, specialista in scienze sociali, UFCOM e autrice
di uno studio sulle elezioni federali del 1999; Dagmar Skopalik,
responsabile delle relazioni pubbliche di ZDF, Germania; Bernadette
van Dijck, Advisor Media-policy, Netherlands Public Broadcasting,
Olanda; Silvie Durrer, linguista, UNI Losanna; Chiara Simoneschi-Cortesi,
presidente della commissione federale per le questioni femminili
e Enrico Violi, vicepresidente della stessa commissione. Il pomeriggio
si è svolta una tavola rotonda con Ueli Haldimann, SF
DRS; Peter Haerle, Tages-Anzeiger; Cristina Savi, RSI; Edmée
Cuttat, Tribune de Genève. Moderatrice Sabine Bitter,
Radio DRS.
Si è trattato di una giornata ricca
di spunti interessanti. Troppo spesso ci si dimentica di come
l'immagine che i media trasmettono condizioni la società
stessa, di come i giornalisti perpetrino spesso anche inconsciamente,
dei cliché legati alla svalorizzazione della donna. È
soltanto prendendo coscienza dei processi consci e inconsci che
fanno parte del nostro lavoro che riusciremo a modificare l'immagine
che trasmettiamo. Secondo la linguista Silvie Durrer, lo humour
rappresenta in questo campo uno strumento molto interessante
per esplorare "le fond de la corbeille" del nostro
inconscio.
Riprendiamo qui sotto le raccomandazioni pubblicate
dalla Commissione federale per le questioni femminili per le
professioniste e i professionisti dei media in vista delle elezioni
federali 2003. Le stesse si possono trovare anche alla pagina:
www.comfem.ch
Prospettiva Gender
13 raccomandazioni per le professioniste e i professionisti
dei media in vista delle elezioni federali 2003
Per le persone impegnate in politica, la presenza
nei media costituisce un fattore decisivo di successo. Solo chi
è presente alla radio, in televisione e nei giornali è
conosciuto anche dall'elettorato. Già nella fase di ricerca
delle candidature e di allestimento delle liste, i media svolgono
un ruolo determinante per il successo elettorale delle candidate
e dei candidati. Durante la campagna elettorale, le giornaliste
e i giornalisti scelgono i temi e le persone da presentare.
Per assicurare una presenza paritaria dei sessi è perciò
necessaria una programmazione consapevole. Questo impegno dei
media rappresenta un segnale importante per i partiti e per l'opinione
pubblica.
Raccomandazioni per l'offerta informativa
elettorale
1. Obiettivo. Durante la campagna elettorale le responsabili
e i responsabili dei media si pongono l'obiettivo di riservare
alle donne un posto equivalente a quello degli uomini e, negli
articoli e nelle emissioni elettorali, di dare loro altrettanto
spazio e tempo che agli uomini.
2. Piano. Le redazioni elaborano per l'intera offerta informativa
elettorale un piano che consideri l'esigenza della parità
dei sessi.
3. Impegno. Le responsabili e i responsabili dei media comunicano
ai partiti e all'opinione pubblica che, per tutte le trasmissioni
e i contributi elettorali, si impegnano ad assicurare una partecipazione
paritaria di donne e uomini.
4. Informazioni oggettive e analisi. I media fanno conoscere
per tempo i dati di fatto e le analisi riguardanti la partecipazione
politica delle donne e degli uomini. L'attualità viene
inserita in tale contesto.
-Ancor prima che i partiti stabiliscano i nomi delle candidate
e dei candidati, i media illustrano la sottorappresentanza delle
donne in politica e analizzano le differenze tra i partiti e
tra le regioni.
-Essi informano le elettrici e gli elettori sulle modalità
con le quali i partiti affrontano la parità al loro interno
e nella società.
-Essi analizzano le proposte elettorali dei partiti dal punto
di vista della parità: qual è la percentuale di
candidate? Come si è sviluppata rispetto alle elezioni
precedenti? Cosa si evince dal confronto con gli altri partiti?
-Essi confrontano la presenza delle donne sulle liste elettorali
con le loro reali probabilità di elezione.
5. Le candidate e i candidati. Le redazioni si adoperano affinché
nell'offerta informativa elettorale le candidate e i candidati
siano rappresentati in modo paritario o per lo meno corrispondente
alla loro presenza percentuale sulle liste.
6. Nuove candidature. I media presentano con maggiore frequenza
anche le donne che si candidano per la prima volta. Finora le
informazioni elettorali si concentravano prevalentemente sulle
politiche e i politici che si ripresentavano e che, grazie al
loro bonus di "uscente", beneficiavano di regola di
una maggiore notorietà e di migliori prospettive elettorali
di coloro che si presentavano per la prima volta. Questa prassi
penalizza però le donne, poiché esse sono sottorappresentate
tra le persone "uscenti" in lista.
7. Tematiche. Le giornaliste e i giornalisti pongono le domande
e intervistano sia le candidate sia i candidati sulle stesse
tematiche.
8. Tempi di parola. I media elettronici provvedono affinché
i tempi di parola siano equamente ripartiti tra le donne e gli
uomini.
9. Valutazione. Quando si valuta l'offerta informativa elettorale,
si analizza anche la presenza nei media delle candidate e dei
candidati.1 I risultati vengono discussi in seno alle redazioni
e agli organi dirigenti. Sulla base dell'analisi si procede all'ulteriore
ottimizzazione dei servizi informativi elettorali.
Raccomandazioni generali
10. Parità interna. Le responsabili e i responsabili dei
media si impegnano affinché la promozione delle pari opportunità
dei sessi diventi una componente stabile della politica e della
cultura imprenditoriale. La realizzazione di misure concrete
e il controllo regolare dei loro effetti, è di cruciale
importanza.
11. Formazione continua. Le giornaliste e i giornalisti si interessano
alle questioni inerenti alla parità e alla situazione
delle donne e degli uomini nella società. Tramite offerte
interne ed esterne di formazione continua vengono loro trasmesse
le basi per la realizzazione di servizi esenti da stereotipi
sessuali e per l'impiego di un linguaggio che consideri entrambi
i sessi.
12. Esperte ed esperti. Le giornaliste e i giornalisti allestiscono
un elenco di esperte ed esperti delle diverse materie. Quando
un tema diventa d'attualità invitano un numero uguale
di esperte ed esperti a esprimere un parere davanti ai microfoni
e alle telecamere. Per contributi e interviste negli organi di
stampa, alla radio e alla televisione interpellano le donne e
gli uomini sugli stessi argomenti. Con ciò fanno capire
al pubblico che le conoscenze e il modo di vedere di entrambi
i sessi sono rilevanti per la società.
13. La parità quale tema trasversale. I media informano
regolarmente sullo sviluppo della parità nella vita politica
e nella società. Tematizzano in quali ambiti e con quali
modalità le donne si impegnano politicamente.
1 cfr. Commissione federale per le questioni femminili (a cura
di); Bettina Nyffeler (autrice): Elezioni federali 1999:
massmedia, politica e parità. Analisi dell'offerta informativa
delle emittenti radio-tv svizzere a diffusione nazionale in merito
ai programmi trasmessi prima delle elezioni federali del 1999
e incentrata sullo spazio riservato alle donne e agli uomini.
Berna, 2001. Sintesi dello studio, 26 p.; versione integrale
solo in tedesco, 92 p. Disponibile su: www.comfem.ch/publikation_i.htm
A cura della
Commissione federale per le questioni femminili
Schwarztorstrasse 51 3003 Berna
Tel. 031 322 92 75 / Fax 031 322 92 81
www.comfem.ch
Queste raccomandazioni per le professioniste
e i professionisti dei media escono nelle versioni
tedesca, francese e italiana. Sono disponibili anche in internet:
www.comfem.ch (rubrica Pubblicazioni)
Berna, marzo 2003
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